Nel Comune della Terra dei fuochi i dati sono spaventosi rispetto alla media nazionale, ma tutta la Regione Campania ha dati che non hanno paragoni nel resto della Penisola. Colpa dell’inquinamento e di un territorio ormai martoriato

Napoli
08:38 del 23/05/2014
Scritto da Albertone

C’è una città d’Italia in cui i tumori fanno più paura degli incidenti stradali, delle morti bianche e della vecchiaia. Un Comune dove ci si ammala e si muore con una frequenza che non ha pari nel resto della Penisola. Un paese di nome Afragola, diventato famoso per essere una della “capitali” della Terra dei fuochi della Provincia di Napoli, laddove il territorio è ormai contaminato e l’inquinamento ha investito anche le falde acquifere.
Qui, per colpa dell’uomo, il cancro si è diffuso come una piaga. Numeri che danno ad Afragola il triste primato di essere il luogo d’Italia in cui più si muore per tumore. Ci si ammala, e la patologia è crudele da non andarsene praticamente mai. Un primato triste, correlabile con la quantità di sostanze tossiche che permeano il terreno.
Ma Afragola non è la sola. È la prima, ma non l’unica. La Campania è la Regione d’Italia che detiene in questa speciale classifica tutte le prime posizioni. C’è chi sostiene che l’eccesso di mortalità non sia provocato dai rifiuti tossici, dai roghi alla diossina, dagli sversamenti illegali. Che si muoia di più perché qui è più difficile curarsi.
La questione è complicata da dirimere. I numeri invece sono impietosi. Proprio come il cancro. Acerra, Castellamare, Giugliano e Casal di Principe hanno dati inspiegabili per quel che riguarda il tumore maschile al fegato, ma il cancro colpisce le donne in Maniera statisticamente significativa anche a Brusciano, Calvano, Casalnuovo di Napoli, Frattamaggiore, Giugliano, Marigliano, Melito di Napoli, San Cipriano, Santa Maria Capua Vetere.
A Caserta la statistica è molto più alta rispetto alla media italiana per quel che riguarda il tumor al colon-retto, a Portici e a Quarto gli uomini soffrono in maniera esponenziale rispetto ai conterranei di tumore al polmone. Per quanto riguarda i tumori maligni nel loro complesso, la mortalità in Campania tra gli uomini è superiore ai valori dell'intera Italia per il contributo delle province di Caserta (solo per gli uomini) e di Napoli (per entrambi i generi), con tassi particolarmente elevati per tumori di fegato, laringe, trachea-bronchi e polmone, prostata, vescica (nelle donne solo del fegato, della laringe e della vescica).
E soprattutto in Campania si viene colpiti dal cancro ai polmoni in maniera significativamente superiore che nel resto d’Italia. In Campania, come detto, se si viene colpiti dal cancro, si muore più facilmente che altrove. E qui dagli studi arriva un’altra informazione allarmante: la frequenza della mortalità tra gli ammalati va di pari passo con la scarsa adesione ai programmi di screening. La partecipazione alla road map dei controlli è molto lontana dalla media nazionale e dalla copertura necessaria.
E poi si conferma il dato già evidenziato da indagini precedenti: nella parte meridionale della Provincia di Napoli e nella parte settentrionale della Provincia di Caserta, ci sono malformazioni congenite alla nascita superiori che nel resto d’Italia. Ma i dati “sballano” anche nei luoghi che hanno avuto una forte presenza di amianto. La correzione fra tumore ed eternit è dimostrata e confermata. Succede a Balangero, Emarese, Casale Monferrato, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla, tutte città nelle quali si sono osservati incrementi della mortalità per tumore maligno della pleura. Nel periodo 1995-2002 nell’insieme dei dodici siti contaminati da amianto sono stati osservati un totale di 416 casi di tumore maligno della pleura in eccesso rispetto alle attese.
Ma i siti industriali con sorgenti emissive potrebbero anche essere la causa di ulteriori incrementi nei decessi dovuti a patologie riconducibili al cancro. È il caso di Gela e Porto Torres, dove si muore di più per tumore polmonare e malattie respiratorie non tumorali: sarà per via delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici? Se lo stanno chiedendo gli scienziati.
Analoga ricerca è in corso sui cittadini di Taranto e del Sulcis-Iglesiente-Guspinese: nei decessi sembrano giocare un ruolo importante le emissioni degli stabilimenti metallurgici. L’Ilva vi dice nulla? Ma gli esempi nono sino finiti. A Massa Carrara, Falconara, Milazzo e Porto Torres sono riscontrati eccessi di mortalità per malformazioni congenite e condizioni morbose perinatali a causa dell’inquinamento ambientale.
A Massa Carrara, Piombino, Orbetello, nel Basso bacino del fiume Chienti e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese, le patologie del sistema urinario, s’ipotizzano causate principalmente dai metalli pesanti, IPA e composti alogenati.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Salute


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