Ormai si vede il denaro solo nella sua accezione negativa, come fonte di tutti i mali, con il capitalismo come movimento principale. E se non fosse così?

Cosenza
07:38 del 17/03/2015
Scritto da Luigi

In origine il denaro ha valore solo come "valore unico di scambio", ovvero è il valore su cui si scambiano beni e servizi: un tot di un prodotto equivale ad un tot di denaro. Questo perchè ormai, con la crescita della civiltà, un'economia basata sul baratto non poteva più sussistere. Nel '400 nacquero le prime banche, che prestavano soldi con interessi e a cui si rivolgevano i vari sovrani per finanziare le loro imprese; ma si trattava ancora di "cosa reale", il denaro passava di mano in mano e si poteva vedere e toccare. Le cose cambiarono ancora una volta con l'aumentare del volume degli affari, soprattutto dopo la scoperta dell'America e l'apertura di nuove opportunità commerciali: adesso non si finanziavano più le imprese dai guadagni immediati, ma quelle che avevano la possibilità di lauti guadagni futuri; adesso la Salute economica degli stati si fondava sulla loro capacità di mantenere gli impegni presi e restituire i prestiti entro il termine previsto. Nascono le Borse ed il mercato. Con Adam Smith nascerà la concezione del libero mercato, ovvero il mercato libero dalle influenze dei governi; a chi si preoccupa di un mercato senza vincoli, egli risponderà con la teoria della "mano invisibile": è il mercato stesso che interviene per riequilibrare i dislivelli. Viene trovata un'accezione positiva anche all'avidità: occupandosi dei propri affari, un commerciante/imprenditore aumenterà anche le entrate e il giro d'affari di coloro di cui si serve. Sorge il CAPITALISMO propriamente detto, il cui credo è nella produzione: tutto il denaro guadagnato non viene accumulato e basta, ma viene usato per aumentare e migliorare la produzione. Com'è che allora siamo arrivati al punto in cui siamo? Semplice: la visione di Smith, più che sbagliata, era ingenua, dato che ha sottovalutato l'avidità e la fame di profitto che caratterizzano l'essere umano; inoltre il denaro ha acquisito quasi una vita propria, un valore diverso dall'originale. O, per meglio dire, ha acquisito un valore in sé: non è più profitto= aumento della produzione, ma piuttosto profitto= profitto. Il denaro non avrebbe mai dovuto avere il valore che ha oggi: glielo abbiamo dato noi esseri uMani, altrimenti si tratta solo di pezzi di carta o di metallo che servono solo come fonte di comparazione di beni e servizi. Chi critica il capitalismo attuale, quindi, ne critica una sua perversione: coloro che accumulano denaro solo per i propri interessi, usando materiali scadenti per pagare meno, che sfruttano i propri lavoratori, non possono essere definiti capitalisti. Mi spiego meglio: se i profitti vengono usati per migliorare la produzione, comprare macchinari migliori, pagare gli stipendi ai propri dipendenti, allora è capitalismo (e non c'è niente di male se poi uno soddisfa le proprie "esigenze"); se invece vengono usati solo per i propri interessi, quella è avidità ed egoismo puro e semplice. Come se non bastasse, l'attuale aleatorietà del mercato ha portato a dare troppa importanza alle agenzie di rating e agli indici di Borsa a danno dell'economia reale, mettendo il destino di migliaia di persone (se non di milioni) in mano ad un punto percentuale in più o in meno.


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Categorie: Economia


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