Le notizie che arrivano dal fronte del Jobs Act non sono buone e, ad aggravare il momento di sensibile difficoltà, ci si mettono anche gli errori di calcolo che il dipartimento del Lavoro ha dovuto correggere

Milano
12:30 del 01/09/2015
Scritto da Gerardo

Le notizie che arrivano dal fronte del Jobs act non sono buone e, ad aggravare il momento di sensibile difficoltà, ci si mettono anche gli errori di calcolo che il dipartimento del Lavoro ha dovuto correggere. Così, dopo avere rimesso mano alla calcolatrice, risulta che i contratti a tempo indeterminato attivati nei primi sette mesi del 2015 sono 327.758 non 630.585 come sostenuto in un primo momento (quasi la metà). Di questi 117mila sono contratti nuovi mentre 210mila sono i contratti a tempo determinato già in essere trasformati in contratti a tempo indeterminato, spinti certamente dagli sgravi concessi dal governo.

Il ministero si giustifica imputando la svista ad un errore umano e, per carità, l’errore ci può stare. Diventa opportuno però tirare le somme e fare chiarezza. La nuova tabella indica così che, tra gennaio e luglio dello scorso anno, il saldo tra attivazioni e cessazioni era appena positivo (12.875 impieghi) contro i 327miladei primi sette mesi di questo 2015.

È quindi evidente che gli sgravi introdotti dal governo a marzo abbiano giocato un ruolo, è anche vero che da sei mesi ormai ministero del Lavoro e Istat non vanno d’accordo.

Aumenta la stabilità e questo è un fatto. Un altro fatto, come dimostrano i dati Istat, è quello relativo all’occupazione che non aumenta. Disoccupazione al 12,7%, disoccupazione giovanile al 44,2% e un PIL che arranca, con un timido +0,2% nel secondo trimestre 2015. Per smuovere l’occupazione serve una crescita del prodotto interno lordo che superi lo 0,7% atteso (forse in modo ottimistico) per la fine dell’anno in corso.

I nuovi dati saranno disponibili tra poche ore e quindi sarà possibile disegnare quadri più esaustivi, per il momento possiamo apprezzare solo ciò che è certo: la stabilizzazione di un contratto già attivo non coincide con l’aumento del numero delle persone impiegate. È lecito attendersi che gli incentivi a cui è stato dedicato un budget di 1,9 miliardi di euro si avvicinano all’esaurimento e che quindi, di riflesso, anche il numero delle conversioni dei contratti subirà una battuta d’arresto.

In attesa dei nuovi dati possiamo asserire che a fine giugno si contavano 85mila disoccupati in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Ad ottobre Renzi ha promesso 800mila impieghi nell’arco di 3 anni. Obiettivo che al momento sembra proibitivo ma c’è ancora tempo per fare in modo che gli italiani si ricredano.


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Categorie: Economia, Lavoro


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