Con la fiducia rinnovata all'ultimo secondo, quando ormai nessuno più se lo aspettava, il Cav si gioca l'ultima carta in extremis e annuncia cambio di strategia, per paura di restare improvvisamente all'angolo. Unica fedele la Santanchè e Brunetta.

Roma
14:53 del 03/10/2013
Scritto da Luca

Ma cosa è successo? Il re è solo. Berlusconi non è più il leader della coalizione. Questo lo hanno capito in molti, ma lo ha percepito prima il diretto interessato, allorquando dopo aver ipotizzato una possibile apertura alla fiducia, ha  poi compreso, non gli sarebbe bastata a scongiurare la spaccatura del Pdl, tanto da spingerlo a votare comunque la sfiducia. Proprio mentre era in corso il vertice, inizia a circolare un foglio con le firme raccolte dall'on.le Quagliarello con l'elenco dei dissidenti, Berlusconi capisce di trovarsi di fronte non a qualche isolata defezione, ma che era palese l'intenzione da parte dei firmatari di dar vita ad un gruppo autonomo.

Senza pensarci troppo, per paura di essere messo all'angolo, matura la decisione di fare marcia indietro e votare sì alla fiducia. Questa la sua dichiarazione in parlamento poco prima del voto: 'Mettendo insieme le aspettative e il fatto che l’Italia ha bisogno di un governo che produca riforme istituzionali e strutturali abbiamo deciso, non senza interno travaglio, per il voto di fiducia'. Che sia stata una decisione improvvisa (fino a mezzogiorno Berlusconi aveva fatto capire che Letta la fiducia del suo partito non l'avrebbe mai avuta) e tutta sua, la si comprende anche dal fatto che l'intervento a nome del Pdl l'avrebbe dovuto compiere il  Capogruppo del partito, on.le Schifani, invece il Cav prende inaspettatamente la parola e fa l'Annuncio, che spiazza tanti, soprattutto Letta (dal labiale afferma: 'un grande') e un estrefatto Alfano.

In un attimo tutti i passi compiuti nell’ultima settimana perdono significato: l’annuncio delle dimissioni di massa dei parlamentari, il ritiro della delegazione ministeriale, la mobilitazione nelle piazze e sui social network. E' una posizione difficile da sostenere la sua, la mossa a sorpresa, il cambio di strategia è stato solo assecondare quello che aveva capito stava accadendo: pugnalato alle spalle dal 'suo' pupillo Alfano e dallo stesso Cicchitto, cerca di cadere con stile, di sterilizzare la nascita del nuovo gruppo degli scissionisti.

Non se lo aspettavano Letta e Alfano, scampato pericolo !! Alla fine sono tutti sorridenti: Letta ha così la certezza che ora non sarà necessario il ritorno alle urne, il sostegno è solido, al senato i voti a favore sono 235, 70 i contrari, sei i senatori del Pdl che si astengono. Il copione si ripete alla Camera, dove il Pd ha già una solida maggioranza, e si contano qui 435 voti favorevoli. Anche qui debutta il nuovo gruppo dissidenti, sono 26 i deputati che vanno nella formazione di Cicchitto. Nel contempo impazza il toto nome di questi dissidenti, si parla di 'Alfaniani', mentre Formigoni fa sapere che ppotrebbero formare i 'Popolari' in omaggio al vecchio prtito di Sturzo, affermando che sono circa settanta i fuoriusciti dal precedente gruppo del Pdl.

Gongola il capo del Governo, nel suo discorso in Parlamento Enrico Letta, che al Senato aveva sottolineato l'importanza della responsabilità del bisogno di garantire stabilità al Paese, si sbilancia affermando: «Da oggi si lavorerà con una maggioranza Politica coesa, ora serve chiarezza».
Gli unici a restare dalla parte di Berlusconi sono Daniela Santanchè e Renato Brunetta, che fa sapere al Cav che «Al di là dei suoi silenzi e dei distinguo e nonostante provocazioni continueremo a stare qui e a darle fiducia. Ci può essere un nuovo inizio? Crediamo sia un suo e un nostro dovere e a testa alta votiamo sì al nostro governo, per realizzare il suo programma, il nostro programma».

Per Berlusconi questa è stata comunque una giornata da dimenticare, i destini dei componenti del Pdl sono ormai separati, come conferma anche la stessa Maria Stella Gelmini, ormai è la fine!. Che farà adesso Silvio, quali le sue prossime mosse, lo sapremo presto, noi non crediamo che si adagerà che si lascerà andare senza inventarsi qualcosa. Nei prossimi giorni sapremo e cercheremo di analizzare le sue prossime mosse e vedremo dove potrà andare, politicamente parlando, il nuovo gruppo dei dissidenti, quelli che prima hanno beneficiato in lungo ed in largo della benevolenza del loro leader e che oggi gli hanno voltato le spalle senza pietà, ritenendolo ormai finito.


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Categorie: Cronaca, Politica


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