Il primo trimestre ha visto le nostre vendite all'estero aumentare in valore dell'1,9%, cresce però di più il comparto della trasformazione che quello agricolo.

Parma
19:19 del 24/07/2014
Scritto da Albertone

In un'Italia che vive - o dovrebbe vivere - di industria e di servizi, c'è spazio per la campagna. La terra, la frutta e la verdura, la pastorizia e la pesca, rappresentano ancor oggi uno dei cardini su cui costruire la nostra potenziale ripresa. In un Paese in cui il tema di Expo sarà proprio legato al cibo, si scopre che nel primo trimestre del 2014 le esportazioni di prodotti del Made in Italy agroalimentare sono cresciute addirittura oltre le aspettative. D'altronde, ma la cosa è risaputa, quando all'estero sentono parlare di cucina italiana e sulle confezioni dei prodotti vedono la scritta Made in Italy, finiscono col perdere la trebisonda e gettarsi a capofitto su tutto ciò che c'è da acquistare. In ogni caso, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare Ismea riferisce uno scatto in avanti dell’1,9% in termini di valore, sintesi dell’incremento del 2,2% del comparto dell’industria alimentare e dello 0,6% del comparto agricolo.

Restano invece quasi invariati i dati relativi all’import dell’agroalimentare nel nostro Paese: +3% la crescita delle importazioni dall’estero nel primo trimestre del 2014 per un totale di 10.164 milioni di euro di spesa, 0,3% in più rispetto allo scorso anno. Ma cosa esportiamo all'estero? Ovviamente i nostri prodotti più pregiati e più apprezzati, sui quali possiamo effettuare una produzione su vasta scala riuscendo anche ad ottenere un guadagno importante. Prosciutti, speck e culatelli segnano un aumento delle vendite oltrefrontiera con una crescita del 9% sui primi tre mesi dello scorso anno, che aggiunta ai salumi e agli insaccati (+3,1%) ha permesso di chiudere il 2013 con 968 milioni di euro di vendite.

Deciso miglioramento anche per i formaggi e i latticini, che dopo un biennio di fatturati stabili, registrano una crescita totale del 7,9% chiudendo il 2013 con un totale di 2.059 milioni di euro di vendite: il Pecorino/fiore sardo fa un balzo in avanti con il 27% di vendite in più rispetto al passato, seguito dal Gorgonzola con il +7,9% e dal +2,7% dei formaggi Grana e Parmigiano. Merito, questo, anche delle campagne di comunicazione e marketing messe in pista dalle aziende produttrici. Finalmente, forse, ognuna ha smesso di guardare al proprio orticello. Ci voleva la crisi.

Accelerano le vendite all’estero anche di frutta fresca e secca con un aumento del 7%, mentre restano più o meno invariate rispetto agli ultimi anni le esportazioni di preparazioni di ortaggi, legumi e frutta (+2,4%). Il calo generale dei prezzi è causa di una minore crescita dell’export vinicolo (+2,9% rispetto al +7,4% il valore di crescita registrato nel primo trimestre 2013) anche se restano molto positivi i risultati delle vendite all’estero degli spumanti, che confermano la crescita degli anni passati, raggiungendo nei primi mesi del 2014 ben il 18,1% di vendite. Tra i prodotti agroalimentari destinati all’export, vini e spumanti restano decisamente in testa alle vendite, raggiungendo i 5.005 milioni di euro a fine 2013.

Diminuisce leggermente l’export del comparto degli aceti commestibili, passando dal +5,8% del 2013 al +2,8% di quest’anno mentre arretra drasticamente la richiesta estera di vermouth italiano (-8,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Pasta e ortaggi freschi cedono all’estero rispettivamente l’1,7 e il 3,5%, arretrando di parecchi punti rispetto all’anno scorso, mentre aumentano dell’1,6% le vendite del comparto panetteria, biscotteria e pasticceria, del 2,2% quelle dei prodotti dolciari a base di cacao, del 6,4% quelle del riso lavorato e semilavorato. In modesta ascesa anche la richiesta oltreconfine di olio di oliva. Meglio guarda oltrefrontiera, perchè qui da noi è un periodo da lacrime e sangue. Lo studio rivela infatti come nei primi cinque mesi del 2014 la flessione della spesa agroalimentare degli italiani sia dell’1,4%, nettamente più contenuta rispetto al 2013, che con il -3,1% ha registrato il peggior risultato dall’inizio del millennio.


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Categorie: Cronaca, Esteri, Salute


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