Era il 26 gennaio 1994 quando il Cavaliere annunciava la propria discesa in campo con Forza Italia, trasformato da movimento a partito. Da allora tante battaglie, vittorie e sconfitte. A distanza di vent’anni, Forza Italia torna a correre col vecchio nome

Milano
09:34 del 27/01/2014
Scritto da Albertone

Il messaggio agli italiani del 26 gennaio 1994 ha segnato un’epoca. L’Italia si è spezzata in due: destra contro sinistra, sostenitori contro antagonisti, liberali e comunisti, pro e anti Berlusconi. La discesa in campo dell’imprenditore brianzolo, fino ad allora conosciuto come tale dagli italiani, ha segnato i rimanenti vent’anni dell’Italia. Per qualcuno in bene, per altri in male. I numeri delle urne gli hanno dato quasi sempre ragione. Oggi, a vent’anni di distanza,
Berlusconi riparte da dove aveva iniziato: stesso simbolo, molte promesse, tante persone disposte a dargli fiducia. Ma i segni del tempo che passa non hanno risparmiato neppure il Cavaliere: qualche ruga, acciacchi dovuti all’età, lo stress che lo costringe a periodici passaggi in centri estetici per correggere gli effetti dello stress.
“L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà – Annunciò Silvio Berlusconi nel 1994 - Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato Politicamente ed economicamente fallimentare”. Parole che fecero il giro dei telegiornali, trasmesse con un videomessaggio di una quindicina di minuti che avrebbe poi collezionato milioni di visualizzazioni in tv e canali internet, divenute per alcuni profetiche e per altri maledette.
Forza Italia, la bandiera italiana, il sogno di un nuovo “miracolo italiano” come lo annunciò nel 1994 Berlusconi, sono elementi che ricorrono ancor oggi. La situazione economica è peggiorata, la crisi morde le classi più deboli che si sono espanse numericamente. La necessità di un rilancio è sotto gli occhi di tutti. Ma se nel 1994 Achille Occhetto e la sinistra non si accorse del cataclisma che stava per sopraggiungere nella politica italiana, oggi Matteo Renzi studia una tattica nuova. Persino giungere a riforme condivise, sconfessando buona parte della vecchia guardia del Pd che in Berlusconi dal 1994 ha visto il nemico giurato.
Per il Cavaliere oggi è tutto più difficile: i numeri lo danno all’opposizione, l’alleato leghista è instabile, il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano medita uno spostamento verso il Centro e la classe dirigenziale di Forza Italia è in parte invisa ai club territoriali. Berlusconi si è rimesso in gioco anima e corpo, ha sfidato la Magistratura, ha lanciato attacchi a chi lo vuol mettere ai margini e ha annunciato riforme verso il progresso.
La cartina al tornasole saranno le elezioni europee di maggio, consultazioni alle quali Forza Italia ha sempre fatto bottino pieno. Come fare per chiedere i voti? Magari affidandosi ad uno stralcio di vent’anni fa, ad una parte di quel discorso che tanto fece parlare di lui: “Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi - ora, subito, prima che sia troppo tardi - è perché sogno, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita”. Silvio Berlusconi, 1994.


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Categorie: Politica


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