Sette italiani su dieci ritengono prioritario il prezzo sulla qualità. Così, le famiglie italiane stanno puntando sui supermercati a più basso costo. A discapito degli altri.

Milano
16:09 del 03/07/2013
Scritto da Albertone

Il dato, più che essere allarmante, merita una riflessione in quanto tale. Sette italiani su dieci, ovvero il 70% delle famiglie dello Stivale, fanno la spesa al discount. Senza vergogna, senza imbarazzo. Semplicemente, lo ritengono estremamente vantaggioso in un momento di crisi in cui ogni euro rimasto nel portafogli va centellinato.

Così, l’ultima analisi effettuata dalle Unioni consumatori svela una realtà ben lontana da quella di vent’anni fa, quando infilarsi in un Eurospin equivaleva dichiarare il proprio reddito urbi et orbi. Oggi nei discount, ovvero nei supermercati i cui prodotti non rientrano nel circuito dei grandi marchi, fanno la spesa single, disoccupati, cassaintegrati, famiglie numerose ma anche benestanti, disposte almeno per qualche prodotto a rinunciare alla qualità pur di non sganciare somme spropositate.

In principio, come detto, fu Eurospin, la catena di provenienza francese che portò in Italia un nuovo modo di interpretare gli acquisti. Fino ad allora Nord e Sud oscillavano fra mercati rionali, supermercati di quartiere spesso a conduzione famigliare, supermercati in procinto di trasformarsi negli attuali centri commerciali. Scelta limitata e prezzi spesso poco conveniente. L’arrivo del discount rappresentò uno strappo alla quotidianità. Improvvisamente, alcuni prodotti potevano costare anche il 50-70% in meno. Unica differenza, il marchio acquistato sino a quel momento era sconosciuto al pubblico. Un confine che per anni separò le famiglie abbienti da quelle meno abbienti.

Così fino al Duemila quando l’esplosione degli hard discout e la morsa della crisi hanno spinto praticamente tutti almeno una volta ad infilare il capo fra quegli scaffali in cui resistono scatoloni e confezioni, alla ricerca dell’occasione. Dieci anni dopo, i dati confermano che il marketing messo a punto da queste catene è risultato vincente.

I discount puntano su prezzi bassi grazie ad una minore percentuale di guadagno sui prodotti, a minor presenza di personale all’interno del supermercato e ad una filiera che garantisce ai produttori un vasto numero di ordini in cambio di prezzi spesso risicati. Un mondo a sé in cui tutto – almeno in apparenza – viaggia come negli altri supermercati: prezzi scontati, 2x3, banchi dei freschi, prodotti preparati dal reparto gastronomia, settori specifici dedicati a liquori e cibi per animali.

Il volume d’affari dei discount è l’unico ad essere cresciuto dall’inizio del 2013 a fronte di un crollo verticale dei supermercati di quartiere, quasi tutti a rischio chiusura o passati da conduzione famigliare a gestioni associate con altri marchi della grande distribuzione.

Non va meglio per i centri commerciali: dopo l’inizio del Nuovo Millennio e il boom di aperture in aree peraltro a già alta presenza commerciale, alcune maxi-strutture sono a rischio chiusura abbandono. Anche i marchi italiani hanno capito l’andamento ed hanno provato a tirare i remi in barca, consolidando il proprio bacino di clienti. Viaggiano in controtendenza solo i mercati rionali: spese piccole, bancarelle a conduzione famigliare e margini ancora convenienti permettono di resistere.


Articolo letto: 2181 volte
Categorie: Curiosità, Economia, Sociale


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Risposte - Commenti

Matteo

04/07/2013 12:32:27
Il discount logicamente fa la parte del leone nei periodi di recessione e di crisi economica. Questo successo è dato dal rapporto qualità/prezzo, anche se le marche non fanno spesso parte delle grandi multinazionali, molti prodotti sono accettabili, ma ad un prezzo decisamente più basso. In questo modo la gente risparmia sulla spesa nel carrello, puntando di più sulla quantità.
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