La Chiesa in occasione delle festività di Pasqua ha registrato un aumento nel numero delle persone che hanno fatto ricorso al sacramento. E la ragione può essere dovuta alla ventata di bontà e freschezza portata da papa Francesco…

Roma
11:57 del 06/05/2014
Scritto da Albertone

Effetti (collaterali) benefici portati dal pontificato di papa Francesco. Un rinnovatore, un papa buono un po’ come lo era Giovanni XXIII recentemente santificato in Piazza San Pietro, un “rivoluzionario” del cattolicesimo che non disdegna di mandare messaggi morali non solo ai fedeli, ma anche al clero e ai laici impegnati nelle comunità pastorali. Una figura che il Times ha glorificato sulle pagine della prestigiosa rivista e che il mondo intero ha imparato a conoscere per i suoi gesti pieni di bontà e di amore.
Prima di lui, insomma, nessuno mai aveva caricato sulla papa-mobile dei bambini o aveva ricevuto le delegazioni delle squadre di calcio di mezza Europa mostrando interesse verso il mondo “terreno” e non solo verso quello spirituale che pure si addice ad un papa. E qui sta il nocciolo dell’argomento. In occasione delle festività di Pasqua, la Chiesa ha registrato un po’ in tutto il mondo – Italia compresa – un aumento esponenziale delle confessioni.
Ovvero, sono cresciute a dismisura le persone che hanno fatto ricorso al sacramento impartito dai sacerdoti e verso il quale progressivamente era crollata l’adesione. Gli italiani, ma più in generale i cattolici, si confessano a Natale e a Pasqua, le due festività cardine della religione cattolica. Nel resto dell’anno, alla faccia di peccati e peccatucci, preferiscono far da sé al più con qualche preghierina solitaria. Ma, si sa, la confessione è valida solo con l’assoluzione del prete, condizione essenziale per essere purificati dai propri peccati.
E l’effetto Bergoglio, un autentico ciclone modello Sister-Act di cinematografica memoria, si è visto anche in questo senso. Papa Francesco chiede sempre ai fedeli che accorrono in Piazza San Pietro di purificare la loro anima, di convertirsi ad un cattolicesimo semplice ma non esteriorizzato, di evitare parole cantilenate e di affidarsi alla bontà di Dio. E, in questo senso, un ruolo chiave lo possiede la confessione. Pochi minuti in cui il credente si confessa al sacerdote, espone le proprie debolezze, i propri errori, le proprie carenze a fronte delle raccomandazioni contenute nei Dieci Comandamenti, introspettando il proprio animo e cercando un conforto spirituale.
Momenti estremamente intimi che paiono essere ritornati… di moda. In occasione di Pasqua si sono riviste lunghe code ai confessionali, non solo nelle parrocchie di periferia ma anche nelle chiese dei Centri storici delle principali città. E, ad avvicinarsi al sacramento, non sono stati i “soliti” che la domenica seguono la messa e partecipano durante la settimana agli appuntamenti proposti dalla Comunità pastorale, ma persone che il più delle volte sono lontane dalla Chiesa da decenni. Un effetto “papale” che potrebbe proseguire in modo sempre maggiore anche in vista del prossimo Natale, il momento dell’anno in cui i cattolici in numero maggiore si avvicinano alla confessione.
Tra otto mesi si saprà il verdetto e si conoscerà se il trend iniziano continuerà a lievitare in Maniera esponenziale come avvenuto fino ad ora. In un anno il mondo dei cattolici pare davvero cambiato…


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Categorie: Curiosità, Sociale


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