A Paola, in Provincia di Cosenza, è accaduta una vicenda assurda con un epilogo spiacevole. E la Guardia di finanza invita a tenere gli occhi aperti...

Cosenza
10:56 del 07/10/2014
Scritto da Albertone

La storia più assurda fra quelle raccolte dalla Guardia di finanza arriva direttamente dalla Provincia di Cosenza, più esattamente da Paola. Una cittadina conosciuta in tutto il mondo per via del Santuario di San Francesco. Un luogo di preghiera e meditazione, di silenzio e riflessione. Ogni anno passano da qui migliaia di fedeli devoti al santo, che spesso lasciano le loro offerte come segno di riconoscenza e ringraziamento. E i frati, attenti ad amministrare le somme di denaro, avevano deciso di affidarsi ad un promoter specializzato nella gestione delle finanze. Peccato che sulla loro strada abbiano trovato una persona senza scrupoli. Uno di quegli agenti di Borsa che ha finito per giocarsi praticamente tutto nel mondo del contante virtuale.

Azioni eseguite con «una dissennata attività di trading online ad altissimo rischio, condotta contravvenendo alle prudenziali direttive dei frati e senza autorizzazione». In sostanza, ha agito come uno speculatore con i soldi della povera gente. Una figura senza scrupolo alcuno. Che, tutto sommato, ha dato dei discreti frutti. Giorno dopo giorno, l'uomo ha accumulato un tesoretto con i soldi dei frati. Peccato che i guadagni li tenesse per sé: al momento dell’arresto gli sono stati sequestrati «28 fabbricati, 8 terreni, 10 automezzi per un totale di due milioni e 300 mila euro». Ma per ottenere la restituzione dei soldi i religiosi dovranno attendere la fine del processo in Cassazione. Una vicenda, purtroppo, tutt'altro che isolata a livello italiano. Perchè così come i frati sono caduti nella trappola di una persona all'apparenza perbene, al tempo stesso le truffe maggiori sono state quelle messi in atto dal funzionario di banca, dal direttore dell’ufficio postale, addirittura dal docente universitario.

In realtà si sono tutti trasformati in aguzzini dei piccoli risparmiatori. E nei primi nove mesi del 2014 sono riusciti a far sparire circa 400 milioni di euro. Denaro che ignari cittadini, molti pensionati, avevano messo da parte e speravano di far fruttare, specialmente in tempo di crisi. Invece si sono ritrovati a secco, con il capitale iniziale sparito, in molti casi occultato all’estero e praticamente impossibile da recuperare. Casi su cui sta operando la Guardia di finanza, decisa a portare a galla situazioni simili. Caso eclatante è stato quello di Alberto Micalizzi, docente di economia aziendale alla Bocconi di Milano, che lo scorso anno è riuscito a far sparire 300 milioni di euro potendo contare sulla disponibilità nel portafoglio clienti anche di alcune banche d’affari. Più modesti appaiono i suoi seguaci che comunque hanno occultato cifre mai inferiori al milione di euro.

Il meccanismo è quasi sempre a piramide, con un investitore chiamato a coinvolgere almeno un altro titolare di capitali. Una catena di sant'Antonio che il più delle volte si traduce in truffa e nella sparizione dei capitali, con i cittadini stessi che non sanno poi a chi appellarsi per avere indietro il proprio patrimonio. Ma non è tutto. Il report della Guardia di Finanza, purtroppo per noi, non lesina casi particolari.

L'ennesimo? A Ferrara è stato arrestato un broker che «attraverso la produzione di falsi certificati di investimento riferiti a operazioni remunerate apparentemente con alti tassi di interesse, ha tratto in inganno oltre 100 risparmiatori sottraendo loro un patrimonio complessivo che supera gli 11 milioni di euro». Ingegnoso anche il sistema messo in piedi da un suo collega di Varese che «trasferiva dai conti dei clienti a quelli di alcuni sodali ingenti somme di denaro, carpendo la fiducia delle sue vittime e di alcuni funzionari di banca attraverso l’uso di documenti e contratti falsificati».

 

 


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Categorie: Cronaca, Denunce, Economia


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