La barba incolta, l'aria stropicciata, il fisico prestante e la cultura sterminata. Basterebbero questi ingredienti per fare di Alberto Angela un sexy symbol, ma c'è di più

Roma
11:06 del 29/12/2016
Scritto da Gregorio

La barba incolta, l'aria stropicciata, il fisico prestante e la cultura sterminata. Basterebbero questi ingredienti per fare di Alberto Angela un sexy symbol, ma c'è di più. Un segreto intimo che "umilia" Rocco Siffredi e le sue celeberrime grazie. Lo ha scovato Domenico Naso del Fatto Quotidiano: il giornalista tesse le lodi del figlio di Superquark, quelle professionali ma anche quelle intime e insospettabili.

Scovando nel web, si scoprono veri e propri movimenti di pensiero a sostegno del conduttore di Ulisse, su Raitre. Bello e bravo. Più di così?

Stanotte a San Pietro, documentario trasmesso da Raiuno ieri in primetime ha sbaragliato l’offerta televisiva. Ieri quest’uomo ha fatto un ascolto da sei milioni con la disinvoltura di chi se li compra dal salumiere, parlando contemporaneamente al telefonino.
– Fatemene 5 e mezzo, si ok ci vediamo mercoledì a tennis. 
– Dottò sono 6, lascio? Certo lascia, ti dicevo al tennis di via Giulia, ti aspetto eh.

Stormi di passerotte cinguettanti si affollano il sabato sera sotto l’hashtag #ulisse, sono giovani pulzelle annoiate, studentesse ad alte temperature, ma per lo più unità biologiche femminili in disuso, intrappolate in obsoleti contratti matrimoniali, vendicative vittime di quell’anellino, di quella sera, in quel ristorante, indimenticabile. Ehm.


Tra i fumi di questo scenario apocalittico si fa avanti la sagometta implacabile di Alberto. Avanza verso lo schermo con un leggero ancheggiamento, con passetti lesti da faina, vaneggiando cose e indicando a cacchio, gesticolando e parlando con se stesso come i pazzi nei giardini delle cliniche. Ma è solido e sicuro come il miglior Bruce Willis pre-Vodafone, quello con il fiammifero in bocca che si lasciava alle spalle pile di camion in fiamme e cattivoni agonizzanti. Nel fumo dietro Alberto ci sono i vari conduttorucoli e donmattei italiani, riversi in mezzo a biciclette fuse e rottami di superluccicose scenografie, quelle dei loro programmini con gli ospitini, con le tettine, tutti miseramente sconfitti dal potere del Sapere, schiacciati come luride blatte sotto l’insostenibile peso della Conoscenza. Questo è Ulisse! Questo è Alberto!
(parte epica, crescendo con impeto)



Da questo schermo io vi inondo di cultura. Io vi sfondo casa con un intero Moai dell’isola di Pasqua e vi ricopro con la lava ardente di Pompei. Io vi dono l’orgasmo dei Sapiosessuali! (pausa, respiro, fine parte epica).

Un Ulisse che, come abbiamo imparato da altri Angela, (vedi Piero) non tornerà mai a casa, fatevene una ragione. Adesso è ancora giovane ma prepariamoci, non ci sarà mai nessuna Itaca a riprenderselo, e la povera Penelope finirà i suoi giorni in preda ad ogni genere di abuso da parte dei Proci. Perché prima si invecchiava sulle sedie a dondolo a casa o davanti ai bar, con un cappello in testa e strati di cataratte che rendevano le schedine totocalcio indecifrabili come i glifi Maya.



Oggi invece si invecchia lì, davanti ai telespettatori, che invecchiano a loro volta telespettando, in un avvizzimento reciproco e generale, con i corvi che volano alti in cerchio, in attesa, invecchiando, anche loro, e cascando.

E dunque levatevi tutti, vade retro sabato caciarone, ma quale pub e karaoke, noi ce ne stiamo chini sotto lo schermo, come assetati caproni di montagna, ad abbeverarci alla fonte, ad ingurgitare per un paio d’ore litri di verità e curiosità su un mondo a noi sconosciuto. Babilonesi che incidono cose, mercanti di sale che frustano cosi, che urlano cose, Tuareg che masticano altre cose, che galoppano nel deserto verso direzioni precise, focalizzati, nel deserto.


Noi andiamo a dormire con le pantofole sporche di sterco di alpaca, con il pigiama che sa di zenzero d’altura. Noi dormiamo dotti, sguazzando nel sapere di non sapere! Noi ciechi nella notte, inutili moscerini nello sciame-mondo aggrappati ad ogni sillaba di Alberto che ci orienti. Esausti ma al fine ebbri delle risposte che Lui, quel figlio di SuperQuark, saprà darci. Prima di quella sua buonanotte con sguardo in obiettivo, che sa tanto di uno che ha notato il tuo occhio smarrito e ti dice: vabbé, buonanotte (aka Ciaone).


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Categorie: , Curiosità, Editoria, Sesso


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