Animali: quando il miglior amico dell’uomo era…il lupo! Potrebbe benissimo sembrare una favola di Esopo, con tanto di morale finale: uomo e lupo un tempo vivevano in conflitto

Milano
11:40 del 01/06/2015
Scritto da Gerardo

Potrebbe benissimo sembrare una favola di Esopo, con tanto di morale finale: uomo e lupo un tempo vivevano in conflitto, entrambi erano allo stesso tempo preda e predatore, si diedero la caccia per millenni, finché non scoprirono che unendo le forze avrebbero avuto maggiori chance di sopravvivenza; da allora sono amici inseparabili. In realtà è la versione semplificata di un'interessante teoria evolutiva secondo la quale l'uomo prima sarebbe stato una preda dei canidi, poi avrebbe cominciato a cacciarli, e infine, poco meno di 30.000 anni fa, avrebbe imparato ad addomesticarli.

Quando si parla di evoluzione del rapporto uomo-cane, le uniche certezze che abbiamo provengono da reperti che testimoniano come già 10.000 anni fa cani e uomini vivessero a stretto contatto. Ma alcuni fossili scoperti di recente hanno rivelato che la linea evolutiva del cane odierno (Canis Lupus Familiaris) e quella del comune lupo grigio (Canis Lupus Lupus) potrebbero essersi separate molto prima, almeno 27.000 anni fa.

In uno studio pubblicato su Current Biology lo scorso 21 maggio, un gruppo di scienziati svedesi ha illustrato il ritrovamento di un osso mandibolare appartenente a una specie di lupo, vissuta circa 35.000 anni fa nella penisola siberiana del Tajmir, che secondo le analisi risulterebbe essere l'antenato comune più recente di lupi e cani. Questo studio va ad avvalorare l'ipotesi secondo cui l'uomo avrebbe addomesticato il lupo per sfruttarne le abilità nella caccia. Tra i più strenui sostenitori di questa teoria spicca Pat Shipman, professoressa della Penn State University. In un articolo intitolato "The Wolf at the door", uscito nel 2009 su American Scientist, Shipman suggerisce una possibile situazione di partenza:

"Probabilmente all'inizio degli uMani diedero riparo a uno o più cuccioli di lupo. Man mano che questi cuccioli adottati maturavano alcuni si rivelavano aggressivi, feroci, difficili da gestire, e tendenzialmente finivano per essere mangiati o allontanati. Quelli che invece si rivelavano più mansueti e affettuosi venivano nutriti e protetti. Col tempo, gli umani potrebbero avere cooptato le abilità naturali dei canidi, sfruttando ad esempio il loro olfatto e la loro velocità nelle sessioni di caccia. Poiché la sopravvivenza veniva garantita solo agli esemplari più utili e ricettivi, i geni che codificavano per le caratteristiche più apprezzate dall'uomo hanno continuato a concentrarsi fino all'emergere di una nuova specie (o sottospecie) addomesticata."

Ma secondo alcuni studiosi esiste anche la possibilità che siano stati i lupi stessi ad avvicinare le tribù umane con l'obiettivo di nutrirsi dei loro avanzi. I lupi meno aggressivi e meno diffidenti avrebbero cominciato a frequentare stabilmente le popolazioni umane, che li avrebbero accolti di buon grado, poiché fornivano un'efficace sistema di difesa da altri predatori. Cosa sia successo dopo il primo contatto tra uomo e lupo non è ancora dato saperlo. Esistono diverse teorie in proposito. Una delle più interessanti è quella secondo cui i nostri antenati e quelli dei cani si sarebbero evoluti in parallelo, influenzandosi a vicenda su molti livelli. Dal sequenziamento dei genomi sappiamo che negli uomini e nei cani alcuni geni si sono evoluti in parallelo, segno di una probabile pressione selettiva comune. Dai lupi l'uomo avrebbe imparato a marcare il territorio, a vivere in gruppi più estesi e a cacciare in branco; mentre dall'uomo il lupo (e dunque il cane) avrebbe imparato a puntare, a riconoscere le espressioni facciali e a dare un significato più o meno specifico ai suoi guaiti.

C'è poi chi si spinge a ipotizzare che la capacità stessa di stringere amicizia, inesistente in quasi tutte le altre specie di mammifero, sia un sottoprodotto del rapporto uomo-cane. In effetti, se le teorie sulla coevoluzione di uomini e canidi venissero confermate, si aprirebbero interessanti prospettive sull'origine delle abilità sociali umane e, in generale, sull'idea stessa che abbiamo dell'evoluzione. Siamo tendenzialmente abituati a considerare la selezione naturale come una lotta all'ultimo sangue, come se ogni specie (e ogni individuo) si trovasse al centro di un'enorme arena e dovesse guadagnarsi col sangue il suo diritto alla sopravvivenza. Fenomeni come la coevoluzione e la selezione parentale, dimostrano che individualismo ed egoismo, da un punto di vista evolutivo, possono rivelarsi armi spuntate.


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Categorie: Scienze


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