Un documento firmato dal ministero dell’Interno obbliga i comuni a dare la residenza dopo 3 soli mesi di accoglienza.

Torino
13:00 del 20/10/2015
Scritto da Carmine

Un documento firmato dal ministero dell’Interno obbliga i comuni a dare la residenza dopo 3 soli mesi di accoglienza. Le prefetture temono il collasso e evitano di far sapere ai migranti il loro “diritto”

In Italia niente di più facile che ottenere la residenza. Basta poco, pochissimo, per godere di case popolari, sussidi, asili, sconti e anche la partecipazione al voto.

Sono sufficienti 3 soli mesi dall’ingresso (irregolare) nel territorio.

A maggio del 2015, il “Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati” (SPRAR) del ministero dell’Interno ha firmato un documento che afferma come il “presupposto per qualsiasi processo d’integrazione degli stranieri, compresi i beneficiari di protezione internazionale e i richiedenti asilo” sia proprio dar loro la residenza. E per ottenerla è sufficiente “il solo presupposto ulteriore della regolarità del soggiorno“.

Dov’è l’inghippo? I migranti allo sbarco fanno richiesta di protezione internazionale. In quel momento gli viene concesso un permesso di soggiorno temporaneo che dovrebbe durare il tempo necessario alla Commissione per valutarne i requisiti. Intanto, però, l’immigrato viene accolto negli Sprar, nei Cara e nelle case delle cooperative. L’insieme di queste due condizioni gli permette di ottenere la residenza.

E questo vale non solo per i pochi che la Commissione ha valutato essere effettivamente in fuga da guerre, ma anche i rigettati: “Anche i richiedenti asilo – si legge – sia in attesa di audizione presso la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, sia in fase dell’eventuale ricorso giurisdizionale, hanno diritto all’iscrizione anagrafica in quanto titolari di un permesso di soggiorno”.

Per ottenere la residenza non ci vuole poi molto tempo. “Ai sensi dell’art. 6, co. 7 del TU immigrazione – scrive il ministero di Alfano – la permanenza superiore a 3 mesi in un centro d’accoglienza costituisce dimora abituale e pertanto legittima la richiesta di iscrizione anagrafica”. Così gli Immigrati ospitati a nostre spese nei CARA possono ottenere la residenza nelle modalità della convivenza anagrafica. Chi invece è stato inviato in un appartamento (o hotel) oppure in un centro Sprar, la ottiene come un normale cittadino italiano e può chiederla anche prima dei tre mesi.

I vantaggi sono enormi. L’iscrizione anagrafica – si legge ancora – “è il presupposto per l’accesso all’assistenza sociale e la concessione di sussidi o agevolazioni previste da ogni comune (…) verificate mediante l’indicatore ISEE”. E poi “la partecipazione a bandi per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, i sussidi per i canoni di locazione o l’acquisto della prima casa, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e la partecipazione popolare all’amministrazione locale”. Infine la possibilità di “chiedere e ottenere il conseguimento della patente di guida italiana o la conversione della patente di guida estera”.

Sono necessarie due precisazioni. Permettere a queste persone, nullatenenti, di ottenere residenza e poter presentare quindi l’Isee significa di fatto assicurargli i benefici ai danni delle fasce povere della cittadinanza italiana. Che per quanto si sforzino di avere un Isee basso, si vedranno scavalcate nelle graduatorie dagli immigrati. I quali godono di vitto e alloggio, ma dichiarano un reddito bassissimo: ovvero i 2,50 euro al giorno che lo Stato gli assicura.

Sulla possibilità di voto, invece, al momento i Comuni che hanno aperto agli elettori extracomunitari hanno inserito la clausola della residenza da almeno 5 o 10 anni. Anche in questo caso, però, Alfano nel documento precisa che “tali previsioni normative sollevano spesso dubbi di legittimità e sono state oggetto di numerose pronunce” da parte dei giudici. Una spinta insomma, a consegnare il diritto di voto a tutti quelli che capitano in Italia e decidono di risiedere per almeno tre mesi.

Interpellato da ilGiornale.it, il vice-prefetto di un comune piemontese ha Manifestato tutta la sua preoccupazione. Chiedendoci l’anonimato, infatti, ha assicurato che molti comuni e prefetture stanno facendo di tutto per tenere nascosto ai migranti questo diritto. Che se fosse “scoperto” produrrebbe una massa di richieste d’iscrizione anagrafica che metterebbe in crisi uffici e dirigenti.

Ma non finisce qui. Perché il 7 agosto – nel silenzio generale – il ministero dell’Interno ha emesso un bando (iscrizioni aperte il 14 ottobre, fino a gennaio 2016) per il finanziamento di ulteriori 10.000 posti per far fronte ai futuri flussi migratori. Altri fondi messi a disposizione degli stranieri senza battere ciglio. Altri 10.000 immigrati che in tre mesi otterranno la residenza.


Articolo letto: 2987 volte
Categorie: Denunce, Politica


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Risposte - Commenti

Simone

21/10/2015 07:41:03
Bastardo !!! Con il 001% di voti N. C. D. Cerca di ragranellare voti per non scomparire anche svendendo litalia!!!
3

Giovanni

20/10/2015 13:57:56
Allora, se sono italiani, dovranno pagare le tasse..., basta sussidi e hotel gratis... basta privilegi...
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