LA PRIMA chat intelligente. La prima via di mezzo fra gli assistenti virtuali come Siri, Cortana e Alexa e le app per comunicare che vanno da WhatsApp a Messenger di Facebook.

Catanzaro
12:00 del 21/09/2016
Scritto da Luca

LA PRIMA chat intelligente. La prima via di mezzo fra gli assistenti virtuali come SiriCortana Alexa e le app per comunicare che vanno da WhatsApp a Messenger di Facebook. Dal 22 settembre, per iPhone e Android, è disponibile l'app Allo di Google. Consente di scambiare messaggi, immagini, video, ma anche e soprattutto di dialogare con un'intelligenza artificiale di nuova generazione. Un assaggio della nuova strategia di Mountain View, che ormai punta tutto o quasi sull'apprendimento delle macchine. Partendo da un genere, quello delle chat, che è il più diffuso e dove Google ha un peso insignificante.  

Whatsapp, che Facebook ha acquisito nel 2014 per 19 miliardi di dollari, ha un miliardo di utenti attivi. Altrettanti ne ha Messenger, sempre di Mark Zuckerberg. WeChat conta su 505 milioni di utenti attivi, soprattutto in Cina, il giapponese Line ne ha 208, Snapchat segue con 200 milioni, mentre Telegram è oltre i 100. Secondo i dati di ComScore il 75 per cento del tempo trascorso sulle app dalle persone è appannaggio di soli tre soggetti, e due sono di Facebook. Google arriva in ritardo, dopo aver lanciato Duo che serve alle videochiamate, ma arriva con il primo assaggio dell'intelligenza artificiale di nuova generazione di Mountain View. L'asse portante della compagnia oggi guidata da Sundar Pichai.

Allo permette di scambiarsi messaggi di testo, adesivi (ce ne sono tre diverse serie), immagini, video e messaggi vocali. Basta poi cominciare con @google per tirare in ballo l'intelligenza artificiale e condividere con gli altri, anche gruppi di persone, i migliori ristoranti della zona, le opzioni di acquisto di un biglietto aereo, una notizia, gli orari di un museo. L'assistente virtuale di Google raccoglie le informazioni prendendole dal motore di ricerca, ne è di fatto una evoluzione, e lo si può consultare anche direttamente in un canale privato dove possiamo conversarci. Si può parargli, ma registrando la domanda che poi nel cloud viene analizzata per fornire la risposta. Non sostituisce quindi Google Now, l'equivalente di Siri, Cortana e Alexa.   
Il passaggio vero, che vale anche per altri assistenti, è quello di comprendere non solo delle domande singole ma una serie di richieste fra loro collegate. Cercare un locale nelle vicinanze ad esempio, si aggiunge il tipo di cucina, che abbia buone recensioni, che accetti prenotazioni. Con un margine di miglioramento sulle risposte, chiaro, e questo vale per l'assistente di Google come per i suoi simili. Se si devia dalle domande più comuni, delle condizioni del traffico a quelle meteo, queste intelligenze artificiali mostrano tutti i loro limiti.

Ma la strada è tracciata. Adesso resta da capire come e se Allo verrà integrato con Duo, l'altra app di Google e che ruolo avrà in Home, l'altoparlante smart simile a Echo di Amazon, o nelle nuove versioni di Android Tv. Nella intenzioni, lo hanno ripetuto più volte a Mountain View, l'assistente dovrebbe essere trasversale, dunque avere in memoria quel che gli abbiamo chiesto in passato anche se stiamo usando un dispositivo differente. Ma Google non sempre brilla per coerenza, basti pensare all'evoluzione di Google Now e Now on Tap che sono stati i passaggi intermedi nello sviluppo della ai per mobile e che ora però convivono facendo in parte le stesse cose. Vedremo quindi in quale modo Pichai e i suoi riusciranno a rendere omogeno quello che altrimenti rischia di essere un mosaico di servizi avanzati molto promettenti ma decisamente meno riconoscibili rispetto a quelli della concorrenza.


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Categorie: Tecnologia


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