La pallacanestro vive un momento di difficoltà complici la carenza degli sponsor e la difficoltà dei club principali a reggere il confronto con i team europei. Un pessimo segnale in vista del futuro…

Pesaro Urbino
17:47 del 06/01/2014
Scritto da Albertone

La Crisi economica che imperversa sull’Italia ormai da un paio d’anni si vede anche dalle piccole cose. Che, forse, proprio così piccole non sono. Il mondo della pallacanestro, il secondo sport di squadra più diffuso nel nostro Paese e secondo solo al basket, più che vivere sta cercando di sopravvivere. Questione di punti di vista ma soprattutto di ostacoli a non finire. Il primo, e più importante: mancano i soldi. Un ritornello tanto facile quanto concreto. Il livello della nostra Lega Basket si è improvvisamente arenato, frenato dal monte ingaggi dei campioni e stoppato dai competitors europei che invece continuano ad avere il portafoglio bello pieno.

In Italia, è tutta un’altra musica. Sembrano lontani secoli i favolosi anni Novanta, quando i patron Benetton, Scavolini, Kinder e Teamsystem investivano fior di quattrini per portare in Italia gli assi del firmamento cestistico, sviluppando l’intero movimento e costruendo settori giovanili da far invidia a quelli dei college statunitensi. Un progetto durato un decennio, finchè improvvisamente i conti delle aziende hanno iniziato a far stringere la cinghia anche agli imprenditori più propensi agli investimenti. Treviso, una città che con Basket e Rugby si conquistava almeno uno scudetto o una coppa all’anno, si è ritrovata senza più trofei da inseguire.

Bologna è passata dalle stelle alla… terra, sbattendo forte sui campionati minori e salutando per sempre star del calibro di Manu Ginobili, prelevati dal campionato di casa nostra per essere lanciati nell’Nba e nella nazionale argentina.

E poi, tristissimo ma vero, il caso di Pesaro, dove il basket è una religione che da tempo aveva il nome di Scavolini, il grande marchio delle cucine che in terra marchigiana ha costruito uno dei sodalizi più longevi della storia sportiva nostrana. Tutto finisce, purtroppo, e così ormai da un paio d’anni Pesaro è tornata a chiamarsi Victoria Libertas ed attualmente occupa l’ultima casellina della classifica di serie A-1, il chè al momento vorrebbe dire addio massima categoria e ripartenza dalla cadetteria. In panchina, neanche a dirlo, c’è tal Sandro Dell’Agnello, che della Scavolini d’oro era una dei pilastri inaffondabili ed ora si ritrova nei complicatissimi panni del coach di una squadra senza un quattrino da investire sul mercato.

Tempi bui, nonostante i risultati, anche in quel di Cantù, altra cittadina dove si cresce a pane e basket, col calcio relegato nel mondo dilettantistico. Qui da anni si attende un palazzetto degno di questo nome, gli sponsor si susseguono uno dietro l’altro senza continuità e persino l’azionariato popolare al momento si sta rilevando un mezzo fallimento.

Così, fra realtà che spariscono nel giro di un paio d’anni, con un Monte dei paschi di Siena che non si sa quanto potrà sponsorizzare la squadra attualmente più forte d’Italia, resta una piazza in controtendenza: Milano. Qui ArMani ha investito soldi sulle scarpette rosse ed ha dimostrato di saper attendere. Per ora tanti nomi e nessuna gioia: se il futuro è rosa, il 2014 potrebbe essere l’anno buono per qualche sorriso.


Video

Articolo letto: 3102 volte
Categorie: Economia, Sport Generici


Cosa ne pensi?
Accedi oppure Registrati per rispondere.
Risposte - Commenti

Sponsors notizia
Banner pubblicità Network informazione

Registrazione GRATIS

Come utente registrato puoi:
  • Pubblicare articoli denuncia su 10 blog;
  • Pubblicare post e segnalazioni;
  • Pubblicare articoli sponsorizzati;
  • Creare Campagne SEO con Textlink e Banner;
  • Pubblicare giudizi e commenti

login con facebook

oppure

Login



oppure

Accedi con facebook

Login



oppure

Accedi con facebook

Rimani sempre aggiornato, seguici su Facebook!
.

ACCEDI GRATIS con FACEBOOK

Per continuare a leggere, ACCEDI GRATIS.

Accedi con facebook