Ai dirigenti pubblici 800 milioni di premi. La denuncia: ecco come sprecano i tuoi soldi

Roma
05:30 del 20/07/2016
Scritto da Alberto

Ai dirigenti pubblici 800 milioni di premi. La denuncia: ecco come sprecano i tuoi soldi

Guadagni maggiori ai più anziani, riunioni superflue e obiettivi facili. Per ogni anno di età la gratifica si alza del 6%. Ecco cosa dicono i “piani di performance”.

QUAND’E’ che un dirigente dei Beni Culturali riceverà un premio per i risultati raggiunti? Lo prenderà quando contribuirà insieme ai suoi colleghi a garantire la tutela di un bene archeologico? No, quando avrà partecipato a un certo “numero di riunioni”. Quand’è che un dirigente dei vigili urbani di Roma si troverà una busta paga più ricca per maggiore produttività? Quando i suoi uomini avranno fatto tante multe in più alle auto in seconda fila così da scoraggiare quell’imperante malcostume? No, basterà dimostrare di aver vigilato “su specifici itinerari e incroci stradali” per agevolare la mobilità. Obiettivo quanto mai generico. E i dirigenti del Lavoro? Riceveranno un premio quando riusciranno finalmente a far partire l’agenzia che dovrebbe incrociare domanda e offerta di impieghi? No. Lo avranno quando riusciranno a scrivere un certo numero di “relazioni”. Mentre al ministero dell’Economia sarà sufficiente “trasmettere entro 5 giorni le delibere del consiglio della giustizia tributaria alla direzione”, procedura per la quale basta una mattinata e forse anche meno.


Questo è quanto si legge nei “piani di performance” che oggi le pubbliche amministrazioni sono tenute a mettere on line. Ed è in questa palude procedurale, indifferente ai bisogni dei cittadini, che affogano tutti i tentativi di riforma della macchina pubblica. I cui obiettivi sono così astratti e autoreferenziali che alla fine i premi per averli raggiunti li prendono tutti, nessuno escluso. Sono quasi 800 milioni di euro che ogni anno finiscono nella busta paga di 48 mila dirigenti pubblici senza o quasi alcuna giustificazione reale. In questo appiattimento generale a rimetterci sono i tanti operatori che danno l’anima senza ricevere alcun riconoscimento.

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E’ dai primi anni ’90 che i governi provano inutilmente a legare quei premi ai risultati effettivi, visibili dai cittadini. Niente da fare. Ora Renzi e la Madia hanno deciso di riprovarci. Qualche settimana fa sono stati riformati gli strumenti che serviranno a valutare l’operato dei nostri burocrati: una commissione (l’ennesima) all’interno del Dipartimento della funzione pubblica e una serie di giurie chiamate in ciascuna amministrazione a dare le pagelle. Si chiamano Oiv, “organismi indipendenti di valutazione”. E in realtà esistono già, avendoli inventati l’ex ministro Brunetta. La novità è che per garantirne l’autonomia, i loro componenti faranno parte di un albo nazionale.

A chi il controllo? Tutto però ha il sapore di un inconcludente déjà vu. In tutti questi anni un incarico così cruciale come quello di giudicare l’operato di chi ci amministra è rimbalzato di autorità in autorità, come fosse una patata bollente di cui disfarsi il più rapidamente possibile. Prima la Civit, nel 2009, un organismo in grado solo di verificare la correttezza degli adempimenti formali. Poi le competenze passano inspiegabilmente all’Autorità anti-corruzione di Cantone. Come se la valutazione dei dirigenti avesse solo implicazioni patologiche. Dal 2014 si cambia ancora e tutto viene messo nelle mani del Dipartimento della funzione pubblica. E da lì ora si parte per rimettere in piedi il sistema. Forse già quest’anno, insieme ai rinnovi contrattuali, arriverà il testo unico del pubblico impiego.

Ma perché questa volta dovrebbe funzionare? Che cosa è mancato finora? E soprattutto cosa ha consentito a quel kombinat di interessi autoconservativi fatto di burocrati sospettosi, dipendenti impauriti e sindacalisti corporativi di stravolgere il senso delle riforme che si sono invano succedute negli ultimi vent’anni? È mancata una cosa tanto semplice quanto fondamentale: l’indicazione da parte del potere politico degli obiettivi da raggiungere. Come si fa infatti a valutare l’operato dei dirigenti se non si sa cosa devono fare?

Facili traguardi. Finisce così che quegli obiettivi, in base ai quali andrebbero calcolati i premi, i manager pubblici se li danno da soli. Le cose da fare non sono più i servizi da offrire ai cittadini ma una serie di procedimenti formali di facile realizzazione: dalle riunioni tenute ai documenti trasmessi, dagli atti emanati ai report presentati


Articolo letto: 1964 volte
Categorie: Denunce, Politica


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Risposte - Commenti

Antonio

09/12/2016 15:53:07
Siamo amministrati da un'accozzaglia di mascalzoni, prevaricatori, incompetenti strapagati. Cittadini! credo sia giunto il momento. Dobbiamo ribellarci e scendere in piazza con i forconi. Dobbiamo accompagnare personalmente nelle patrie galere tutta la classe dirigente che ha portato l'Italia e gli italiani a vivere questi tempi mai vissuti prima. Non bisogna aspettare segnali perché nessuno è in grado di darli. Bisogna essere spontanei e motivati. Avanti Popolo alla riscossa.
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