Il Cavaliere smentisce di voler mettere in vendita la società rossonera, ma il disimpegno economico è evidente ormai da tempo: lasciare ad altri il Club non era forse la strada giusta per rilanciarlo?

Milano
14:36 del 07/03/2014
Scritto da Albertone

Il Milan resta della famiglia Berlusconi. Per la gioia dei tifosi? Forse sì, forse no. Il Club più titolato del Mondo – o presunto tale viste le diatribe e polemiche delle ultime settimane – non passa di proprietà. La conferma ha voluto darla lo stesso Cavaliere, replicando alle notizie di stampa che ritiene completamente infondate. In realtà l’agenzia economica statunitense Bloomberg non la pensa così. E per dimostrarlo ha tirato fuori carte, cartine e cartacce che i giornalisti italiani non hanno tardato a dare in pasto al lettore.
Di certo, secondo Bloomberg, ci sarebbe la decisione di Berlusconi di affidare alla banca d’affari Lazard la valutazione del mercato, un’esplorazione alla ricerca di eventuali investitori disposti a versare 945 milioni di dollari per diventare presidenti della squadra che dal 20 febbraio 1986 fa capo alla famiglia Berlusconi. Una notizia fresca, dettata con ogni probabilità dall’acquisto dell’Inter ad opera di Erick Thohir e dalla capacità della famiglia Moratti di arrivare fino in Indonesia per trovare un acquirente serio (da valutare questo aggettivo…), granaroso e spendaccione. Al Milan, devono aver pensato, l’appeal non manca di certo. Ed è per questo che il Milan si sarebbe auto-messo sul mercato in cerca di buone notizie.
Ma Fininvest, la Famiglia Berlusconi e tutti i manager che ruotano attorno alla società rossonera si sono affrettati a smentire. Nulla di vero, il coro unanime che da qualche giorno gira per Milano e per i mass-media. Una rassicurazione, per la verità, che non ha fatto scoppiare di gioia i tifosi. Il crescente disimpegno economico che il Cavaliere ha Manifestato verso il Milan è sotto gli occhi di tutti ormai da anni. La società rossonera in Italia è soltanto comprimaria di una Juventus schiaccia-sassi e non regge il colpo in Europa, dove è attesa dall’Atletico Madrid agli Ottavi di finale con pochissimi favori del pronostico. In sostanza, la società è una macchina a perdere che concede pochissime gioie anche alla presidenza. Mario Balotelli è stato uno sfizio e il giapponese Honda un tentativo di sondare il mercato nipponico. Che ha risposto freddo, asettico.
Così, la capacità di trovare fondi oltre confine è divenuta una possibilità concreta, reale. Anche la Lazard ha preferito il basso profilo, chiudendosi in un riserbo che ha suscitato più di una perplessità. Il Milan non è in vendita, questo no, ma è alla finestra per valutare chi possa avere decine di milioni di euro da investire in un progetto mondiale.
In questo contesto quindi non vanno sottovalutati i rumors di fonte statunitense. Il Milan ha appeal internazionale e nel mondo della finanza le manifestazioni d’interesse sono la benzina di un mercato parallelo. Forbes, nella sua tradizionale stima annuale, posiziona il club rossonero al sesto posto al mondo con una valutazione di 945 milioni di dollari. Forse troppi persino per chi volesse cercare di convincere Berlusconi a vendere un giocattolo che era praticamente perfetto ed oggi si è improvvisamente bloccato.


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Categorie: Calcio, Cronaca, Economia


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