Trasferiti da Sud a Nord e anche oltreconfine spesso si perdono le tracce degli animali. Invece di essere affidati a delle famiglie, si sospetta che finiscano nei giri dei combattimenti clandestini, usati nel traffico di droga e per la vivisezione

Roma
09:19 del 20/07/2013
Scritto da Luca

Oltre al mercato degli animali da compagnia definito in un certo qual senso legale e controllato, una piaga del nostro paese è rappresentato dal randagismo che unitamente al problema dell'abbandono di cani e gatti, soprattutto nel periodo vacanziero, determina una situazione di vera e propria emergenza.. Nel disinteresse palpabile delle autorità locali, l'Italia è una vera e propria fabbrica di cani e gatti che continuano ad accumularsi in strutture il più delle volte inadeguate e irregolari, pur se sono stanziati dallo stato dei regolarmente dei fondi che attirano inesorabilmente l'attenzione di gente senza scrupoli e priva di ogni sentimento. Una soluzione utile è rappresentata dal sistema delle adozioni, ma non sempre è così facile. Questo fenomeno, come una medaglia, ha due facce, una è rappresentata da strutture serie e dall'opera encomiabile di volontari seri e coscienziosi che contribuiscono alla ricerca per questi animali di una casa e di affetto, l'altra, invece, da un sistema malavitoso che fa del problema randagismo un vero e proprio bussines. Stiamo parlando di quegli animali di cui si perde traccia, smerciati per l'utilizzo in lotte clandestine, vivisezione, commercio di pelli e pellicce.

Naturalmente non c'è prova di questo sistema criminale che lucra sulla pelle di esseri indifesi, solo la registrazione di una serie infinita di episodi e numeri impressionanti di denunce da parte delle associazioni varie a difesa di questi animali. Nessuno indaga a fondo sul caso di canili svuotati verso destinazioni ignote, siano esse altre regioni o l'europa. L'unica eccezione che conferma la regola è data da un procedimento in essere presso il Tribunale di Napoli del 2011 iniziato su impulso di un gruppo animalista e proseguito per volontà di una Pm coraggiosa che ha portato in giudizio il traffico di randagi dell'amena isola di Ischia e camuffato da regolari adozioni in GerMania e del quale ancora non si ha notizia sull'esito. Il primo risultato è che finalmente se ne parla, si affronta il problema, si portano a conoscenza della massa le notizie agghiaccianti, l'orrore di questo traffico di esseri viventi. Ricordiamo di una denuncia partita dalla giornalista Margherita D'Amico, dal portale ilrespiro.eu in cui si racconta di come cani e gatti "Spediti in carichi su furgoni, station wagon, oppure affidati ai cosiddetti "padrini di volo", provenienti dall'Italia, ma anche da Spagna, Grecia o Turchia, confluiscono ogni anno nei paesi del nord Europa, in Germania arrivano dai 250 ai 400 mila cani". Nell'inchiesta è citata anche una testimonianza Enrica Boiocchi, vicepresidente delGruppo Bairo, una delle tante associazioni attiviste: "Finché non vedi con i tuoi occhi non capisci. Partecipai al fermo di un carico al confine con la Svizzera: un trasportino per gatti di quelli piccoli, di stoffa, ne conteneva nove. I cani, come di prassi in queste spaventose spedizioni, erano sedati, imbambolati, nemmeno si tenevano seduti. Ogni giorno mezzi carichi di questi sventurati passano la frontiera svizzera, li vediamo, eppure non li ferma nessuno". Stipati nelle gabbie all'interno dei veicoli, gli animali attraversano l'Italia e oltrepassano i controlli superficiali. Si tratterebbe un giro di denaro enorme. Vale appena il caso di ricordare che a differenza dell'italia, negli altri paese europei vige la soppressione e la sterilizzazione, quindi il fenomeno del randagismo non esiste. Prendersi, pertanto, carico dei cani e gatti randagi che arrivano è giustificato solo per affari e anche perchè la sperimentazione sugli animali è permessa, quindi necessita di una sempre crescente domanda di cavie da laboratorio. Il business del randagismo e dei canili viene valutato intorno ai 200 milioni, anche se secondo un ultima stima avanzata dall'Ugda, il giro complessivo del traffico di cani si aggira sui 500 milioni di euro. Valutazioni realistiche stimano i cani vaganti 600 mila, di cui 200 mila ricoverati nei canili, per ogni cane rinchiuso il comune di appartenenza spende dai 300 ai 1000 euro l'anno. Una spesa significativa che però non mette gli animali al sicuro. Il canile non sempre è l'ultima tappa. Gli interessi in gioco sono più alti di quanto non si sappia e la legge viene sistematicamente ignorata, regna sovrano il silenzio, l'omertà: Sindaci, polizia, giudici, medici della Asl, tutti complici, a volte anche ignari. È l'Italia dei canili, una terra degli orrori.
Dopo che l'opinione pubblica è stata messa a conoscenza di questi traffici illeciti, sono divenuti sempre più frequenti, su iniziativa di attivisti e guardie zoofile, i fermi di furgoni strabordanti di animali drogati, addormentati, ammucchiati in carichi diretti a Nord. Tant'è che la Lega nazionale per la difesa del cane si dichiara per la prima volta contraria alle adozioni all'estero e Annuncia un nuovo regolamento interno riguardo i trasferimenti in Italia. Eppure esiste in Italia una legge che disciplina la materia del randagismo, la 281/91, ritenuta dagli studiosi del diritto un'ottima legge, che correttamente applicata consentirebbe la risoluzione di una profonda piaga sociale, sanitaria e morale, ma che allo stato dei fatti è inutile, tanto che le ingenti somme stanziate dallo Stato italiano, continuano a incoraggiare gestioni inefficienti e propositi criminali. Contrariamente a quanto avviene nella maggior parte degli altri paesi, la nostra normativa proibisce la soppressione dei randagi e vieta che siano ceduti alla sperimentazione, ma richiede di prevenire contenendo le nascite attraverso sterilizzazioni sistematiche, identificando ogni soggetto con il microchip. Ciò nonostante l'Italia è una fabbrica di cani e gatti. Esistono dunque gli strumenti ma non la volontà di sconfiggere un malessere di cui è persino impossibile definire le proporzioni. Al proposito un responsabile del Nirda-Nucleo investigativo reati in danno agli animali del Corpo Forestale dello Stato, Marco Avanzo osserva: "Riscontriamo di tutto, dai canili lager fino a strutture d'eccellenza. Problema comune sono le mancate sterilizzazioni".  La 281/91 descrive i canili come luoghi di mero transito nell'attesa di adozioni controllate, e i fondi pubblici sono assegnati alle Regioni per prevenzione e educazione. Ma fatta la legge trovato l'inganno, c'è un difetto nella previsione legislativa. Affidate alle Regioni le competenze territoriali, ciascuna ha sotto-legiferato a sé, distribuendo soldi e autonomia a una miriade di realtà locali. Sembrerebbe un paradosso, ma non è raro che gli animali (anziché essere sottoposti a sterilizzazioni) siano incoraggiati a riprodursi negli stessi canili, quindi di nuovo abbandonati sul territorio, affinché continuino ad alimentare il sistema. In un simile far west tante strutture che si assicurano il contributo pubblico - in base al numero degli ingressi, se non a densità di popolazione umana - non hanno interesse a favorire le adozioni, né una vita decente ai cani e se invece favoriscono le adozioni queste ultime sono dirette solo a spronare il traffico illecito e il commercio illegale come detto sopra.

Nessuno controlla il controllore. I rappresentanti di enti locali e Regioni, che dei randagi sono responsabili, non ne rispondono mai personalmente", accusa Paola Suà, presidente dell'Ugda che sul randagismo ha curato un duro dossier consegnato al Parlamento della scorsa legislatura. "Ad aggravare ignavia e incompetenza di troppe Asl, le polizie municipali non hanno altro diretto superiore che il sindaco; se questi è indifferente o connivente con gli appetiti delinquenziali, è la fine", aggiunge Carla Rocchi, presidente dell'Enpa, Ente nazionale protezione animali: "Comuni e soprattutto Asl si trincerano dietro l'obbligo di dimostrare il dolo da parte dell'eventuale denunciante". Una soluzione al fenomeno è quello di isolare i corrotti e cambiare strategia, una spinta in talsenso arriva dalla Lega nazionale per la difesa del cane, che sta deliberando provvedimenti interni molto restrittivi. "Dobbiamo tutelare gli interessi ma anche la vita stessa degli animali, combattendo meccanismi inquietanti e privi di misura", dice la neo presidente Piera Rosati. "Siamo contro le adozioni all'estero e personalmente caldeggio gli affidi sul territorio, supportati da adeguate politiche. Capisco però che casi disastrati rendano ancora necessario sistemare i cani del Sud nelle regioni del Nord Italia. Per quanto ci riguarda, questo deve avvenire passando per ferrei controlli pre affido e successivi riscontri. Nuove linee guida richiederanno alle nostre sezioni massimo rigore e un migliore coordinamento".  Chi ama gli animali, per un istante immagini che dentro una gabbie ammassata sul fondo di qualche furgone ci sia il suo cane, o il suo gatto, sottratto alla casa e alle certezze. Drogato, confuso, solo verso l'ignoto, spaventato, ciò forse ci aiuterà a comprendere meglio il significato di questo orribile traffico, al cui riguardo è necessario ottenere immediati provvedimenti, chiarezza e giustizia.


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Categorie: Curiosità, Denunce


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Risposte - Commenti

22/07/2013 17:07:28
Gli animali non sono giocattoli e chi fa del male ad un animale è un essere immondo . In fondo nessuno obbliga ad adottare animali, non capisco perchè le persone si prendono impegni che poi non sono in grado di mantenere. Sicuramente ci vorrebbero pene più severe per maltrattamenti sugli animali
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Marco

20/07/2013 18:41:35
Il fenomeno del randagismo ormai sta diventando una vera piaga. Questi poveri animali vengono prima presi dai loro padroni, magari per fare qualche regalo, poi quando si accorgono che costano e bisogna dedicargli del tempo allora li abbandonano perché stufi di accudirli. per prima cosa secondo me ci vorrebbero pene esemplari per chi abbandona i cani, poi bisognerebbe trovare un sistema per tracciare tutti questi animali ed associarli ad un padrone, in modo che si sappia chi andare a cercare se si trova un cane abbandonato.
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Albertone

20/07/2013 09:57:32
C'è chi ancor oggi riesce a lucrare sugli animali, rivendendoli come se fossero merce di scambio e non degli esseri umani con diritti e doveri pari ai nostri. Purtroppo manca una vera campagna comunicativa che metta in risalto l'importanza di trattare nel modo corretto un animale. Ecco perché poi si va incontro a gabbie, maltrattamenti e denutrizioni.
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