Un numero esorbitante che significa ogni anno quasi 7 milioni di decessi fra bambini dagli 0 ai cinque anni. E molte delle cause che portano alla morte sarebbero prevenibili

Napoli
00:19 del 17/07/2014
Scritto da Albertone

La strage degli innocenti. Morti che non hanno spiegazioni e provocano solo indignazione. Ogni giorno, sulla Terra, 18.000 bambini dagli zero ai cinque anni vengono a mancare. Detto più crudelmente, muoiono. Una strage senza fine, un dramma che suscita rabbia a cui troppo spesso si risponde con un velo di indifferenza. Invece no. Quel numero non può più passare sotto silenzio. Che sia Natale o Ferragosto, che sia martedì o domenica, nel Mondo ci sono 18.000 bambini che si addormentano per sempre, portati via dalla pobertà, dalla violenza, dalla malasanità, da una fallimentare gestione delle risorse messa in atto da politici inadeguati.

Il conto, alla fine dell'anno, è qualcosa di aberrante: 6,6 milioni di bambini, compresi in una fascia d'età che va dalla nascita al compimento dei 5 anni, muore e getta nella disperazione i propri genitori. C'è sempre il raffronto col passato a dimostrare che qualcosa si è fatto: nel 1990 la somma complessiva era pari a 12,6 milioni di bimbi morti all'anno, ovvero praticamente il doppio. In questo arco di tempo sono stati salvati per interventi e programmi sul campo circa 90 milioni di bambini. Ragazzi a cui è stata data una speranza, un futuro. Peccato che le Nazioni più ricche e all'avanguardia, si guardino bene dall'affrontare il problema. Si muore soprattutto in Africa e negli Stati più popolosi dell'Asia come Cina e Oriente, ma non va meglio in Sud America dove le condizioni di vita in tenera età sono tutt'altro che semplici.

Il bilancio globale di decessi sotto i cinque negli ultimi due decenni - sottolinea l'Unicef - è impressionante: 216 milioni di bambini sono morti prima dei 5 anni tra il 1990 e il 2012, più della popolazione totale del Brasile, il quinto paese più popoloso del mondo. L'impatto diretto dell'impegno per porre fine alle morti infantili prevenibili è che la vita di 90 milioni di bambini è stata salvata, vite che sarebbero state perdute se i tassi di mortalità fossero rimasti ai livelli del 1990. Resta pur sempre una questione aperta. Quei 6,6 milioni di bambini che non si riescono a salvare. Non è giusto, e bisogna fare tutti di più. Non è semplice moralismo, ma la constatazione che nel Terzo Millennio occorre davvero lavorare per aiutare l'altro. In totale, la riduzione annua della mortalità si è accelerata: dall'1,2% (1990-1995), al 2,3% (1995-2000), al 3,7% (2000-2005), al 3,9% (2005 - 2012).

La maggior parte dei bambini salvati vivono in Asia meridionale (38%) e Africa subsahariana (30%). Tuttavia nell'insieme di queste due aree geografiche si concentrano ancora i 4/5 dei decessi globali sotto i cinque anni. Dei 61 paesi ad alta mortalità, con almeno 40 decessi ogni 1.000 nati vivi nel 2012, 25 sono riusciti almeno a dimezzare i loro tassi di mortalità sotto i cinque anni tra il 1990 e il 2012. Tra questi, 7 (Bangladesh, Etiopia, Liberia, Malawi, Nepal, Repubblica Unita di Tanzania e Timor Est), avevano già ridotto il tasso di mortalità sotto i cinque anni di due terzi o più.

Le principali cause di mortalità nei bambini sotto i cinque anni sono polmonite (17%); complicazioni per nascite premature (15%); complicazioni da parto (10%); diarrea (9%) e malaria (7%). Fra l'altro, quasi la metà dei decessi infantili sono attribuibili alla malnutrizione. I primi 28 giorni di vita rappresentano il periodo più vulnerabile per la sopravvivenza di un bambino; circa il 44% dei decessi sotto i cinque anni si verifica durante il periodo neonatale (cioè durante i primi 28 giorni di vita). Nel 2012, sono stati 2,9 milioni i neonati morti in tutto il mondo.


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Categorie: Sociale


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