L'oro nero diminuisce di valore, le quotazioni internazionali della benzina diminuiscono ma gli unici a non trarne giovamento sono gli automobilisti

Roma
12:06 del 16/10/2014
Scritto da Albertone

Il prezzo della benzina diminuisce. E questa, di per sè, è già una buona notizia. Peccato che a goderne non siano gli automobilisti. Insomma, per il pieno si spende bene, ma non così tanto come si potrebbe immaginare. Che succede? Stranezze dell'Italia e follie di un erario che fa di tutto per incamerare soldi, senza volerci mai rimettere un solo centesimo. E, mai come in questo caso, il gioco è tutto sul filo dei centesimi. Finalmente, dopo una corsa senza freni avvenuta nei mesi passati, il prezzo sul mercato internazionale del petrolio è diminuito. Miracolo. Ma se gli italiani pensavano di poter stappare bottiglie di spumante e festeggiare a suon di caviale, si sono sbagliati di grosso. Il costo del greggio scende in picchiata, eppure i benefici per noi comuni mortali sono ridotti all'osso. La colpa? Ebbene sì: lo Stato. Sempre lui, vien da dire.

Tutta responsabilità di Roma ladrona? Un po', stavolta, sì. Sul banco degli imputati non salgono le solite compagnie petrolifere, ma l'Erario. Perché la zavorra fisco ancora (nel verso senso del verbo) i listini a una media di 1,7 euro al litro. Tra il boom della produzione americana e i ripetuti allarmi sulla crescita asfittica in Europa, il prezzo del greggio da giorni è in caduta libera. Attualmente il barile si aggira sugli 86 dollari sul mercato americano, prezzo che arriva a 90 su quello europeo. Un livello che ha fatto precipitare le quotazioni internazionali della benzina a circa 500 dollari per mille litri, vale a dire ai minimi dal novembre 2011. Allora, però, la benzina costava circa 1,58 euro al litro, mentre oggi, stando ai dati del ministero dello Sviluppo economico che calcola la media tra servito, non servito, pompe bianche eccetera, siamo a 1,72 euro circa.

La differenza è dunque di 14 centesimi, guarda caso proprio più o meno l'aggravio fiscale scattato, tra accise e aumento dell'Iva, dal 2011 a oggi (14,5 centesimi). Cioè, che è successo? Che alla fine ha pagato... Pantalone. Insomma, la differenza lo Stato l'ha pretesa da noi contribuenti. Un autentico scandalo che ci inchioda alle nostre responsabilità. Naturalmente nessuno può sfuggire alle accise e nei fatti il prezzo alla pompa è cresciuto per il solo effetto del fisco, che ha annullato quello del cambio, stimato in circa 4 cent. Insomma, tanto valeva rimanere nella situazione di prima. Anzichè eliminare le accise che risalgono alla Seconda Guerra Mondiale, lo Stato ce ne ha appioppate altre nel giro di tre anni. Una vergogna.

Il prezzo alla pompa nel dicembre 2010 era persino di 1,430 euro, vale a dire 29 centesimi inferiore a quello di oggi. In questo caso ben 24 centesimi vanno addebitati alle richieste dell'Erario, mentre gli altri 5 sono dovuti all'effetto cambio e a un aumento del prezzo industriale di circa 1 centesimo. Le diminuzione dei prezzi proseguono ma sempre col freno a mano tirato. Ma questo non è giusto, perchè l'italiano non può continuare ad essere gabbato in questa Maniera. E' ora di finirla, di svegliarsi!


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Categorie: Cronaca, Economia


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