Oggi, in piena tempesta Var, non possiamo non ricordare la battaglia politica che da sempre ha condotto Aldo Biscardi, quella per la moviola in campo.

Napoli
07:00 del 09/10/2017
Scritto da Gerardo

Oggi, in piena tempesta Var, non possiamo non ricordare la battaglia politica che da sempre ha condotto Aldo Biscardi, quella per la moviola in campo. Anche quella una battaglia popolare, come conferma il sondaggio di oggi del Corriere dello Sport: il 60% degli intervistati è favorevole al Var, il 3% è contrario, il 25% non sa, il 17% ha dei dubbi.

Certo, come detto, non dimentichiamo il dark side delle influenze e delle contaminazioni, i processi quelli veri e la sospensione dall’Ordine dei giornalisti per presunte pressioni subite da Luciano Moggi. Durante il Processo, la posizione di Biscardi è stata ritenuta irrilevante, riabilitando l’immagine di quello che era, a tutti gli effetti, un mostro sacro del giornalismo televisivo. Che ha inventato un genere destinato, probabilmente, a non esaurirsi mai. E che una volta, per difendersi da una querela, in tribunale disse: “Ma davvero credete che il Processo sia una trasmissione seria? È intrattenimento». Addio ad Aldo Biscardi, maestro del giornalismo televisivo


E' incredibile quanta gente, presa forse da nostalgie di gioventù, dimentica o finge di dimenticare che Biscardi fu sì il maestro della moviola, ma della moviola MANIPOLATA: tutto l'opposto di quello che fortunatamente si cerca di fare oggi col VAR!
Comunque, per evitare giudizi personali, mi limito a citare Wikipedia:
“Nel maggio 2006 Biscardi rimase coinvolto nello scandalo successivamente denominato Calciopoli: furono intercettate comunicazioni telefoniche fra lui e il principale inquisito, Luciano Moggi (all'epoca direttore generale della Juventus), in cui Moggi gli diceva cosa dire o non dire in trasmissione (oltre a fargli manipolare la moviola, cosa che lui sostenne tecnicamente impossibile). In una telefonata Moggi gli rinfacciava di avergli dato un orologio del valore di 40 milioni di lire (circa 20.000 euro). (…) 
Se il contenuto delle telefonate con Luciano Moggi non ebbe, quanto a Biscardi, rilevanza penale, lo ebbe però a livello disciplinare: nel settembre 2006, l'Ordine dei giornalisti gli inflisse una sospensione di sei mesi (insieme a Lamberto Sposini e Franco Melli). (…)
Malgrado l'uscita dall'Ordine, Biscardi si definisce "giornalista di televisione". Il programma che conduce è però stato definito giudiziariamente, dalla Corte di cassazione in merito a procedimenti di querela, come "non giornalistico".”


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Categorie: , Calcio, Cronaca


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