Con la sentenza del processo Ruby e l'avvicinarsi di quella del processo Mediaset, è tempo di (provare a)fare un esame del rapporto esistente tra il Cavaliere e il mondo politico

Roma
10:37 del 15/07/2013
Scritto da Luigi

Incominciamo con il dire che, dopo Tangentopoli, i normali partiti italiani erano in subbuglio. Quando Silvio Berlusconi fece la sua comparsa con il suo partito, Forza Italia, nessuno pensava che ce l'avrebbe fatta, eppure divenne presidente del consiglio e iniziò quello che i giornalisti chiamarono "il ventennio berlusconiano", chiamato così perchè il Cavaliere diventerà un elemento indissolubile della vita Politica.

Onestamente, non ricordo molte decisioni prese da un qualsiasi governo berlusconi, perchè in tutto questo tempo la cosa che si può notare di più è stato l'accanimento sulla sua persona: fin da quando si è seduto sulla poltrona, ecco che sono spuntati avvisi di garanzia. Non dico che fosse innocente da ogni reato che gli è stato imputato, ma c'è da dire che con il senno del poi Berlusconi sia stato trattato in modo simile a quello in cui il corpo umano tratta un Virus: quando il corpo percepisce un elemento estraneo, ecco che gli anticorpi reagiscono di conseguenza. Allo stesso modo, Silvio Berlusconi rappresentava una sorta di elmento nuovo, "estraneo", imprimendo un rinnovamento che la vecchia classe politica non vedeva di buon occhio, fondato non più sulla "logica di partito" e su meccanismi interni, ma sulla persona. Fallito il primo governo, c'è stata un'alternanza di avversari di sinistra tutti decisi a scalzarlo: ci provarono di volta in volta D'Alema, Rutelli, Prodi (che sarebbe diventata una sorta di nemesi)... Il desiderio di batterlo era talmente alto che, quando Prodi vinse con uno scarto ridotto, respinse la proposta di Berlusconi di un governo di coalizione; come andò a finire lo sappiamo tutti: fu un governo tenuto in piedi dai senatori a vita, le cui diverse anime avevano difficoltà a convivere. Dal canto suo, però non si può dire che il centrodestra se la passasse meglio: la personalità di Silvio Berlusconi oscurava tutte le altre, con l'eccezione di Umberto Bossi. Pierferdinando Casini e il suo UdC facevano parte della coalizione, tuttavia quando divenne evidente che Berlusconi non aveva nessuna intenzione di lasciare le redini del comando, se ne andarono e divennero una sorta di "opposizione moderata". Gianfranco Fini e Alleanza Nazionale rimasero al loro posto, giungendo a confluire nel Popolo della Libertà allorchè Berlusconi dovette fronteggiare Walter Veltroni ed il PD, ma si presentò una situazione simile a quella di Casini, per cui lui, Italo Bocchino e altri uscirono dalla coalizione per fondare il Fli e unirsi all'UdC.

In tutto questo tempo, però, la situazione del nostro paese peggiorava sempre di più e gli attacchi giudiziari verso il Cavaliere aumentavano: poco importa che fossero accuse fondate o meno; si venne così a creare una situazione paradossale, in cui il centrosinistra lo attaccava senza remore, ed i suoi lo difendevano con altrettanta veemenza, ma nessuno si preoccupava dell'Italia. Il fatto è che tutta la bagarre serviva solo a nascondere che nessuno sapeva cosa fare: il centrosinistra pensava a sconfiggere il nemico puntando sui processi, il legittimo impedimento, il famoso conflitto d'interessi (che rimase irrisolto sin dal 1994), e presentava programmi che di concreto avevano poco; Berlusconi, con il passare del tempo pensò più a difendere se stesso dalle accuse giudiziarie e a varare provvedimenti ad hoc. Spunta anche il caso di Ruby, la presunta "nipote di Mubarak", i festini ad Arcore, l'accusa di induzione alla prosituzione e quant'altro. Fabrizio Cicchitto, in un'intervista a Panorma, ebbe a dire che si era infranta una regola non scritta della politica: il privato non si tocca. Se si vuole affrontare l'avversario lo si fa in campo politico, ma la sfera privata deve restare privata.

Si arriva così al governo Monti prima e a quello Letta poi, con la rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica nel mezzo; una rielezione che ha il sapore della vergogna, perchè dimostra la mancanza di volontà da parte dei due schieramenti di mettere realmente da parte le loro divergenze. Arriva anche la sentenza sul caso Ruby, che condanna Silvio Berlusconi (in primo grado) a sette anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, e subito il centrodestra si schiera con il suo condottiero minacciando di bloccare il Parlamento; si torna anche a parlare di magistratura politicizzata e di giudici di sinistra (ultimo leit motiv).

Onestamente non so se sia vero, ma è comunque certo che la magistratura si è sostituita alla politica, con una sentenza che ha destato scalpore quasi unanime. Rimane un quesito senza risposta, nato con il governo Monti e il quasi sfascio del PD dopo la non- vittoria di Pierluigi Bersani alle ultime elezioni: tolto il Cavaliere, cosa ne resta della politica italiana?


Articolo letto: 1360 volte
Categorie: Politica


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Risposte - Commenti

Albertone

20/07/2013 11:22:07
Silvio Berlusconi ha monopolizzato la politica italiana dell'ultimo ventennio anche grazie alla debolezza di avversari che non hanno mai saputo contrapporre un'idea davvero vincente - almeno in apparenza - dell'Italia. Così, a fronte del cambiamento, in molti hanno continuato a dargli fiducia e Berlusconi ha sempre saputo conquistarla comunicativamente.
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Gerardo

15/07/2013 13:42:24
Io credo che Silvio Berlusconi abbia rivoluzionato il modo di fare politica in Italia. Però è altrettanto vero che la crisi è stata provocato anche dalla malapolitica di destra e sinistra in questi anni. Vedevo nel M5S la soluzione dei problemi italiani. Il Pd e il Pdl lo hanno relegato a semplice opposizione. Pazienza, arriverà il momento della rivoluzione civile e culturale del nostro Paese.
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