Vicenda ricca di punti oscuri e contraddizioni. Alfano gestì l'operazione rispedendo moglie e figlia dell'oppositore Ablyazov nelle mani del dittatore Nazarbayev.

Roma
10:35 del 09/07/2013
Scritto da Samuele

Cerchiamo di fare il punto della situazione ripercorrendo le fasi della vicenda che ha visto il rimpatrio, in un paese soggetto a dittatura, della moglie e della figlia di un oppositore tra i più esposti, proprio del dittatore Nursultan Nazarbayev, caro amico di Berlusconi.

I difensori della donna dichiarano che "Tra il 29 e il 31 maggio a Roma si è verificata un’operazione di extraordinary rendition (azione illegale di cattura, ndr) nei confronti di una donna e di una bambina di sei anni, prelevate a casa e poi costrette, contro ogni convenzione nazionale e internazionale, a imbarcarsi su un aereo che le ha portate in Kazakistan". Qui Mukhtar Ablyazov, marito della donna e padre della bambina, è il principale dissidente del regime dittatoriale di Nursultan Nazarbayev che per questo è stato detenuto e torturato, stando alla ricostruzione di due diversi report di Amnesty international risalenti al 2003  e al 2004, riuscendo però poi a scappare nel 2009, rifugiandosi prima a Londra e poi, probabilmente, in Italia. A suo tempo, il Ministro della Giustizia Cancellieri dichiarò "Mi sono subito informata, le procedure sono state perfette, tutto in regola e secondo legge". Quindi, fin qui, tutto sembra a posto, se non fosse, che nonostante la procedura regolare o meno, madre e figlia sono state spedite direttamente nelle Mani di un dittatore senza scrupoli che le potrebbe sfruttare come possibili ostaggi per rimettere sotto tortura l'oppositore Ablyazov. E così, la notte del 29 maggio una cinquantina di uomini armati della Digos hanno fatto irruzione in una villa di Casal Palocco con un’operazione in grande stile. Sembrava si fossero preparati alla cattura di chissà quale delinquente e invece, trovano solo una signora in possesso di un passaporto diplomatico della Repubblica Centro Africana, subito sospettato di essere falso. La signora è Alma Shalabayeva, moglie di Ablyazov, che in assenza di un valido titolo di soggiorno è immediatamente trasferita nel Centro di identificazione ed esplulsione (Cie) di Ponte Galeria sulla base di un decreto prefettizio di espulsione. Con una velocità burocratica che gli avvocati della donna definiscono "sospetta", considerato anche che siamo in Italia, proprio mentre i legali discutono del provvedimento di custodia nel Cie, a Ciampino atterra già l’aereo che permetterà l’immediata esecuzione del decreto di espulsione.  Ma i rischi che la donna corre nel territorio kazako e di cui le autorità sono al corrente a causa dell’attività Politica del marito sono concreti, eppure nessuno se ne cura. Il Kazakistan è uno Stato che, secondo molte Ong e della Corte Edu, non tutela i diritti umani ma Alma Shalabayeva in meno di 48 ore viene accompagnata all’aeroporto dove la aspetta il jet che la riporterà in Kazakistan. Per aggiungere assurdità a questa vicenda, una bambina di sei anni, che frequentava la scuola in Italia, viene prelevata il 31 maggio nella stessa villa dalle mani della zia, contro la volontà della famiglia, e portata all’aeroporto di Ciampino, per essere imbarcata con la madre per il Kazakistan. "Un fatto di una gravità inaudita – spiega l’avvocato Riccardo Olivo, legale della donna insieme con colleghi dello studio Vassalli – la signora Shalabayeva non ha commesso nessun illecito e ora con la figlia si trova esposta ad un elevatissimo rischio di trattamenti disumani, analoghi a quelli cui fu sottoposto il marito in patria".

Ci sono moltissimi punti oscuri in questa vicenda. Il 31 maggio scorso, quando i parenti delle donne vedono l’aereo pronto al decollo sulla pista di Ciampino, notano che è della compagnia austriaca Avcon e chiamano Vienna. Qui la procura austriaca apre subito un’inchiesta da cui si scoprirà che l’aereo è stato pagato dall’ambasciata kazaka in Italia. E, soprattutto, dalle dichiarazioni del pilota si scopre che questi è stato avvisato alle 11 di mattina del 31 maggio, cioè prima che il Giudice di pace del Cie di Ponte Galeria convalidasse il fermo di Alma, dato che l’udienza, come da verbale, è finita dopo le 11.20 di quella stessa mattina. Come faceva l'ambasciata kazaka ad essere certa del rimpatrio? Inoltre, il fatto dei documenti falsi, in possesso della donna, poi definiti validi, poteva essere gestito in maniera diversa, senza espellere Alma ma aprendo un procedimento penale. Evidentemente la cosa doveva andare così. E ancora, quella sera di fine maggio nel giro di un’ora arriva un’informativa della Questura, dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma diretto da Maurizio Improta che recita che in forza della relazione tecnica della Polizia di Frontiera di Fiumicino (che stabilisce con una velocità record che il passaporto di Salabayeva è falso, venendo poi smentita dalla sentenza del 25 giugno Tribunale del Riesame) non c’è bisogno di ulteriori accertamenti e bisogna procedere con il rimpatrio. Per chiudere il cerchio delle contraddizioni va detto che si tratta dello stesso Ufficio Immigrazione della Questura di Roma che prima decide di non richiedere l’arresto, e che in un secondo momento riceve da destinatario la nota dell’ambasciata kazaka in possesso solo della procura austriaca. Quella famosa nota del 30 maggio in cui l’ambasciata avvisava che Alma Salabayeva aveva due passaporti validi kazaki datata 30 maggio.

Veniamo al nocciolo della questione. A gestire tutta la faccenda dell'arresto e del rimpatrio, in totale autonomia e con una velocità sconosciutà allo stato italiano, è stato il nostro vice premier Angelino Alfano. Ci sarà qualche collegamento con l'amicizia che lega Berlusconi al dittatore Kazako Nazarbayev? Fatto sta che l’intera operazione è stata portata a termine dal ministro Alfano senza che nessun altro membro del governo ne venisse messo a conoscenza, neppure Enrico Letta, e quindi c’è il forte sospetto che il segretario del Pdl abbia voluto chiudere la vicenda rapidamente e fregandosene di ogni regola solo per favorire il dittatore kazako, partner privilegiato di Eni e – soprattutto – su spinta dello stesso Cavaliere. Su questo, Letta ha chiesto piena luce. Emma Bonino, su tutte le furie per il rischio di un incidente diplomatico di enormi proporzioni si è rivolta a Letta "Evitiamo all’Italia, se possibile, l’ennesima figuraccia…". E ancora, il Ministro Cancellieri, secondo cui si era svolto tutto nel rispetto della legge,  dopo la smentita del Tribunale di Roma pretende "chiarimenti" e il fatto di essere stata sviata dal collega dell'Interno l'ha indispettita non poco.

E Alfano cosa dice? Sostiene che i funzionari del ministero gli avevano assicurato che i passaporti delle due donne erano falsi e lui ha quindi dato il via libera all’operazione. Ma la ricostruzione, secondo alcune fonti informate a Palazzo Chigi, fa "acqua da tutte le parti". Come è possibile che nessuno abbia saputo nulla di un'operazione similie? Ma la cosa più grave è che, con questo atto, l'Italia ha violato il Testo Unico Immigrazione secondo cui nessuno può essere in nessun caso rimandato verso uno Stato in cui rischia di subire persecuzioni: "Le autorità italiane – ha criticato l’Unhcr – non hanno valutato appieno le conseguenze che tale rimpatrio forzato potrebbe avere". Il caso, seguito da vicino anche dal presidente della Camera, Laura Boldrini, è quindi destinato ad avere forti ripercussioni a livello dell'esecutivo.

Ora Letta pretende che le indagini interne al Governo chiariscano la dinamica dei fatti. "La questione diplomatica ed economica con il Kazakistan – chiude la fonte di Palazzo Chigi – non deve indurre a conclusioni di comodo; se verranno accertate responsabilità, anche a livello di governo, si trarranno le conseguenze". Staremo a vedere se chi ha messo a repentaglio la vita di una madre e della sua bambina solo per interessi personali, verrà punito a dovere.


Articolo letto: 1756 volte
Categorie: Denunce, Esteri, Politica


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Risposte - Commenti

Marco

13/07/2013 16:19:17
Davvero una brutta faccenda, l'Italia ne esce malissimo, non ci si può più fidare proprio del nostro Stato e delle istituzioni italiane, capaci di rimandare una donna e una bambina nelle mani di un dittatore, solo perché amico di un determinato personaggio politico italiano o perché ci sono interessi alle spalle. Ma come siamo finiti così in basso?
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