Non c’è Comune che non organizzi una qualche Sagra in cui mangiare e divertirsi all’aria aperta. Crescono gli eventi, con essi gli introiti: per molti italiani è diventato un modo di risparmiare pur uscendo a cena.

Milano
00:00 del 08/07/2013
Scritto da Albertone

Spuntano come funghi, nonostante la stagione sia quella estiva. Ce n’è in ogni posto e per tutti i gusti. Sagre del pesce, feste in ricordo di persone scomparse, eventi più o meno improvvisati organizzati dalle associazioni del posto o da gruppi con finalità benefiche. In tutti i casi, il programma è piuttosto semplice: cena, birra e salamelle a volontà, intrattenimento musicale fino a mezzanotte e chiacchiere all’aria aperta. Estate, tempo di sagre. Immancabili come da tradizione, in via di espansione tanto da essere diventate un fenomeno tutto italiano. Se in Spagna la “noche” è contraddistinta dai tavolini dei bar, in Italia sono le feste paesane ad attirare sempre più persone.

In dieci anni l’incremento di proposte in città è quasi del 15%, a cui si è affiancata una spesa media pro capite per Manifestazioni di questo genere quasi doppia rispetto all’inizio del Millennio. Il motivo? Presto detto. La crisi anche in questo caso centra e non poco. Concedersi il “lusso” di una cena in ristorante è diventato per una famiglia di quattro persone un peso economico non indifferente. Passi per la pizza, ma quando nel conto rientra la bottiglia di vino e il dessert con tanto di ammazzacaffè, il rischio è di veder impennare il conto e di dover ingoiare il boccone amaro alla vista dello scontrino. Impensabile, hanno detto in molti, spendere oltre 30 euro a testa per una cena al sabato sera. Così, in tanti hanno ripiegato sulla sagra di paese. Dove bisogna accontentarsi di piatti e forchette di plastica, di tovaglioli di carta e di tavoli in legno recuperati spesso da qualche scaffalista, ma in cui la spesa è bassa e la resa è massima. Per i bambini è sufficiente la classica vaschetta di patatine fritte con panino alla salamella per renderli felici prima di vederli alle prese con giochi gonfiabili o interminabili partite di pallone inframmezzate da qualche spettacolo comico, per gli adulti un piatto di spaghetti allo scoglio e un fritto misto arricchisce ed impreziosisce un’uscita il cui conto è al di sotto dei 50 euro. Ovvero, portafogli alla mano, meno della metà di quello che si sarebbe speso in una normalissima pizzeria. Un dato che, alla lunga, ha finito per colpire la massa di abituali frequentatori di locali.

In particolare i giovani che uniscono la necessità – il mangiare – al divertimento (concerti, show comici, teatri) concedendosi qualche birra in più del solito anche per sostenere la finalità benefica dell’associazione di volta in volta chiamata in causa. E già perché, compresa l’antifona, in tanti si sono resi conto che la sagra poteva essere un ottimo meccanismo per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni più povere, ai Missionari diocesani, agli Enti e agli ospedali preposti all’aiuto dei bambini o di chi vive situazioni di disagio e difficoltà. Il fenomeno sagra ha abbandonato l’origine per guardare al futuro e alla beneficienza. Senza dimenticare il rispetto del cliente e del suo portafogli.


Articolo letto: 1927 volte
Categorie: Curiosità, Sociale


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Risposte - Commenti

Alessia

22/07/2013 21:37:17
E' indiscutibile che la sangra sia diventato uno dei punti di forza della cultura enogastronomica italiana. Le ragioni sono molteplici e, tra le tante, possiamo annoverare il richiamo a tutto tondo che queste suscitano; giovani, famiglie, turisti, tutti pronti a vagare tra stand e banchetti e gustare del cibo veramente ottimo!
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