Anziani e soddisfatti del proprio lavoro: ecco l’identikit dei presidi italiani. Ma chi è il capo d'istituto che traghetterà la scuola italiana nel terzo millennio?

Bari
11:15 del 20/03/2015
Scritto da Gerardo

Prossimo ai sessant'anni, donna e abbastanza soddisfatto del suo lavoro. Ecco l'identikit del dirigente scolastico italiano cui il presidente del Consiglio ha affidato le sorti della scuola prossima futura. Dopo mille ripensamenti e ben quattro versioni abbastanza diverse della riforma della scuola voluta da Renzi, ecco finalmente l'ultima proposta, con un disegno di legge che punta tutto sull'autonomia al posto del decreto-legge che non ha mai visto la luce. Il premier, un po' a sorpresa, designa come soggetto attuatore della più imponente riforma del sistema di istruzione di base degli ultimi quarant'anni il dirigente scolastico di cui sono stati amplificati i poteri. O, meglio, potrebbero essere amplificati i poteri se il parlamento esiterà la legge senza troppe modifiche rispetto all'articolato che si conosce.

Ma chi è il capo d'istituto che traghetterà la scuola italiana nel terzo millennio? Proviamo, con le informazioni che abbiamo, a farne un identikit. Il primo dato che salta all'occhio è quello anagrafico. Secondo l'Ocse, che proprio lo scorso anno ha condotto uno studio sull'Insegnamento e l'apprendimento nei paesi aderenti all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico  -  il Talis 2013  -  l'Italia è il paese al mondo con i dirigenti scolastici più anziani, dopo la Corea: 57 anni in media, contro i quasi 59 del paese asiatico. In Europa, dopo l'Italia, è la Danimarca ad avere i dirigenti scolastici più maturi, ma siamo lontani: quasi 53 anni di età media, che scende a 52 anni in Francia e a 51 in Finlandia, dove gli studenti eccellono per risultati.

Una differenza che diventa imbarazzante se si prendono i dirigenti scolastici "giovani" dei due paesi a confronto: l'Italia e la Finlandia. Nel Belpaese gli under 40 rappresentano una quota marginale: uno su cento. In Finlandia ci sono ben otto dirigenti scolastici su cento che non hanno ancora spento 40 candeline. Anche sugli over 60 la differenza è netta: in Italia, oltre 46 capi d'istituto su cento  -  quasi metà  -  hanno almeno 60 anni di età, nel piccolo paese scandinavo se ne contano soltanto 13, sempre su cento. Mentre lo scettro delle scuole italiane è saldamente in mano alle donne: sono infatti oltre 55 su cento i dirigenti scolastici italiani donna. In Francia le donne in presidenza sono meno della metà  -  il 42 per cento  -  e in Finlandia ancora meno: 41 ogni cento. Mentre in Corea la gestione delle scuole è affidata agli uomini che sono la stragrande maggioranza: l'87 per cento.

Per sedere nello scranno più alto delle scuole italiane è previsto un concorso pubblico, seguito da un periodo di formazione di tre/quattro mesi, che sale ad un anno in Francia e nel Regno unito può arrivare anche a 18 mesi. In parecchi paesi europei è previsto un periodo di formazione di livello universitario. Con moduli comuni che "includono  -  secondo le Cifre chiave sugli insegnanti e i capi d'istituto in Europa, 2013  -  competenze manageriali, comunicative, di team building e di leadership, sviluppo scolastico, diritto e organizzazione della scuola". E quasi dappertutto, Italia compresa, è necessario avere insegnato, quasi sempre per almeno 5 anni. Ma una volta in sella, almeno nel nostro paese, non tornano più in classe. Neppure per sostituire le improvvise assenze degli insegnanti. Nella maggior parte dei paesi europei, i dirigenti scolastici non disdegnano la sostituzione degli insegnanti che si assentano improvvisamente. Una circostanza che si verifica nel 33 per cento dei casi nella scuola dei paesi Ue, con punte del 39 per cento in Finlandia, del 42 per cento in Danimarca e addirittura del 63 per cento in Spagna. In Italia, gli alunni vedono un capo d'istituto in cattedra nel 18 per cento dei casi.

Anche a livello retributivo, il nostro paese si discosta dai partner europei. In Italia, lo stipendio base lordo dei dirigenti scolastici, al 2012, della Commissione europea è di 45.829 euro equivalenti, l'SPA: l'unità di riferimento monetaria artificiale comune, usata nell'Unione europea per esprimere volumi di serie economiche in una prospettiva di comparazione, eliminando le differenze di livello dei prezzi tra paesi. Una cifra che nel nostro paese resta costante e non varia, come avviene in quasi tutti i paesi europei, in base al livello scolastico gestito e tra un minimo e un importo massimo. E che si attesta sugli stessi livelli degli stipendi percepiti dai capi d'istituto di Francia e Spagna.

Ma loro, i dirigenti scolastici, che pensano del proprio lavoro? La maggioranza  -  due su tre  -  pensano che i vantaggi del proprio lavoro sono superiori agli svantaggi. E nove su dieci sceglierebbero ancora di dirigere un istituto scolastico. I pentiti sono pochissimi: appena 8 su cento. Quasi tutti  -  più del 95 per cento  -  sono contenti di lavorare nella scuola che guidano e la consiglierebbero come "un buon posto dove lavorare). Ma ritengono anche che la professione di insegnante non sia adeguatamente valorizzato nella società. E quasi tutti si promuovono a pieni voti: "sono soddisfatti del lavoro che svolgono giornalmente a scuola". Anche di più dei colleghi degli altri stati europei.


Articolo letto: 1163 volte
Categorie: Curiosità, Lavoro, Sociale


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Risposte - Commenti

Gerardo

20/03/2015 11:33:11
Facessero almeno bene il loro lavoro. Oggi la figura del preside è alquanto irrisoria. Anche gli alunni lo sanno purtroppo
6

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