La finestra aperta fino al 31 gennaio conferma la carestia che regna nei Club della nostra massima serie: a livello europeo, l’Italia non è più in grado di reggere il confronto

Roma
13:51 del 16/01/2014
Scritto da Albertone

Se Nainggolan è il colpo di mercato della sessione invernale 2014, allora il segnale è chiaro: il calcio italiano da malato è precipitato in uno stato di coma profondo. Non ci sono più soldi, e questo è finalmente chiaro, ma non ci sono neppure più idee. I settori giovanili languono dimenticati nei campetti satelliti dei Club, gli investimenti sulle strutture sono fermi al palo e l’appeal del calcio di casa nostra è crollato a livelli mai precipitati prima.
Le prime avvisaglie si erano viste fin dal 2012, poi nel 2013 la sessione estiva più povera cui il calcio nostrano avesse mai assistito ha delineato la brutta strada del pallone tricolore. Unica a resistere la Juventus: il colpo Llorente messo a segno a gennaio e il botto Tevez hanno messo una pezza almeno sulla squadra fresca vincitrice del secondo scudetto consecutivo, salvando il salvabile là sulla vetta delle serie A.
Il resto della truppa, inteso come gruppone che costituisce il principale campionato italiano, si è ben guardato dallo spendere: dall’immobilismo del Milan costretto poi a ricorrere agli innesti di gennaio (Honda su tutti), alla frenesia dell’Inter che ha accettato di svendere Cassano pur di liberarsene e gettarsi a capofitto su Belfodil, rivelatosi un flop e in procinto di essere girato in Inghilterra. A Roma, sponda giallorossa, si è badato invece a portare soldi in cassaforte, puntando sulle plus valenze e investendo il minimo indispensabile eccezion fatta per il “colpo” Strootman.
Idem per il Napoli: sacrificato Cavani, il presidente De LaurentIis ha accettato di aprire il portafogli. Altrimenti, s’intende, non se lo sarebbe mai neppure sognato. Il resto della A ha volato basso: parecchi scambi, numerosi prestiti, la caccia ai giovani stranieri svenduti dai club di appartenenza, tanti “bidoni” relegati prima in panchina e poi in primavera in attesa di essere ceduti magari in serie B o C.
E chi si attendeva un gennaio sfavillante, ecco l’ennesima doccia fredda: soldi non ce ne sono, persino gli ingaggi sono complicati da sostenere e il prestito è l’unica formula ammessa per portare in rosa qualche nuovo innesto. Lamela e Osvaldo potrebbero tornare in Italia a patto che i club inglesi non pongano limiti economici al trasferimento, la Fiorentina ha puntato su una seconda scelta del Milan (Matri) per rinforzare l’attacco, il Napoli si è accontentato della propria rosa per cercare di conquistare un risultato di prestigio almeno in Europa League.
Col campionato in parte deciso in vetta, e già delineato in coda (Catania, Livorno e Bologna le più accreditate a scendere in B), la crisi del calcio italiano è frittata fatta. Ad aggravare il tutto c’è la situazione degli stadi italiani, fatiscenti e ai limiti dell’impraticabilità, oltre a Settori giovanili in cui si investe col contagocce: i risultati della Under 21 di Di Biagio non a caso faticano ad arrivare e i tempi degli azzurrini di Ventola e Pirlo paiono lontani secoli e secoli…


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Categorie: Calcio, Economia


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