Il sito ilnapolista.it (seguito da “La Repubblica” e da “Il Fatto Quotidiano”) ha pubblicato in esclusiva alcuni stralci del documento della procura, e quel che si legge sull’attuale Presidente bianconero, riguardo la vicenda degli striscioni “contro Superga” durante il derby 2014, fa girare lo stomaco. 

Milano
12:00 del 01/04/2017
Scritto da Luca

Il sito ilnapolista.it (seguito da “La Repubblica” e da “Il Fatto Quotidiano”) ha pubblicato in esclusiva alcuni stralci del documento della procura, e quel che si legge sull’attuale Presidente bianconero, riguardo la vicenda degli striscioni “contro Superga” durante il derby 2014, fa girare lo stomaco. Le carte della procura esaminate dal sito napoletano riportano come Andrea Agnelli fosse a conoscenza dell’introduzione all’interno dello Juventus Stadium del tristemente celebre striscione Superga, solo uno schianto”, esposto da una parte di tifosi bianconeri durante il derby del febbraio 2014. Non solo, secondo quanto riportato dalle carte federali, gli striscioni “clandestinamente introdotti, pur nella consapevolezza che la loro esposizione avrebbe comportato una salata ammenda per la Società” furono introdotti, appunto, dal capo della sicurezza della Juventus Alessandro D’Angelo e dal capo ultras Raffaele Bucci, recentemente suicidatosi.


I due introdussero lo striscione all’interno dello stadio per – si legge negli atti –“evitare lo sciopero del tifo ed eventuali ritorsioni nei confronti della propria Società di appartenenza”, con Andrea Agnelli che – come annota il procuratore federale Pecoraro – “era perfettamente a conoscenza dell’introduzione di materiale vietato all’interno dello stadio perché di ciò informato da D’Angelo con il quale risulta intrattenere un rapporto personale di amicizia oltre che rapporti di natura professionale”. Agnelli dunque sapeva, come dimostra per altro la telefonata dello stesso numero 1 bianconero a D’Angelo dopo aver appreso che le telecamere di sicurezza dello Stadium avevano beccato lui e Bucci in flagrante: “Ale (D’Angelo, ndr) sei un ciuccio, ti hanno beccato!”

Ma non solo, Agnelli infatti – sentito dalla procura – incolpa di tutto D’Angelo, ma – come si evince dalle carte e dalle intercettazioni, Agnelli sapeva benissimo dei “compromessi” attuati dal suo amico/dipendente D’Angelo nei confronti della frangia più estrema del tifo bianconero, e non solo non fece nulla per fermarli ma addirittura non allontanò mai queste persone dalla società Juventus. Una storia, dunque, quella svelata dal sito partenopeo, che non lascia troppi spazi ai dubbi e alle perplessità: il Presidente della più ricca e forte squadra italiana sapeva dell’introduzione di striscioni beceri e altamente offensivi all’interno del proprio stadio, con il capo della sicurezza (a quanto pare) incaricato dallo stesso di eseguire l’operazione.

“No a striscioni di tifosi canaglia”, tuonava lo stesso Agnelli davanti alla telecamere dopo quel famoso derby, e arisentire adesso quelle parole, la sensazione è che la figura della canaglia, qui, la stia facendo chi dovrebbe controllare ed assicurarsi che i tifosi presenti nel suo stadio non facessero, appunto, “le canaglie”. Ma quis custodiet ipsos custodes? Chi controlla chi dovrebbe farlo?


Articolo letto: 326 volte
Categorie: , Calcio, Denunce


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Risposte - Commenti

Paolo

01/04/2017 17:03:03
Secondo me il striscione apparso nello stadio con i complimenti al presidente Agnelli era solo un segnale forza è coraggio .
7

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Agnelli - Juve - Juventus - Calcio - Serie A - Presidente Juve - Vergogna -

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