Afghanistan: ennesimo attentato, morti. Esplode un ordigno vicino a uffici giudiziari di Jalalabad.

AFGHANISTAN
11:20 del 20/06/2013
Scritto da Alessandro

Il sangue continua a scorrere per le strade di Kabul. Un ordigno è esploso all'alba nella provincia orientale di Nangarhar causando la morte di due persone e il ferimento di una terza. A riportare la notizia è il quotidiano online locale Khaama Press. L'attentato è stato confermato da Ahmad Zia Abdulzai, portavoce del governo provinciale. L'ordigno sarebbe stato collocato nel quarto distretto di Jalalabad, capoluogo provinciale, nei pressi dell'ufficio del Procuratore della Repubblica.

L'attentato arriva a pochi giorni dall'Annuncio del presidente degli Stati Uniti Barack Obama di voler aprire un tavolo di trattative con i Talebani per una pacificazione. Il Mullah Omar, numero uno dell'organizzazione si è detto disposto all'apertura di un'ufficio di rappresentanza in Qatar dove discutere con il presidente Hamid Karzai e il presidente Obama lo scambio di prigionieri e l'avvio di un processo di pace che dovrebbe garantire la stabilità nel paese flagellato da una guerra di 12 anni. Per parte loro gli Stati Uniti chiedono la totale rottura con Al Qaeda e la garanzia che l'Afghanistan non venga trasformato in futuro in un campo di addestramento per attacchi contro altri paesi.

Interlocutore degli Usa è la Commissione Politica dei Taliban che riunisce tutti gli attori della guerriglia afghana, inclusa l'ala più dura e oltranzista dei Taliban. I negoziati di pace arrivano in una fase cruciale per le sorti del paese. Nei giorni scorsi si è perfezionato il passaggio di consegne tra la forza di pace e le forze governative cui ora sarà demandata la sicurezza dell'Afghanistan. Un passo molto importante verso il completamento di quella transizione che entro la prossima primavera vedrà le forze Nato abbandonare il Paese a 13 anni dall'inizio di una sanguinosa guerra iniziata all'indoMani dell'attentato dell'11 settembre al World Trade Center.

Appena partiti, tuttavia i negoziati si sono subito fermati, almeno da parte del governo guidato da Karzai che ha imposto un brusco stop alle trattative per via di una discordanza tra le dichiarazioni degli Usa e l'intenzione da parte del governo statunitense di inviare un proprio rappresentante diplomatico. A Karzai non sarebbe piaciuta poi la formula scelta dai Taliban di un "Emirato Islamico d'Afghanistan" e ha sottolineato la necessità che il processo di pace sia guidato dagli afghani e nella fattispecie dal suo governo. Tanto che il Parlamento ha addirittura approvato una mozione per condannare e respingere la denominazione scelta dai Talebani.

Sulla marcia indietro del governo afghano peserebbe anche un accordo bilaterale sulla sicurezza con gli Stati Uniti per garantire la permanenza delle truppe di interposizione e peacekeeping anche oltre la primavera del 2014, termine ultimo per il ritiro fissato già da tempo dal presidente Obama. Si apre una fase delicatissima che potrebbe dire molto sui destini di un paese piegato ed annichilito dalla recente guerra e da quasi vent'anni di scaramucce e guerra civile. Il presidente Obama si è detto dispiaciuto per l'interruzione dei negoziati di pace e da Berlino ha auspicato che le trattative possano riprendere al più presto, superando divergenze e contrasti. Intanto però in Afghanistan si continua a morire, qualche giorno fa quattro soldati statunitensi sono morti in un attacco dei Talebani cui si aggiunge l'attentato sanguinario di oggi.


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Categorie: Esteri


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