Questa è una storia di BUONA SANITA’, quella sanità che tanto desiderano gli italiani, ma che faticano a trovare.

Avellino
08:45 del 17/08/2015
Scritto da Gerardo

Questa è una storia di BUONA SANITA’, quella sanità che tanto desiderano gli italiani, ma che faticano a trovare.

«Voglio dire grazie a tutti loro. Ho visto infermieri, tra mille difficoltà ed emergenze, affrontare il turno di lavoro anche gonfiando guanti di plastica per creare distrazioni a bambini che piangevano. A tutte queste persone dico grazie»Avellino.  

Questa è la storia di Ciro. Il nome indicato è di fantasia, perchè questo signore di oltre settantanni chiede un giusto anonimato mentre lotta per la vita. «Sono un malato terminale e se contatto una redazione giornalistica è solo perchè sento forte il bisogno di raccontare che all'ospedale Moscati ho incontrato e conosciuto degli angeli». Nella sua telefonata la voce di Ciro si spezza, trema. A volte sembra quasi che quel signore voglia interrompere la comunicazione. «Voglio solo dire grazie - racconta -. Molto spesso sento, leggo, tante notizie di malasanità. Per questo ho sentito il dovere, il piacere di raccontarvi la mia personale esperienza. Sono malato, lotto per la vita da tempo e ho trascorso i tre giorni del Ferragosto ricoverato, per l'ennesimo brutto scherzo della mia malattia, al Pronto Soccorso del Moscati. Qui ho conosciuto gli angeli. Quello che sto ricevendo, ora dopo ora, tra queste corsie è indescrivibile.

Leggo il nome di questi uomini, queste donne sui loro cartellini. Un dottore si chiama Vallefuoco un infermiere Litto. Ma sono solo due nomi di una intera equipe di persone perbene, uniche e soprattutto vicine ai dolori grandi di tante esistenze. Non voglio impietosire nessuno, ma raccontare qualcosa di molto vero che accade ogni ora in tante strutture ospedaliere, nei reparti, tra le corsie. Dietro i numeri ci sono tante storie, persone. Destini come il mio o diversi, in cui resta la traccia di persone speciali, mi piace chiamarli angeli di un pronto soccorso affollatissimo, tra tagli cronici di risorse economiche ed umane, in cui c'è chi lotta e riesce a fare il proprio lavoro riuscendo a dare a persone che soffrono: calore, vicinanza, presenza e la migliore delle assistenze. Voglio dire grazie a tutti loro. Ho visto infermieri, tra mille difficoltà ed emergenze, affrontare il turno di lavoro anche gonfiando guanti di plastica per creare distrazioni a bambini che piangevano. A tutte queste persone dico grazie per raccontare come, oltre le porte chiuse di un reparto, avvengano ogni giorno piccoli o grandissimi miracoli. Grazie».


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Categorie: Curiosità, Salute


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