Atene si salvera’ solo fuori dall’Euro: se ci resta, e’ spacciata. E’ evidente che la creazione dell’euro sia stato un terribile errore

Genova
11:30 del 05/07/2015
Scritto da Gerardo

E’ evidente che la creazione dell’euro sia stato un terribile errore. In Europa non ci sono mai stati i presupposti per una moneta unica di successo – soprattutto un’unione fiscale e bancaria in grado di assicurare che quando scoppia una bolla immobiliare, ad esempio in Florida, Washington andrà automaticamente a proteggere gli anziani contro qualsiasi minaccia alle loro cure mediche o ai loro depositi bancari. Lasciare un’Unione Monetaria, tuttavia, è una decisione molto più difficile e spaventosa di quanto lo sia entrarci e, fino ad ora, le economie europee in difficoltà, sul ciglio del baratro, hanno sempre fatto un passo indietro. I governi hanno sempre accettato le richieste di dura austerità dei creditori, mentre la Banca Centrale Europea conteneva il panico sul mercato. Ma la situazione in Grecia ha ormai raggiunto il punto di non ritorno. Le banche sono temporaneamente chiuse ed il governo ha imposto un controllo sui capitali, limitando [ma non solo] la circolazione dei fondi fuori dal paese.

E’ probabile che il governo debba presto cominciare a pagare le pensioni e gli stipendi con dei titoli provvisori, creando in questo modo una moneta parallela. La prossima settimana, inoltre, si terrà un referendum per decidere se accettare o meno le richieste della Troika – l’istituzione che rappresenta gli interessi dei creditori – per un’austerità ancora più dura. Credo che la Grecia debba votare “no”, e che il governo greco debba essere pronto, se necessario, a lasciare l’euro. Per capire la ragione per cui sostengo questa tesi, è necessario rendersi conto che la maggior parte – non tutto, ma la maggior parte – di quello che avete sentito dire sulla dissolutezza greca e sulla sua irresponsabilità è falso. E’ vero, negli anni 2000 il governo greco spendeva al di là dei propri mezzi. Ma da allora ha più volte ridotto la spesa e ha più volte accresciuto le tasse. Gli impiegati statali sono diminuiti di più del 25% mentre le pensioni – che erano davvero troppo generose – sono state drasticamente tagliate. Se prendiamo tutte le misure di austerità, esse sono state più che sufficienti per eliminare il deficit originario e per ottenere un avanzo primario di grandi dimensioni.

E allora, perché la situazione non è migliorata? Perché l’economia greca è crollata, in gran parte come conseguenza di quelle misure di austerità, che hanno trascinato verso il basso le entrate fiscali. E questo crollo, a sua volta, ha avuto molto a che fare con l’euro, con la Grecia intrappolata in una camicia di forza economica. I soli casi di austerità che hanno avuto successo – ovvero quelli in cui i paesi sono riusciti a contenere i deficit senza precipitare in una depressione – sono quelli che hanno coinvolto delle grandi svalutazioni monetarie, che hanno reso le esportazioni più competitive. Questo è quello che è successo in Canada nel 1990 – ad esempio – e, in misura importante, è quello che è successo più di recente in Islanda. Ma la Grecia, senza una propria moneta, non ha avuto questa possibilità. E così, ho appena descritto le ragioni del “Grexit”. Ma la Grecia deve davvero uscire dall’euro?

I problemi del Grexit sono quelli del probabile caos finanziario, del sistema bancario perturbato da prelievi imponenti, di un’economia danneggiata dai problemi bancari e dall’incertezza sullo status giuridico dei debiti. È per questo che i governi greci hanno aderito alle richieste di austerità. Ed è per questo che anche Syriza, la coalizione di sinistra che è ora al potere, era disposta ad accettare l’austerità che era stata imposta in passato. Tutto quello che chiedeva, in effetti, era di fermare ulteriori misure. Ma la Troika non ha offerto niente di tutto questo. E’ facile perdersi nei dettagli, ma il punto essenziale è che alla Grecia è stata presentata un’offerta del tipo “prendere o lasciare”, del tutto indistinguibile dalle quelle degli ultimi cinque anni. Offerta che Alexis Tsipras, primo ministro greco, non poteva chiaramente accettare, perché avrebbe distrutto la ragione stessa del suo stare in Politica.

L’obiettivo della Troika, quindi, era quello di cacciarlo dalla carica di primo ministro … che è quello che accadrà, probabilmente, se la paura nei riguardi della Troika sarà sufficiente a che gli elettori greci votino “sì”, la prossima settimana. Ma essi non dovrebbero farlo, e questo per tre motivi. In primo luogo, ora sappiamo che un’austerità sempre più dura è un vicolo cieco: dopo cinque anni la Grecia è in condizioni peggiori di quanto lo fosse prima. In secondo luogo la maggior parte – e forse anche più – del caos che si temeva, conseguentemente al Grexit, ha già avuto luogo. Con le banche che sono state chiuse e con l’imposizione del controllo sui capitali, non è che ci siano molti più danni da fare. L’adesione all’ultimatum della tToika rappresenterebbe il definitivo abbandono di ogni pretesa di indipendenza greca.

Non lasciatevi ingannare dalla rivendicazione che i “funzionari della Troika sono solo dei tecnocrati che spiegano ai Greci ignoranti quello che deve essere fatto”. Questi presunti tecnocrati sono dei “fantasisti” che hanno disatteso tutto quello che sappiamo sulla macroeconomia, e che hanno sbagliato ogni passo lungo il cammino. Non è una questione di “analisi”, è una questione di “potere” – il potere dei creditori di “staccare la spina” all’economia greca, che persisterà fino a quando l’uscita dall’euro sarà considerata impensabile. E’ quindi giunto il momento di porre fine a questa “impensabilità”. In caso contrario la Grecia dovrà affrontare un’austerità e una depressione senza fine.


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Categorie: Economia, Politica


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