Se il consumo di risorse e lo sfruttamento del territorio proseguirà con questa intensità, la Terra potrebbe non essere più in grado di accoglierci nel giro di vent'anni...

Milano
18:29 del 21/07/2014
Scritto da Albertone

Più che un allarme, è una constatazione. Abitanti del pianeta Terra, così non va. Se lo sfruttamento del territorio e il consumo delle risorse proseguirà su questi ritmi, il globo rischia di diventarci nemico nel giro di vent'anni. Ovvero, fra appena due decenni, la possibilità di vivere sulla Terra potrebbe farsi più complicata o ridursi drasticamente.

Uno scenario apocalittico che la National Socio-Environmental Synthesis Center ha messo sul piatto, sentenziando un termine per la vita dell'uomo sulla Terra che non può non angosciare. In sostanza, i bambini di oggi potrebbero ritrovarsi in seria difficoltà anche solo a reperire acqua e cibo attorno al 2040. Spostarsi diventerà impossibile, la crisi getterà sul lastrico milioni di persone, gli Stati diventeranno ingovernabili e la legge del più forte sarà il solo metodo per garantirsi la sopravvivenza. Col ciclico boom dell'industrializzazione, l'uomo ha consumato sempre più risorse senza curarsi della quantità di materia a disposizione. Tutto starebbe per crollare: dall'economia alle infrastrutture, dagli stati ai regni, tutto scomparirebbe. E la popolazione umana verrebbe spaccata in due: da una parte la gente comune (povera) dall'altra i ricchi.

La ricerca è basata su un modello chiamato Handy (Human And Nature DYnamical) che, attraverso equazioni matematiche e storiche, delinea una mappa delle cause di deflagrazione dei maggiori imperi nella storia dell'uomo. E' già successo così, scrivono gli scienziati, per l'impero Romano e in epoca più avanzata per gli imperi Han, Maurya e Gupta, ma hanno fatto la stessa fine gli imperi mesopotamici progrediti che proprio come noi hanno bruciato tutte le risorse interne divenendo poi facile preda dei conquistatori. Nel caso della Terra, tutto sarebbe apocalittico perchè non si tratterebbe di un'unica Regione in difficoltà, ma di un intero pianeta. Col risultato che non ci sarebbe più vita nel giro di breve tempo.

Guardando al passato, i ricercatori hanno trovato cinque fattori comuni che porteranno alla fine del mondo: popolazione, clima, acqua, agricoltura ed energia. Mescolando insieme i fattori, due cause sono ritenute quelle fondamentali. La prima è la riduzione delle risorse a causa della pressione sulla capacità di carico ecologico, con conseguente crack di tutti i modelli di business conosciuti. La seconda lo stratificarsi delle classi. Questo lo scenario stilato a tavolino, con l'aiuto di calcoli matematici e computer. Gli scenari reali sono due. Attenzione, c'è in gioco il futuro del nostro pianeta. Nel primo, i ricchi continueranno a espandersi e sfruttare condannando, nel giro di mille anni, il resto del mondo a morire di stenti. La fine quindi non arriverà per colpa della natura, ma per la perdita di lavoro e di speranza. Nel secondo caso è previsto un declino più graduale in cui anche i ricchi sarebbero destinati a capitolare: né soldi né risorse potrebbero più salvarli. Nonostante il loro potere, i ricchi cadrebbero in cinquecento anni, se non meno. Il collasso può essere evitato e la popolazione può raggiungere l’equilibrio se il tasso pro capite di esaurimento della natura viene ridotto ad un livello sostenibile e se le risorse vengono distribuite in modo abbastanza equo. Insomma, per salvarsi serve un'inversione di tendenza. Possibilmente, a partire da oggi.


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Categorie: Cronaca, Denunce


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