“Considerando tutti i costi di produzione dell’uva, della trasformazione, del confezionamento (dell’iva al 22%), 1.91 euro per bottiglia ci sembra un po’ pochino per garantire una qualità dignitosa, rispetto dell’ambiente e dei lavoratori”…

Bari
12:00 del 28/08/2015
Scritto da Gerardo

“Considerando tutti i costi di produzione dell’uva, della trasformazione, del confezionamento (dell’iva al 22%), 1.91 euro per bottiglia ci sembra un po’ pochino per garantire una qualità dignitosa, rispetto dell’ambiente e dei lavoratori”…

 Il signor Carrisi ha dichiarato: “Slow Food? Gente snob e invidiosa. Il mio vino è ottimo: a 2 euro perché voglio essere popolare”. In realtà, come si evinceva dal nostro articolo – se lo si leggeva tutto – il nostro discorso era molto più ampio e non voleva essere un’accusa alla singola cantina, ma si ragionava sul reale prezzo di un vino di qualità. Ma non vogliamo certo evitare di rispondere al celebre cantante e per questo lo facciamo fare al nostro presidente nazionale, Gaetano Pascale.

Vorremmo tranquillizzare tutti: un prezzo onesto applicato al vino piace anche a noi di Slow Food (tanto è vero che abbiamo realizzato 10 edizioni della guida Vino Quotidiano e in Slow Wine si premiano le etichette più convenienti). Però dobbiamo prima di tutto chiarire cosa intendiamo per buon prezzo.

Dal nostro punto di vista il valore di un vino o di un cibo è giusto quando garantisce una remunerazione adeguata a tutti quelli che hanno lavorato per ottenerlo, quando è stato realizzato nel pieno rispetto dell’ambiente e senza scaricare costi sociali sulla collettività, e quando, in relazione alla qualità, è accessibile a chi lo deve acquistare.

Nello specifico, considerando tutti i costi di produzione dell’uva, della trasformazione, del confezionamento (dell’iva al 22%), 1.91 euro per bottiglia (a prescindere dal fatto che l’azienda sia  quella di Al Bano o di qualsiasi altro produttore) ci sembra un po’ pochino per garantire una qualità dignitosa, rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, mettendo tra l’altro fuori mercato tanti piccoli produttori scrupolosi che contribuiscono con il proprio lavoro a dare lustro al comparto vitivinicolo nazionale e a tutelare il paesaggio.

 Ci sbagliamo? Può darsi, allora auspichiamo che ci venga spiegato in che modo è possibile, così da rendere accessibile a tutti i contadini il “segreto” per stare sul mercato a questi prezzi, perché i vigneron che conosciamo proprio non ci riescono a stare sul mercato a 1.91, a 2.00 e neppure a 3.00 euro con i propri vini.

Perciò diciamo che a Slow Food non dispiace affatto che i contadini abbiano successo, anzi vorremmo aiutarli a raggiungerlo, mettendo a loro disposizione strumenti e informazioni, dal momento che non sono tanti quelli che riescono nell’impresa, almeno in termini economici.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Salute


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