Quelli di Housemarque sanno fare i giochi. Poco importa che il team finlandese ci abbia schiaffato in faccia le medie mondiali dei voti dei suoi ultimi lavori

Torino
08:00 del 26/02/2016
Scritto da Gerardo

Londra - Quelli di Housemarque sanno fare i giochi. Poco importa che il team finlandese ci abbia schiaffato in faccia le medie mondiali dei voti dei suoi ultimi lavori: Dead Nation e Resogun sono stati degli ottimi prodotti nel mondo delle release digital, e di fronte alla loro ultima fatica non si può fare altro che tendere l’orecchio.

Il problema è che questa ultima fatica, chiamata Alienation, è uno di quei giochi che, ad un primo sguardo, somigliano a tanti altri titoli: quello dei dual-stick shooter è un genere abbastanza cavalcato, ed è difficile riuscire a creare qualcosa in grado di emergere dalla massa. Eppure, appena è partita la musica incalzante, reminescente di Resogun, e gli effetti particellari sono esplosi sullo schermo come mais scaldato in una padella rovente, siamo rimasti tutti a bocca aperta: Alienation non passa certo inosservato.

Facciamoli a pezzi

Alienation, come detto, parte dal genere dei dual-stick shooter cooperativi: quattro personaggi e tanti, tantissimi nemici da fare a pezzi. L’idea, però, è stata amplificata con alcune aggiunte che rendono questo gioco in parte differente dalla massa, e che ha reso la nostra prova a dir poco entusiasmante.


In primo luogo, i personaggi sono stati dotati di un sistema che consente al giocatore di brandire tre armi. Armi standard, pesanti e secondarie si alternano, e permettono al giocatore di variare il proprio raggio e la propria potenza di fuoco a seconda delle situazione. L’enorme varietà dei nemici richiede ai giocatori di cambiare costantemente le armi e di ragionare sulle proprie azioni, dato che è estremamente facile ritrovarsi circondati e farsi prendere dal panico. Tutto questo si somma a un sistema che fa uso di alcuni attacchi speciali o mosse evasive con un tempo di cooldown piuttosto elevato, che devono essere centellinati con sapienza in modo tale da non ritrovarsi scoperti nei momenti più accesi. Infine, prendete tutto questo e immergetelo in un sistema a classi con accumulo di punti esperienza e conseguente ramo delle abilità, che si accompagna al consueto potenziamento di armi e armature. Avrete già capito che stiamo parlando di un gioco vasto, capace di divertire con più contenuti di quanti ne potessimo sperare, e con un gameplay incredibilmente frenetico. Dimenticatevi Dead Nation: qua le cose si sono fatte dannatamente più veloci, e il pericolo è pressoché costante.

La difficoltà è stata infatti tarata verso l’alto, e in generale l’aspetto cooperativo sembra avere ancora più peso in Alienation. Nella missione da noi provata - su cui siamo rimasti letteralmente incollati - abbiamo avuto a che fare con una serie di obiettivi progressivi che ci hanno chiesto di disattivare alcuni trasmettitori radio, il tutto in una terra che pullulava di avversari terribilmente coriacei. Tralasciando i mutanti - la vera carne da macello del gioco - ogni nemico è potenzialmente letale, e un attacco in gruppo di nemici più coriacei come gli Stalker (alieni capaci di effettuare un attacco corpo a corpo caricato e di teletrasportarsi) e dei nemici capaci di sputare napalm a distanza considerevole e con un’intelligenza artificiale sorprendentemente aggressiva, abbiamo completato la missione con un death count impietoso: 12 morti per me, 25 per il mio compagno svedese e un numero di nemici uccisi che ha superato il migliaio. I punti di respawn dislocati sulla mappa devono essere conquistati dai giocatori, ed ogni missione fornisce un senso di progressione chiaro e appagante. Se aggiungiamo a questo la presenza di eventi dinamici procedurali - quali orde di nemici continue o boss che ci hanno ricordato una versione più aggressiva, più mortale e più coriacea delle creature leggendarie in Diablo III - ecco servita una pietanza ricchissima.

Particelfest


Marchio di fabbrica di Housemarque, Alienation non poteva esimersi dall’includere la presenza enorme di effetti particellari. Non ci troviamo di fronte al vero e proprio marasma di Resogun, ma in alcuni frangenti, stretti nella morsa dei nemici e con alcune terrificanti bestiole chiamate Dragon che sputavano palle di fuoco, il gioco sembrava quasi sconfinare nel territorio dei bullet hell. Tutto questo lascia un’immediata e splendida sensazione nel giocatore, che sembra avere a che fare con un gioco capace di oltrepassare le banalità del genere a cui appariene ed offrire quel qualcosa in più che potrebbe davvero conquistare un pubblico ampio.

Ma non è tutto: vi è un grado di distruttibiità molto elevato nell’ambiente, con la presenza di barili esplosivi che modificano realmente la conformazione dello scenario, ed elementi che possono disintegrarsi se crivellati dai fucili al plasma dei giocatori. Persino alcuni punti di copertura possono essere demoliti, e in generale si ha la vera sensazione di trovarsi in un campo di battaglia in costante progressione. Anche se non siamo mai riusciti a modificare l’ambiente a nostro vantaggio - sfondando ad esempio una parete per creare una scorciatoia nella mappa - crediamo che quanto svolto dagli sviluppatori anche al solo livello estetico sia da applaudire.

Insomma, così come avevamo ammirato l’inventiva di Resogun e la qualità di Dead Nation, in Alienation non avremo nulla da recriminare sotto questo aspetto.


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Categorie: Videogames


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