Via libera preliminare del Consiglio dei ministri all’attuazione della direttiva europea sulle crisi bancaria: dal 2016 se un istituto di credito va in crisi a farsi carico del salvataggio saranno gli azionisti, poi gli obbligazionisti e infine i correntisti.

Genova
11:15 del 12/09/2015
Scritto da Gerardo

Via libera preliminare del Consiglio dei ministri all’attuazione della direttiva europea sulle crisi bancaria: dal 2016 se un istituto di credito va in crisi a farsi carico del salvataggio saranno gli azionisti, poi gli obbligazionisti e infine i correntisti. Ma solo quelli con depositi al di sopra dei 100mila euro. Se ciò non dovesse bastasse, sarà lo Stato ad intervenire con i soldi di tutti i contribuenti. Come detto, il provvedimento in questione attua la delega ricevuta dal Parlamento per recepire la direttiva conosciuta come Brrd (Bank recovery and resolution directive). In particolare la direttiva, ha spiegato il Tesoro, “prevede misure per prevenire l'insorgere di crisi e misure di intervento precoce idonee ad affrontare con successo casi di banche in difficoltà, misure preparatorie perché una eventuale risoluzione possa essere condotta rapidamente e con i minimi rischi per la stabilità finanziaria del Paese, strumenti di risoluzione comuni a tutti i Paesi membri per risolvere efficacemente le crisi in alternativa alla liquidazione quando la crisi stessa potrebbe avere un impatto sull'intero settore e infine l'istituzione del Fondo nazionale di risoluzione”.

Banche in crisi, pagano i soci e i correntisti

La norma stabilisce che dal 2016 i problemi degli istituti di credito andranno risolti dall'interno (bail-in), non dall’esterno (bail-out). Il bail-in è uno strumento di risoluzione che si attiva qualora l'azzeramento del capitale non sia sufficiente a coprire le perdite. A partire dal prossimo primo gennaio, quindi, qualora un istituto di credito dovesse entrare in crisi finanziaria, non ci sarà più necessariamente l’intervento dello Stato, ma dovranno farsi carico delle perdite anche azionisti e obbligazionisti. Se ciò non fosse sufficiente, sarà possibile procedere al prelievo forzoso sui conti correnti. Non però su tutti: solo su quelli con più di 100mila euro e soltanto per la parte che eccede questa soglia. Sono salve anche le passività garantite e quelle nei confronti dei dipendenti per retribuzioni e pensioni. Va comunque detto che prima di applicare questo meccanismo di prelievo forzoso – appunto, il bail-in -, la Banca d’Italia può scegliere diverse soluzioni: può vendere a un privato una parte delle attività dell’istituto in crisi, trasferire temporaneamente le attività e le passività a una Bridge Bank (un veicolo di transizione) per tenere in vita le funzioni più importanti, oppure cedere le attività deteriorate a una “bad bank” per liquidarle.

L'obiettivo della direttiva europea

L’obiettivo della direttiva europea sarebbe quella di responsabilizzare i cittadini nella scelta dell’istituto. La ‘minaccia’ del prelievo forzoso dovrebbe portali a rivolgersi verso le banche più solide piuttosto che verso quelle in grado di offrire rendimenti migliori. I critici della nuova normativa sul bail-in sostengono però che questa sia in contrasto con l'articolo 47 della Costituzione italiana, nel quale si afferma al primo comma che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Senza poi considerare che nel nostro Paese l’analfabetismo finanziario è sicuramente piuttosto diffuso.


Articolo letto: 691 volte
Categorie: Economia, Nuove Leggi


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Risposte - Commenti

Rinaldo

12/09/2015 12:31:49
Qual`é il problema ? Basta tenere i soldi a casa sotto una insospettebile mattonella..
5

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