Nonostante la partenza prematura e i prezzi super scontati, i consumatori non si sono avvicinati più di tanto alle vetrine. Un altro brutto colpo per il commercio italiano

Reggio Calabria
11:12 del 06/08/2014
Scritto da Albertone

Tanta curiosità ma pochi acquisti. In sostanza, molto fumo e pochissimo arrosto. Il walzer dei saldi italiani ha un solo nome: andamento lento. Anzi, lentissimo. Chi si aspettava il boom dopo una primavera di magra è rimasto deluso. Nei portafogli i soldi sono finiti e nessuno si sogna più di esagerare. D'altronde c'è di mezzo la fine del mese e un paio di scarpe o pantaloni in più la differenza la fanno eccome. Da Nord a Sud, gli scontrini staccati sono stati molti di meno. E, tutti, con un valore inferiore ai bei tempi quando uomini e donne si riversavano nei negozi portandosi a casa praticamente di tutto senza badare troppo alla convenienza. Oggi l'atteggiamento dei clienti è decisamente cambiato: guardano, provano, scrutano e vanno in un altro negozio per un raffronto. E se non sono più che convinti, lasciano la merce al proprio posto.

Le uniche a salvarsi sembrano essere due città del Nord. Nel resto dello Stivale calma piatta. A Milano e a Torino c’è qualche lieve segnale di miglioramento, mentre nel Centro-Sud le vendite sono molto fiacche e la propensione all’acquisto si limita all’essenziale. Prudenza è il leit motiv che accompagna tutte le scelte. I saldi sono iniziati ormai da un mese, ma con la crisi imperante  gli effetti delle promozioni non sono stati poi così eclatanti. Secondo i dati Confesercenti-SWG, la stagione dei saldi estivi finora ha mostrato un andamento più lento rispetto agli ultimi anni: il 67% degli italiani sostiene che parteciperà alle vendite di fine stagione di quest’anno, ma solo il 29% di essi lo ha già fatto nelle prime due settimane. Come prevedibile, gli acquisti sono soprattutto low-cost, si cercano occasioni a prezzi stracciati e si attendono i secondi e i terzi ribassi per ottenere il livello più alto possibile degli sconti. Insomma, un quadro che obbliga i commercianti a tenere aperto anche ad agosto. Nella speranza, magari vana, che qualcosa di buono possa uscire dalla calura di agosto.

Per ora ci sono soprattutto opinioni e impressioni, in attesa di tirare le somme fra un mese. A Milano, gli esercenti parlano di un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno, ma si è molto lontani dal livello di acquisti raggiunto prima della crisi. Oramai, ammettono molti negozianti, facendo promozioni in diversi periodi dell’anno, i saldi “obbligatori” concentrati in due periodi prestabiliti non hanno più senso e non costituiscono più un vantaggio per gli esercenti. Anche a Torino gli esercenti parlano di un lieve miglioramento nelle vendite, anche se la Crisi economica si fa sentire.

A Roma i negozianti si lamentano dell’andamento eccessivamente lento del proprio business, testimoniando una situazione di scarsità di acquisti e poca predisposizione anche ad entrare nei negozi rispetto a periodi passati. A Reggio Calabria, gli esercenti ammettono che quest’anno i saldi sono stati anticipati per esigenze economiche e sottolineano che i cittadini non sono disposti a fare acquisti. Per ovviare alla bassa propensione all’acquisto, i negozianti modificano gli sconti anche nell’arco di sole 24 ore, abbassando notevolmente i prezzi pur di “guadagnare qualche spicciolo”: così non è raro vedere dei capi che dal 50% passano al 60% solamente il giorno successivo. A Lecce i negozianti dicono che la situazione è stabile o peggiorata: in ogni caso, i cittadini sono poco propensi agli acquisti e sono sempre di più quelli che dichiarano di non aver approfittato dei saldi, se non per particolari accessori a prezzi stracciati.


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Categorie: Cronaca, Curiosità, Economia


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