Banda ultra larga: ecco quanta ce n’e’ nel tuo comune. Nasce il primo strumento pubblico per sapere, comune per comune, com'è la situazione della banda ultra larga e come vanno i lavori per estenderla, con i fondi pubblici

Firenze
11:00 del 15/04/2015
Scritto da Gerardo

Nasce il primo strumento pubblico per sapere, comune per comune, com'è la situazione della Banda ultra larga e come vanno i lavori per estenderla, con i fondi pubblici. È una piattaforma presente da ieri sul nuovo sito di Infratel Italia, società del ministero dello Sviluppo economico deputata a eseguire il piano banda ultra larga. Piano che finora ha potuto usare fondi pubblici solo nel Sud Italia ma che verso fine anno ne avrà anche nel Centro-Nord, per un totale di 6,2 miliardi di euro da qui al 2020. Bisogna scrivere il nome del proprio comune o regione nella barra di ricerca e appare una mappa (Google Maps) con la grafica della rete già presente. Sotto, i dati di copertura a 30 e a 100 megabit.

Il sito dice anche i dati di copertura nazionale e così possiamo apprendere che ad oggi, ufficialmente la banda ultra larga è sul 22,3 per cento della popolazione italiana (anche se Telecom Italia riferisce che è il 27 per cento). L'obiettivo governativo è arrivare al 100 per cento entro il 2020 (almeno a 30 megabit). I 100 megabit sono un grosso problema: secondo il nuovo sito, solo il 2,4 per cento ne è coperto. Le previsioni per il 2020 vanno dal 50 all'85 per cento di popolazione coperta a seconda dell'effettiva disponibilità di risorse.

Il sito descrive poi, nella zona selezionata dall'utente, quali sono i progetti in corso, ossia gli scavi, con i fondi pubblici. Lo strumento dice quanti giorni gli enti pubblici si prendono per dare il permesso a scavare: la media nazionale è di 136 giorni. Infratel Italia in questo modo vuole coinvolgere gli utenti - con le logiche dell'"open data" - nei progetti di copertura, anche per fare le giuste pressioni sugli enti locali, contro i soliti ritardi burocratici che negli anni scorsi hanno rallentato lo sviluppo della rete italiana. E in realtà continuano a rallentarlo. La conferma è anche nei ritardi che sta subendo il "decreto scavi", atteso già da mesi per colpa di divergenze di vedute tra i due ministeri firmatari, Sviluppo economico e Infrastrutture e Trasporti.


Che il nuovo sito serva a mettere pressione su chi di dovere lo dimostra anche lo strumento "Vuoi internet più veloce?", un pulsante che appare dopo una ricerca per comune o regione. L'utente che ancora non è coperto può segnalare, su un modulo, dove vorrebbe avere la banda ultra larga. Sono anche informazioni utili per orientare gli investimenti degli operatori dove risulta esserci più richiesta. Per il resto, dai dati di Infratel si scoprono alcune cose interessanti. Per esempio che anche le città date per coperte dagli operatori, da banda ultra larga, in realtà lo sono soltanto in parte. Sembra particolarmente grave il solo 71,6 per cento a Roma (a Milano è il 92 per cento, a Bologna l'89 per cento, a Bari il 90 per cento).

La trasparenza sui dati e sui lavori in corso è certo un elemento importante, che mancava, per raggiungere gli obiettivi di copertura banda ultra larga. Serve anche questo per una sfida che appare complicata, soprattutto per diffondere i 100 megabit a livelli che non ci facciano sfigurare al cospetto di altri Paesi evoluti. Ed è una sfida per molti motivi, che il nostro giornale ha riferito passo dopo passo. Le due principali incognite sono: come sarà l'impegno degli operatori privati (andranno tutti separatamente - come fatto finora - o tramite una società comune?) e se quei 6,2 miliardi di euro saranno effettivamente disponibili per gli obiettivi fissati. Non si sa ancora, per esempio, se l'Europa darà il via libera per l'utilizzo dei fondi comunitari nel modo desiderato dal governo (cioè per portare i 100 megabit su gran parte della popolazione, anche nelle zone dove gli operatori vogliono dare solo i 30 megabit). E se il governo riuscirà a mettere le risorse nazionali necessarie (dal fondo Sviluppo e coesione), per coprire anche le regioni del Centro-Nord, che rischiano di essere le più penalizzate dall'attuale ripartizione di fondi


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Categorie: Internet, Tecnologia


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