Finalmente, dopo aver fatto capolino durante l’E3, Battlefield V è tornato a mostrarsi attraverso un periodo di closed alpha

Genova
12:00 del 07/07/2018
Scritto da Gregorio

Finalmente, dopo aver fatto capolino durante l’E3, Battlefield V è tornato a mostrarsi attraverso un periodo di closed alpha. Fin da subito abbiamo convenuto che rispetto al suo predecessore i cambiamenti a gameplay e gunplay siano molteplici. Andiamo quindi nel dettaglio per scoprire tutti quelli emersi durante questa prova.

Grand Operation la fa da padrona La versione dimostrativa ha messo a disposizione due modalità di gioco: Conquest e Grand Operation. Quest’ultima è di fatto una vera e propria evoluzione delle Operazioni già introdotte in Battlefield 1, ma diversamente dal capitolo precedente saranno suddivise in più giornate (rese in gioco tramite round).

Lo scopo è chiaro: sfondare le linee nemiche e avanzare verso la vittoria nel caso in cui ci si trovi in attacco, difendere e non far passare l’esercito opposto nel caso in cui invece ci si trovi in difesa. In questa modalità a 64 giocatori chi è in difesa può erigere fortificazioni sul campo: “muri” difensivi o barriere che avranno il compito di proteggere l’esercito dagli assalti oltre che di difendere i cannoni di terra, principale obiettivo di chi avanza. La mappa, Norvik, che è poi anche la stessa della modalità Conquest, è un freddo e innevato territorio della Norvegia che ci permette di ammirare il grosso lavoro a livello scenografico: gli edifici, diroccati e non, sparsi su tutta l’ambientazione dipingono i resti di una cittadina nordica in guerra, mentre una tormenta di neve immerge il giocatore nelle glaciali condizioni climatiche, infastidendone a tratti l’azione di gioco. Per finire, rispetto alle Operazioni di Battlefield 1, in cui le varie aree di gioco venivano sbloccate con l’avanzare della partita, in Grand Operation avremo accesso fin da subito all’intera mappa.


Si ritorna al passato nella modalità Conquest Per quanto concerne la modalità Conquista non abbiamo trovato particolari differenze, sebbene ci sia una grande novità rispetto a Battlefield 1 tanto acclamata dalla community: il sistema dei ticket.

Finalmente, infatti, il gioco torna sui passi dei precedenti Battlefield 3 e 4, riportando il conteggio a scendere piuttosto che a salire. Non ci sono però altre particolari differenze e, così come nelle Conquiste di tutti i precedenti capitoli, lo scopo rimane quello di ottenere il maggior numero di bandiere al fine di far scendere il punteggio a zero e vincere la partita.  Le uccisioni sono dunque importanti, ma quello che conta di più rimane il predominio del territorio.

Nella modalità conquista abbiamo anche avuto modo di vedere quelli che saranno i mezzi pesanti presenti nel titolo, ovvero carri e aerei. Anche questi avranno delle munizioni limitate, e pensiamo che sia così scongiurato il “camperaggio a bordo mappa” che ormai eravamo abituati a vedere. In generale non sembra che ci siano particolari squilibri, ma per comprenderne la reale potenza è necessario attendere i bilanciamenti finali e partite completamente popolate. Le animazioni di entrata e uscita dal mezzo sono sicuramente da sistemare perché risultano in ogni situazione troppo lunghe.

Questa volta il team fa la differenza Contando che il sistema di rigenerazione della vita, così come il numero delle munizioni, è limitato, dobbiamo prendere atto dell’importanza del gioco di squadra. Procedere da soli in questo capitolo richiede più strategia, non solo per le due già citate caratteristiche, ma anche perché sembra che il sistema di hitbox sia differente. Provando il gioco per diverse ore, abbiamo compreso che ci vuole ancora meno tempo per atterrare un avversario. Con molta probabilità questo deriva dalla nuova gestione del gunplay, che non vede più una dispersione casuale dei colpi, ma concentra gli spari esattamente dove si mira, dando più importanza alla mira stessa e al rinculo delle varie armi. Vicino ad ogni bandiera (e vicino al nostro spawn) troviamo sempre due grosse casse, una di sacche mediche e una di munizioni. Potremo poi raccogliere munizioni dai cadaveri dei nostri nemici stesi a terra, il che va a discapito però di una caratteristica sempre presente nei capitoli precedenti: il cambio del kit. Ebbene sì, da quello che si è visto dal gameplay di questa alpha non avremo possibilità di raccogliere un kit avversario da terra, ma soltanto munizioni utili al nostro equipaggiamento. Infine, come sempre, anche le due classi (Medico e Supporto) potranno fornirci cure e munizioni.

Altra novità del gioco di squadra è il sistema di rianimazione dei compagni feriti. Ogni qual volta finiremo a terra, avremo in qualche modo la possibilità interrompere l’agonia. Cosa significa? Significa che, premendo il tasto sinistro del mouse quando siamo a terra, andremo ad allungare il tempo utile al prossimo respwan, così che un medico possa tirarci su. Ma la vera novità di questo Battlefield V è che non saranno solo i medici a rimetterci in piedi, ma anche i nostri compagni di squadra (quelli verdi per intenderci). L’animazione è leggermente più lunga rispetto quella della siringa del medico, ma potremo comunque dare una mano ai compagni caduti che si trovano nelle vicinanze, oppure al medico stesso qualora sia lui la vittima dell’assalto.


Per quanto riguarda le classi non ci sono grossi cambiamenti rispetto al passato: rimangono Assalto, Medico, Supporto e Cecchino, ognuno dei quali fornito di un particolare equipaggiamento. Durante quest’alpha il Cecchino è munito di KAR98k, Spawn Beacon, Spotting Scope e Flare Gun; il Medico di Gewehr 43 o MP40, Siringa e Sacca Medica; il Supporto di Bren Gun, Munizioni e Mine Anti-tank; l’Assalto di STG 44 o Erma Machinepistol, Dinamite e Panzerfaust 100. Tutte le classi avranno in più un’arma da fianco e una granata. Comparto tecnico Ovviamente non è possibile dare ora un pieno giudizio tecnico, in quanto si tratta di un’alpha e non di certo del prodotto finale. Nonostante questo possiamo comunque iniziare a dare un’inquadratura al nuovo titolo DICE. Battlefield V è stato provato su un PC con la seguente configurazione: i7 8700k, GTX 1070, 16GB di RAM 2400Mhz, 1TB HDD e monitor 21:9 (2560*1080p).

A livello grafico non ci si può lamentare, sebbene non siamo in grado di vedere un salto enorme rispetto a Battlefield 1, possiamo sicuramente affermare di essere davanti a un titolo dai dettagli molto curati. Gli scenari, infatti, non presentano soltanto ottime texture, ma sono ricchi di elementi che contribuiscono a regalare un colpo d’occhio meraviglioso. Lo stesso vale per i personaggi che, sebbene non godano ancora della personalizzazione promessa, presentano le medesime caratteristiche dei soldati a cui fanno riferimento, che si tratti di divise, di armi o di pitture facciali. Come per il precedente capitolo DICE utilizza il motore grafico Frostbite, che sembra spinto ancora un po’ più in là e garantisce scenari da film, anche se per il momento non brilla in quanto ad ottimizzazione.

A prestazioni, infatti, il titolo sembra essere decisamente “pesante”: il gioco gira (tutto ultra, con la configurazione sopra citata) a una media di 60-70FPS, che salgono a circa 100FPS abbassando qualche settaggio.


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Categorie: , Videogames


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