I lavoratori della Scala sono in rivolta dopo la decisione del Teatro di licenziare la ballerina Mariafrancesca Garritano, in arte Mary Garret: la sua colpa è quella di aver pubblicato un libro in cui si parla di disturbi alimentari inerenti anche l’ambie

Milano
12:39 del 14/02/2014
Scritto da Albertone

Più che censura preventiva, un licenziamento per aver scritto un libro. Ai suoi datori di lavoro, il contenuto è parso fuorviante, inadatto al ruolo per il quale l’avevano assunta. Così, su due piedi, hanno deciso di allontanarla. A distanza di oltre due anni (sic) il Giudice del Lavoro ha ritenuto legittimo il suo licenziamento.
Ripartiamo dall’inizio. Mariafrancesca Garritano vive per la danza. Inizia da piccola, ogni santo pomeriggio si spacca la schiena, le gambe ed i piedi per migliorare e migliorarsi. Con l’adolescenza le sue doti spiccano sulle altre.
Diventa, nome d’arte, Mary Garret, una professionista di alto livello che occupa un posto di rilievo nel gruppo di “soliste” del corpo di ballo del Teatro Alla Scala dove, fin dalla più tenera età, aveva dato tutto con dedizione ed impegno per amore della danza. E’ stata “il cigno bianco” nel “Lago dei cigni” parte che, come molte altre, ha interpretato con grande bravura.
“Il suo licenziamento ha buttato alle ortiche tanti anni di sacrifici e dedizione della ballerina Mariafrancesca Garritano e provocato danno artistico allo stesso Teatro Alla Scala che per anni l’aveva formata” riferisce Pippo Fiorito, segretario generale della Cub Informazione & Spettacolo. Ed allora, cosa avrà fatto di tanto grave Mary Garret per meritarsi tutto questo? Semplice, ha scritto un libro. E non è una battuta, è proprio la triste realtà.
Di suo pugno ha pubblicato un volume in cui si parla di disturbi alimentari che coinvolgono anche l’ambiente della danza. Lesa maestà, dicono i colleghi. Perché di cibo, in questo mondo, non si può e non se ne deve parlare anche se ne succedono di cotte e di crude. Invece Mariafrancesca ha sfidato l’omertà. Senza accusare nessuno, semplicemente dicendo le cose come stanno. Ha sollevato il velo d’ipocrisia riguardante argomenti, quali i disturbi alimentari, che spesso accompagnano e segnano la vita e le carriere delle ballerine di danza classica, alla continua ricerca della “perfezione” fin dalla prima adolescenza.
Per la Scala questo non andava fatto, la polvere (forse) andava tenuta sotto il tappeto. Così, la Fondazione l’ha cacciata. E lei, dopo che per due anni ha aspettato che si facesse giustizia, adesso esce allo scoperto.
Ha pubblicato poche frasi per suscitare un dibattito, un’opinione. “La carriera di una ballerina è stata ingiustamente arrestata, ma non la sua capacità di analisi. Da un attento ragionamento, che presto avrete occasione di conoscere nel dettaglio, ho la certezza che il mio caso sia stato condotto all’insegna dell’ostracismo al fine “di impartire una lezione”: colpirne uno per educarne cento, salvando la forma a discapito della sostanza. Ci sono riusciti, tra il disinteresse delle principali sigle sindacali e delle istituzioni preposte. E’ finito il tempo dell’attesa, è tempo di verità ed intendo andare fino in fondo perché ho perso il mio lavoro, ma non la mia dignità”.


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Categorie: Cronaca, Curiosità, Denunce, Lavoro


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