Una delle conseguenze più evidenti della recentissima riforma del fermo auto è in materia di tassa di circolazione: il bollo auto non pagato, infatti, rischia di lasciare a piedi numerosi italiani raggiunti dalla cartella di pagamento di Equitalia.

Milano
06:00 del 12/06/2016
Scritto da Sasha

Una delle conseguenze più evidenti della recentissima riforma del fermo auto è in materia di tassa di circolazione: il bollo auto non pagato, infatti, rischia di lasciare a piedi numerosi italiani raggiunti dalla cartella di pagamento di Equitalia. Per evitare il blocco del mezzo per sei anni consecutivi, infatti, al contribuente converrà chiedere subito la dilazione o, diversamente, pagare in un’unica soluzione e non oltre 60 giorni dalla notifica della cartella medesima. Ma procediamo con ordine.


Il bollo auto e il fermo amministrativo In caso di mancato versamento del bollo auto, lo strumento più utilizzato da Equitalia per procedere alla riscossione è il fermo amministrativo sull’auto stessa alla quale si riferisce la violazione tributaria. Questo perché il pignoramento mobiliare risulta fin troppo costoso, aleatorio e poco conveniente, mentre quello immobiliare è possibile solo dopo determinati importi (20.000 euro per l’ipoteca, 120.000 euro per il pignoramento, fermo restando il divieto di esecuzione forzata sulla prima casa). Invece, il blocco dell’auto è una misura che ha sempre rivelato una efficace “capacità persuasiva”, posta la necessità del mezzo privato per gli spostamenti.

Chi non ha i soldi per pagare l’intera cartella – che, dopo diversi anni e le sanzioni, raggiunge importi anche  elevati – può chiedere la dilazione del pagamento.

Il che si rende necessario tenuto conto che, molto spesso, insieme al mancato versamento del bollo auto, la cartella contiene anche la richiesta di pagamento per altri debiti fiscali. Fino a ieri, però, il fermo auto veniva cancellato con il pagamento della prima rata. Oggi non è più così.

La riforma del fermo auto


Il fermo amministrativo è stato interessato da una importante modifica di cui ben pochi si sono accorti, ma che è già in vigore dallo scorso ottobre. L’intervento ha trasformato tale strumento di coercizione dell’Agente della riscossione da misura cautelare, quale prima era, in una misura punitiva. In pratica, il decreto legislativo di riforma del sistema fiscale dispone ora che la richiesta di rateazione non cancella più il fermo già iscritto alla data della richiesta stessa. In buona sostanza, chi chiede di pagare la cartella a rate eviterà che, per il futuro, Equitalia possa iscrivere ipoteche, fermi o procedere a pignoramenti, tuttavia i fermi e le ipoteche già iscritti a quella data restano in piedi fino a pagamento completamente avvenuto ossia con il versamento dell’ultima mensilità. In precedenza, invece, come abbiamo detto, il fermo veniva cancellato con il versamento della prima rata del piano di dilazione


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Categorie: Denunce, Motori


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