Da un grande Marco Travaglio tutta la verità della fuga degli Agnelli ad Amsterdam: “PRENDI I SOLDI E SCAPPA”

Torino
06:40 del 29/07/2016
Scritto da Samuele

Da un grande Marco Travaglio tutta la verità della fuga degli Agnelli ad Amsterdam: “PRENDI I SOLDI E SCAPPA”

Prendi i soldi e scappa (Marco Travaglio)

Con tutte le brutture che ci riservano le cronache sul terrorismo, si sentiva proprio il bisogno di un po’ di good news. E per fortuna sono arrivate. La Exor, cioè la holding della numerosa famiglia Agnelli che controlla Fiat-Fca, Ferrari, Cnh, Juventus, Banca Leonardo, un pezzo del neonato gruppo editoriale Stampubblica e The Economist, trasloca dall’Italia all’Olanda. Per la precisione ad Amsterdam, che diventa la sua nuova sede legale e soprattutto fiscale (a differenza di Fca, Cnh e Ferrari, che ad Amsterdam hanno solo la sede legale, mentre quella fiscale è a Londra).

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Il perché è presto spiegato: la famiglia Agnelli vuol pagare meno tasse sui dividendi che ogni anno incassa dalle varie controllate: tasse che in Italia sono in media al 27,5% (più il 3,9% di Irap) mentre in Olanda vanno dallo 0 al 15% a seconda dei casi (senza Irap). Ma invano i lettori de La Stampa cercherebbero questa trascurabile circostanza nelle cronache del loro giornale, che infatti la tace. Una piccola omissione, che sarà mai, per non guastare la rubrica delle good news.

La Stampa, al solito, è vergin di servo encomio: “Exor semplifica e diventa olandese”. Ecco: semplifica. Del resto, chiunque voglia semplificarsi la vita abitando e lavorando a Torino prende baracca e burattini e mette su casa in Olanda. Ma il verbo “semplificare” è usato dal presidente John Elkann, dunque i suoi impiegati lo spalmano dappertutto, nei titoli, negli articoli, pure sul pane della colazione al posto del burro. Ecco cosa fanno gli olandesini Agnelli. Mica risparmiano sulle imposte: semplificano. Niente male per i fondatori di un’azienda originariamente denominata Fabbrica Italiana Automobili Torino. E non sapete ancora quanti vantaggi, per la collettività. Li illustra il vicedirettore Marco Zatterin: la Famiglia “indossa la casacca Orange, razionalizza la struttura di comando e completa il percorso di internazionalizzazione”. Vivo entusiasmo tra le maestranze, che riceveranno presto in dono una tuta arancione, anzi Orange, al posto di quella ormai sdrucita di colore blu. “Non chiude col passato, lo trasforma nuovamente per giocare a pieno titolo nella Champions League dei mercati globali”. Delirio alle catene di montaggio: evvai, facciamo la ola, ora giochiamo a pieno titolo in Champions League. “La holding degli Agnelli persegue da tempo una razionalizzazione del portafoglio”, come del resto gli operai superstiti, impegnatissimi da anni a razionalizzare il portafoglio, specie a metà mese quando lo trovano già vuoto.


“Exor d’un colpo si regala una governance più semplice, allinea i business, si dispone al rispetto di un solo codice civile, quello olandese”, orgoglio e vanto del Giure Mondiale perché “pragmatico, come le genti dei Paesi Bassi che lo hanno disegnato”. Da anni i giureconsulti di tutto il pianeta commentavano estasiati: “Ma l’avete letto il Codice civile olandese? Magari lo avessimo anche noi! Ma non possiamo permettercelo, eh no. Non siamo abbastanza pragmatici come le genti dei Paesi Bassi”. E questo, si badi bene, “è un punto di arrivo e, allo stesso tempo, di partenza”. Nel senso che si parte da Torino e si fa scalo ad Amsterdam. È “il simbolo della stagione di rinnovamento” e al contempo della “strategia di attacco della finanziaria ‘torinese’” (battutona). Insomma, della “vita che (ri)cambia”. A questo punto lo Zatterin si corruccia in volto: “Qualcuno dirà che è un addio all’Italia”. L’Italia così ben guidata da Matteo Renzi, che Sergio Marchionne, anzi “il Ceo di Fca”, ma anche Elkann, non mancano di ringraziare per la sua portentosa Azione Riformatrice, più che mai fiduciosi nelle sue promesse di riduzione fiscale. Eh no, cari gufi, non è così. Anzi. “Il piano varato ieri risponde che non cambia nulla, in realtà”. A parte, s’intende, il nuovo buco nelle casse del fisco di uno Stato che dal 1977 a oggi (dati della Cgia di Mestre) ha versato direttamente o indirettamente nelle casse del gruppo Agnelli la bellezza di 7 miliardi di euro.

Ai festeggiamenti de La Stampa e della classe operaia, partecipa commosso il Messaggero: “Tecnicamente non cambierà molto” e guai a quel “qualcuno” che ora “potrebbe leggere la mossa come una mancanza di fiducia nei confronti della situazione italiana, della sua evoluzione e delle riforme che sono state avviate”. Non è così: “C’è l’impegno preso da Elkann-Marchionne di rilanciare le attività industriali italiane”. Per esempio, “la Ferrari resta a Maranello”. E queste sono soddisfazioni. Le tasse non c’entrano: il trasloco avviene “più per motivi organizzativi e di controllo che fiscali”. Anzi gli Agnelli sarebbero stati felici di continuare a pagare il doppio in Italia piuttosto che la metà in Olanda. Ma Amsterdam, si sa, esercita da sempre una grande attrattiva sui giovani italiani, e non staremo qui a spiegare perché (semmai è curioso che la fuga avvenga proprio mentre il Parlamento italiano discute la legalizzazione delle droghe leggere). Non manca un tocco di classe (classe A, ovviamente) della consorella Repubblica: è vero, c’è anche “l’aspetto fiscale”, ma soprattutto “altre caratteristiche del sistema”, come “il funzionamento da Formula 1 del sistema giudiziario”. Lassù, per dire, la prescrizione, l’indulto e l’amnistia che in Italia salvarono decine di dirigenti Fiat dalla galera, non sanno proprio cosa siano.


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Categorie: Denunce, Economia


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