Sono 23mila gli italiani che hanno contratto il virus dell’Aids, ma nel nostro Paese la mortalità dovuta al virus dell’Hiv è la più bassa del mondo. Eppure i giovani sottovalutano il rischio

Roma
23:29 del 19/02/2014
Scritto da Albertone

Parlano i numeri, freddi e asettici. Incontrovertibili, proprio come una diagnosi. In Italia, gli italiani che hanno contratto il Virus dell’Aids sono 23mila. Tanti, troppi. Dice il Centro operativa Aids dell’Istituto superiore di sanità, che ogni giorno sono dieci le nuove diagnosi di infezione da Hiv. Dieci persone a cui la vita cambia per sempre. Un errore di sottovalutazione, o un orrore di interpretazione. L’Aids colpisce anche da noi, non è lo spauracchio di un continente intero (Africa) dove quotidianamente ci si ammala e si muore.
La differenza sta qui: l’Aspettativa di vita. L’Italia, grazie al cielo e alla ricerca, ha il tasso di mortalità dovuto all’Hiv che è il più basso del mondo: il 5,7% sul totale degli ammalati. Cifre e statistiche aggiornate all’anno passato che riportano il problema d’attualità. Perché l’Aids non è un virus che si legge sui libri da scuola. Lo sanno bene i giovani e le donne, le due categorie più a rischio. Il 21% dei contagi riguarda donne, a seguito di rapporti non protetti.
Il rischio, lo ribadiscono i medici, arriva in numero sempre inferiore dall’assunzione di stupefacenti e in Maniera sempre maggiore da rapporti privi di precauzioni. Un gesto d’amore che si trasforma in un dramma famigliare. Tanto più che l’età in cui si scopre di essere ammalati si è stabilizzata sui 38 anni per gli uomini e 36 per le donne. Ovvero, proprio quando si punta ad un’attività lavorativa stabile, alla costruzione di una famiglia, ad avere dei figli, diventare papà e mamme. Succede, in un caso su cinque, che le donne scoprano di essere malate quando è già in corso una gravidanza, generando il più delle volte un aborto volontario.
C’è, insomma, da mantenere l’allerta e proseguire con quella campagna di informazione e comunicazione che ad inizio anni Novanta ha permesso di frenare la parabola ascendente. Negli ultimi dieci anni, nel mondo, il numero di adolescenti che ha contratto il virus è cresciuto di un terzo, arrivando a superare la soglia dei due milioni. Come per gli adulti, la maggior parte dei casi anche in questa fascia di età si concentra nell'Africa sub-sahariana, dove si stima che solo il 10% dei ragazzi maschi e il 15% delle femmine sappia se è stato o no contagiato.
In Italia invece si stimano 400 nuovi casi l'anno sotto i 25 anni, mentre nella fascia di età 10-19 sono alcune decine. Già questo un numero che fa paura, frutto della disinformazione e della sopravvalutazione di se stessi. L’Italia ha raggiunto, grazie alla ricerca, il numero minimo di infezioni letali. Ma molto resta da fare, anche con uno sguardo sociale verso l’Africa dove di Aids si muore, lottando contro un nemico invisibile. Anche Papa Francesco ha cercato di spronare il mondo e l’Europa per far sì che la piaga venga combattuta. Magari azzerata.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Salute


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