L’inglese stacca tutti sia a cronometro che in salita e conferma le attese dei bookmakers. Ma l’edizione 2013 del Tour è stata fra le peggiori di tutti i tempi in quanto a spettacolo

Milano
19:48 del 21/07/2013
Scritto da Albertone

Il divertimento, quello proprio non si è visto. Lo spettacolo nemmeno, se non per qualche sporadico episodio creatosi più per la forza del vento che per l’energia nelle gambe. Il Tour del 2013 sarà ricordata come una delle edizioni più noiose della corsa a tappe francese. Un vincitore Annunciato, il britannico Chris Froome, che ha dominato dal primo all’ultimo giorno, eliminando ad uno ad uno tutti i papabili avversari. In realtà, nessuno di loro ha mai realmente dato l’impressione di poter tener testa al britannico, di potergli  sferrare un attacco in salita o magari in discesa, di avere una squadra capace di isolarlo e mandarlo in crisi grazie ad una strategia studiata a tavolino. Troppo forte Froome o troppo deboli tutti gli altri, questione come sempre di punti di vista.

Come avevano previsto i bookmakers, non c’è stata storia. Un successo annunciato ed arrivato troppo facilmente. Ed è qui che gli organizzatori della corsa a tappe francese, la più prestigiosa al mondo insieme a Giro d’Italia e Vuelta, hanno l’obbligo di fermarsi a riflettere. Dopo gli anni di Armstrong, poi tristemente declassati dallo spettro del doping, e dopo il vuoto lasciato da Alberto Contador, ora potrebbe aprirsi l’era di un dominatore senza avversari. Potevano provarci proprio Contador e Kreuziger, alleati in quanto compagni di squadra, nella realtà divisi da una gerarchia mai realmente stabilita che ha finito per punire entrambi nella prima settimana. Contador, in mancanza di forze in montagna, ci ha provato in pianura, rifilando oltre un minuto a Froome sfruttando la veemenza del vento laterale. Ma i suoi tentativi sono finiti lì, nel giorno in cui Valverde, altro spagnolo mai realmente divenuto campione, ha perso oltre 10 minuti per colpa di una foratura nel momento chiave della corsa.

Valverde si è autoeliminato, è riuscito a rientrare in classifica ai margini della top ten e si è divorato la possibilità di salire sul podio sui campi elisi. Ma per vincere un Tour serve altro, quello che per via della giovane età non può avere Nairo Quintana, compagno di squadra di Valverde, colombiano vecchio stampo in grado di mettere in crisi buona parte del gruppo in montagna, decisamente più fragile a cronometro o a strada piatta. Decisamente peggio tutti gli altri, con Evans e Schleck mai in gara e nemmeno mai protagonisti, con i francesi che nemmeno hanno sfruttato l’incoraggiamento del pubblico e si sono tolti lo sfizio di festeggiare una vittoria nella tappa epica dell’Alpe d’Huez. Troppo poco per rendere avvincente un Tour nel quale l’Italia si è distinta in negativo, collezionando magre figure e festeggiando unicamente la volata vincente di Trentin. Per il resto gli italiani non ci hanno neppure provato come dimostra il 50esimo posto di Davide Malacarne, migliore della truppa tricolore. Incolore, invece, un Damiano Cunego eternamente incompiuto, diviso dalla voglia di correre da protagonista le grandi classiche e dall’intenzione di far classifica nelle corse a tappe. Un dilemma che il corridore deve sciogliere al più presto.


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Categorie: Sport Generici


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