Per quanto l’inizio non sia proprio dei più strabilianti, A Hat in Time mi ha rapito. Il genere dei platform 3D in stile Super Mario 64 soffre da un po’ di tempo, trovando come unici reali esponenti le mascotte più famose di Nintendo

Bari
11:00 del 26/10/2017
Scritto da Carmine

Per quanto l’inizio non sia proprio dei più strabilianti, A Hat in Time mi ha rapito. Il genere dei platform 3D in stile Super Mario 64 soffre da un po’ di tempo, trovando come unici reali esponenti le mascotte più famose di Nintendo. Anche giochi molto attesi come Yooka-Laylee non sono riusciti a soddisfare le aspettative degli appassionati, è un genere in cui trovare il giusto equilibrio tra le parti richiede notevole competenza e alchimia.
Qui, fortunatamente, gli sviluppatori hanno dimostrato un grandissimo estro, una creatività indiscutibile e soprattutto un profondo amore per il genere. Andiamo allora a scoprire questa piccola, imperdibile gemma del mercato indipendente.

A Hat in Time

La protagonista del gioco è una viaggiatrice spaziale, forte di una tecnologia aliena e misteriosa basata su… clessidre. Sul serio, la nostra astronave va a clessidre.
A causa di un incidente il prezioso combustibile precipita su un pianeta alieno, dove regnano la mafia, il diavolo, produttori cinematografici e uccelli giganti. Forse detto così non ha tantissimo senso, ma non credo che un platform debba averne più di tanto. Accettiamo dunque che il mondo di A Hat in Time sia semplicemente fantastico e andiamo a fare due passi sul pianeta per capire come si gioca.


Clessidra is the new Stella

L’ispirazione (sempre ben esplicitata dagli sviluppatori, va detto) verso le avventure “mariesche” sono chiare anche nel gameplay, pur con i suoi guizzi inediti. Proprio come in Super Mario Sunshine (e ancor prima Super Mario 64) ogni mondo è diviso in atti, ed ogni atto nasconde una clessidra da scovare e raccogliere al compimento di un obiettivo ben preciso, che fa la funzione della Stella o del Sole Custode che sia.
Ogni run ci vedrà impegnati nello stesso scenario che viene modificato più o meno pesantemente. Nella discutibile Mafia Town, ad esempio, uno degli atti ci vede impegnati a chiudere dei giganteschi rubinetti collegati al vicino vulcano, i quali stanno gettando magma su tutta l’isola. Ad ogni incursione, collegata agli atti come detto, nei vari mondi si scopre sempre qualcosa di nuovo, magari un passaggio che prima era ostruito, oppure un percorso secondario che nasconde un segreto di qualche tipo.


L’esplorazione ed il fascino della scoperta sono alla base di A Hat in Time, come nella miglior tradizione dei platform, con l’aiuto di una serie di cappelli dai poteri speciali. La protagonista all’inizio potrà contare solo su una appariscente tuba in grado di trovare l’obiettivo attuale in linea d’aria, ma successivamente se ne potranno creare di altri raccogliendo i gomitoli sparsi per i livelli. Ogni cappello ha un potere come la possibilità di effettuare uno sprint con annesso salto potenziato, la creazione di pozioni esplosive, la possibilità di eseguire uno schianto a terra devastante, e così via. I copricapi possono essere ovviamente cambiati in corso d’opera, ed anzi spesso è proprio richiesto del tempismo per passare dall’uno a l’altro durante l’esplorazione. In ogni mondo c’è inoltre una strana creatura aliena che vende delle spille da attaccare sul cappello, le quali garantiscono dei power-up. Alcuni sono molto pratici come quella che attira i collezionabili nelle vicinanze, ma ci sono anche spille singolari come quelle che riducono ad uno i punti vita (da quattro) per chi cerca sfide di un certo livello, ed una che trasforma i dialoghi dei personaggi secondari in mugugni.
Il gioco quindi prosegue tra incursioni nei livelli, i quali si sbloccano attraverso varie sezioni della nave che richiedono un tot di clessidre per far sì che le porte si aprano, proprio come le stelle per le stanze del castello di Peach in Super Mario 64. Si aggiungono al computo anche una serie di livelli segreti sbloccabili tramite i cosiddetti Time Rift, i quali vanno individuati nelle mappe partendo da una foto come unico indizio. I Time Rift permettono di giocare dei livelli in ambientazioni astratte, caratterizzati da fasi di platforming nudo e crudo che ricordano moltissimo i livelli segreti di Super Mario Sunshine.


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Categorie: , Videogames


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