Il barcone che si capovolge, l’onda che gli porta via i suoi due figli che teneva stretti a sé, l’arrivo della guardia costiera turca quando ormai non c’è più niente da fare

Torino
09:15 del 04/09/2015
Scritto da Gerardo

Il barcone che si capovolge, l’onda che gli porta via i suoi due figli che teneva stretti a sé, l’arrivo della guardia costiera turca quando ormai non c’è più niente da fare.  Sono le immagini della tragedia che ancora ha negli occhi Abdullah al-Kurdi, il padre del piccolo Aylan, il bimbo siriano di tre anni  trovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, la cui foto è diventata il simbolo della tragedia dell’immigrazione. Abdullah, fuggito con la sua famiglia da Kobane, la città curda assediata lo scorso anno dai jihadisti dello Stato islamico (Is), ha perso in mare due figli e la moglie. "Ho tentato di salvare i miei ragazzi", ha raccontato disperato aRadio Rozana, una stazione radiofonica vicina all’opposizione siriana, ma non c’è stato nulla da fare. "Li stringevo entrambi quando la barca si è capovolta, ma  un’onda alta prima ha ucciso mio figlio più grande, Galip,e poi si è presa il più piccolo", ha aggiunto l’uomo. Anche la moglie Rehanè  morta nell’incidente. Il padre del piccolo Aylan ha spiegato che, come migliaia di migranti, in passato aveva provato «diverse volte» a raggiungere l’Europa attraverso i barconi dei trafficanti di esseri uMani, ma tutti i precedenti tentativi erano falliti a causa dell’intervento della guardia costiera turca. "Stavolta ero riuscito, con l’aiuto di mia sorella e mio padre, a mettere insieme 4mila euro per fare questo  viaggio", ha aggiunto Abdullah, che in Siria faceva il parrucchiere.

Il ritorno a Kobane - L’uomo ha affermato che ad un tratto la piccola imbarcazione di cinque metri sulla quale viaggiava con i suoi familiari è stata colpita da diverse onde, quando erano a metà circa della traversata. "Improvvisamente abbiamo visto il trafficante turco saltare in mare e ci hanno lasciati soli a lottare per le nostre vite  - ha aggiunto - Sono restato tre ore in mare fino all’arrivo della  guardia costiera turca». Secondo i media canadesi, Abdullah e la sua famiglia avevano chiesto asilo in Canada prima di tentare il tragico viaggio, ma la richiesta era stata respinta. Le autorità turche, intanto, hanno arrestato quattro persone  sospettate di responsabilità nella morte di Aylan. Hanno tutte tra i 30 e i 41 anni e apparentemente sono di nazionalità siriana. Adesso il Canada ha offerto asilo politico al papà di Aylan. Ma lui vuole tornare a Kobane, per seppellire Aylan, il fratellino Galip e sua moglie. Ora non ha più senso scappare, perché non ha più nulla da perdere. 


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Categorie: Cronaca, Denunce, Esteri


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