Addio Italia: Pirelli verso la Cina. Presto Pirelli sarà una cosa diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere. Nel suo azionariato, infatti entra un colosso della chimica cinese ChemChina

Palermo
10:00 del 22/03/2015
Scritto da Gerardo

Presto Pirelli sarà una cosa diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere. Nel suo azionariato, infatti entra un colosso della chimica cinese ChemChina.A conclusione del riassetto sulla Bicocca sarà lanciata un'opa che la valorizza 7,15 miliardi di euro (15 euro per azione) e dirà addio alla Borsa. Quello che non cambierà sarà il timoniere che resterà ancora fino al 2021 Marco Tronchetti Provera. "Entro il weekend si chiude. Ci sono ancora dei passi da fare" ha detto ieri sera il presidente di Pirelli lasciando la sede di Gpi.

Resterà italiana?

Pirelli resterà italiana? Gli è stato chiesto. "Finché non ci saranno i comunicati non posso dire nulla" ha risposto. Il primo cda a dare il via libera all'accordo con ChemChina è stato quello di Nuove Partecipazioni, la holding che fa capo a Marco Tronchetti Provera e che riunisce Gruppo Partecipazioni Industriali, Marco Tronchetti Provera Partecipazioni, Yura International, Vittoria Assicurazioni e Fidim.Secondo quanto si apprende hanno approvato l'operazione anche Unicredit e Intesa Sanpaolo (quest'ultima non ha avuto bisogno di passaggi in cda) anche se le bocche di tutti restano cucite in attesa del via libera definitivo che dovrebbe arrivare durante il fine settimana.

La Borsa

La Borsa però non ha aspettato il lancio dell'offerta e ha già portato i titoli della Bicocca oltre il valore che i soci di Camfin hanno attribuito alla loro partecipazione. Il titolo, dopo una fiammata in mattinata, ha chiuso in rialzo del 2,21% a 15,23 euro (valore che incorpora il dividendo che l'anno scorso era stato di 0,32 euro) tra scambi vivaci per oltre 21,5 milioni di pezzi, pari al 4,52% del capitale sociale. Gli advisor sono al lavoro sulle questioni tecniche, forse per questo Pirelli al sollecito di Consob risponde, prima dell'apertura dei mercati, "di non essere stata fino ad oggi destinataria di alcuna comunicazione formale circa il lancio di offerte pubbliche di acquisto". "Le trattative sono in corso" risponde invece Camfin alla richiesta di informazioni trasparenti. Obiettivo dichiarato del riassetto è "garantire stabilità, autonomia e continuità nel percorso di crescita nel tempo del gruppo Pirelli che manterrebbe gli headquarter in Italia". In particolare l'operazione comporterebbe "il trasferimento dell'intera partecipazione detenuta da Camfin (26,2% circa) ad un prezzo di euro 15 per azione a una società italiana di nuova costituzione, controllata dal partner industriale internazionale con un contestuale reinvestimento di Camfin in detta società".


Il pacchetto sul mercato costa già oltre gli 1,87 miliardi calcolati sul valore attribuito dalla stessa società.Una volta perfezionatosi tale trasferimento, verrebbe lanciata un'offerta pubblica di acquisto sulla totalità delle azioni di Pirelli che porterebbe al delisting. "Noi siamo felicissimi di collaborare con la Cina su tutti i formati": è il commento del ministro dell'Industria e del commercio russo Denis Manturov interpellato in un incontro sull'Expo a Milano sull'atteso accordo per l'ingresso di ChemChina in Pirelli.

Chi è China National Chemical

Corporation, detta anche ChemChina è la più grande società chimica di proprietà statale sotto il controllo del Sasac (State-owned Assets Supervision and Administration Commission),fondata nel 2004 e oggi guidata dal presidente Ren Jianxin. Ed è anche al 19mo posto tra le prime 100 aziende chimiche del mondo. Nel 2013 il suo fatturato ha raggiunto 244 miliardi di yuan (circa 37,2 miliardi di euro).Lavora in sei settori dai nuovi materiali chimici a quelli di base, dalla lavorazione del petrolio agli agrochimici, dalle apparecchiature chimiche alla gomma. Ha stabilimenti di produzione e di ricerca e sviluppo in 140 paesi, controlla 9 società quotate ma nella sua galassia rientrano 118 imprese, 6 divisioni d'oltremare, 4 controllate e 24 istituti di ricerca e design. In particolare controlla Aeolus Tyre, la società che dovrebbe diventare partner industriale di Pirelli. Il marchio cinese fondato nel 1965 è in forte crescita ed è tra i primi 20 produttori di pneumatici al mondo con una produzione di circa 5,5 milioni di pneumatici all'anno.


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Categorie: Economia, Lavoro


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