l'Onu lancia l'allarme rifiuti elettronici, l'e-wast per un non corretto smaltimento rischia di arrivare ad un aumento del 33% in più rispetto ai rifiuti attuali, 72 milioni di tonnellate

Roma
19:10 del 18/12/2013
Scritto da Luca

Siamo da tempo nell’era del cosiddetto consumismo, ma l’allarme lanciato dall’Onu ha qualcosa di inverosimile e inimmaginabile, un aumento pazzesco dei rifiuti elettronici, stimato in circa il 33% in più in soli 4 anni  rispetto a quelli registrati e già oltre ogni stima ipotizzabile.

Addirittura, a voler fare un paragone bizzarro e fantasioso, i rifiuti elettronici prodotti entro il 2017 peseranno circa quanto 200 Empire State Building o 11 grandi piramidi di Giza, si stimano cioè 72 milioni di tonnellate circa. Questa è la terrificante conclusione che è stata prospettata da un gruppo di ricercatori del programma StEP Initiative realizzato dalle Nazioni Unite per studiare il fenomeno dell’electronic-waste.

In pratica, nel 2017 sarebbe necessaria una fila di camion da 40 tonnellate per caricare questi rifiuti che occuperebbe una strada lunga quanto i tre quarti dell'Equatore. Secondo lo studio dell’Onu sarebbero Stati Uniti e Cina le pecore nere della triste situazione e a guidare nei prossimi anni la produzione di rifiuti elettronici a livello mondiale al ritmo impressionante che abbiamo detto.

La StEP Initiative (Solving the E-Waste Problem Initiative), è un’organizzazione formata da strutture governative e non governative sotto l’egida dell’Onu che ha il compito di studiare il problema dei rifiuti elettronici a livello mondiale, ma soprattutto a immaginare quali effetti produrrebbero e cercare di risolvere i relativi problemi.

Nel 2012 la maglia nera nella produzione di tali rifiuti speciali è spettata all’Unione Europea, seguita a ruota da USA, Cina, India e Giappone, per un totale complessivo di 54 milioni di tonnellate, come dire una media di 20 Kg a persona, ma – secondo i ricercatori – già da quest’anno gli Stati Uniti ci avrebbero superato.

I prodotti maggiormente rappresentati nell’elenco dei rifiuti elettronici  sono televisori, computer, monitor e cellulari. Mentre la maggior parte dei suddetti rifiuti vengono smaltiti correttamente in Messico, Hong Kong, Venezuela, Emirati Arabi, Cina e Paraguay,  il problema reale è rappresentato dall’e-waste che viene smaltito in Maniera non corretta e che così finisce nei Paesi più poveri dell’Africa e del Sud-Est asiatico.

Il giusto timore dei ricercatori è che il problema venga sottovalutato, in quanto a causa di semplici formalità, in quanto non tutti i Paesi trattano l’e-waste allo stesso modo, mentre,  ad esempio, in Europa qualsiasi cosa abbia a che fare con l’elettronica è considerata RAEE, tale non è considerato in America, dove  invece i cavi, le batterie e altri prodotti simili non sono calcolati come rifiuti elettronici.

Quindi c’è il pericolo di vedere aumentare ancora di più la quantità di materiale che non viene smaltita nella maniera corretta, portando poi a inquinamento e malattie nella popolazione che ospita, suo malgrado, tutta questa spazzatura.

Da parte nostra possiamo forse fare qualcosa per limitare questa minaccia incombente, pensiamoci due volte a Natale prima di regalare un apparecchio elettronico non necessario, è difficile, ma proviamoci.


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Categorie: Ambiente, Curiosità, Sociale


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