Anche quest’anno è arrivato il 25 aprile. Saranno contenti i fans dei Modena City Ramblers che potranno ascoltare a tutto volume la versione di Bella Ciao del gruppo folk

Torino
06:00 del 25/04/2016
Scritto da Gerardo

Anche quest’anno è arrivato il 25 aprile. Saranno contenti i fans dei Modena City Ramblers che potranno ascoltare a tutto volume la versione di Bella Ciao del gruppo folk. Per quello che riguarda gli altri italiani, non c’è giorno in cui vergognarsi di più della propria nazionalità.

UN POPOLO DI VOLTAGABBANA - Il 25 aprile è l’anniversario della liberazione d’Italia dal nazifascimo. Peccato che Benito Mussolini, fino a quando le cose andavano relativamente bene, era amatissimo dagli italiani. L’antifascismo fu un fenomeno di nicchia se non di meno. Tanto per fare un esempio, furono solamente dodici (dodici!) i docenti universitari che si rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà al regime fascista. Ma guai a ricordarlo. Da popolo opportunista quale è quello italiano, quando la seconda guerra mondiale mostrò al mondo la debolezza del dittatore di Predappio, improvvisamente tutti si scoprirono antifascisti e si pensò di aver vinto una guerra che invece era stata persa in Maniera a dir poco umiliante. Una farsa pietosa che ha fatto sì che gli italiani non facessero mai i conti con la propria tragica storia.


SUGLI IDEALI NON SI SPUTA - Anche se ancora si fa fatica ad ammetterlo, in Italia ci fu una guerra civile spietata. E, cosa a dir poco vergognosa, si ricordano solo i morti che fanno comod, quelli politicamente corretti. Sia chiaro, la storia ci ha detto chiaramente che chi lottò e morì per sconfiggere il regime o quel che ne rimaneva, era dalla parte giusta. Si fa bene, quindi, a ricordarli ed a onorarli. Ma altrettanto rispetto meritano quei tanti ragazzi che morirono per difendere la causa opposta. Perché anche se sostenevano quello che a noi cittadini italiani del 2014 sembra assurdo ed indifendibile, hanno comunque dato la vita per quello in cui credevano. Un grande insegnamento per le giovani generazioni di oggi (e non solo) che non credono in niente e che non metterebbero mai a rischio la propria vita in nome di un’idea, di un ideale, di qualcosa più grande di loro.

A VOLER ESSERE PRECISI - Anche perché, volendo ricordare proprio tutto, anche i partigiani che molti considerano degli eroi mitologici, non si comportarono sempre nel migliore dei modi. Chi conosce la storia di don Gianni Domenico? Questo sacerdote venne ucciso il 24 aprile 1945 da alcuni partigiani nei pressi di Bologna. E don Giuseppe Tarozzi? Lo vennero a prendere otto uomini della polizia partigiana. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Non fu risparmiato neanche don Giuseppe Rasori, ucciso il 2 luglio 1946. Il destino beffardo vuole che lo stesse don Giuseppe negli anni precedenti nascose diversi partigiani. Don Luigi Lenzini, invece, era reo di aver criticato i comunisti per questo loro difettuccio di far fuori gli avversari. Per questo venne ucciso. A voler essere cinici, si può notare una certa coerenza. L’elenco è infinito: il seminarista Giuseppe Pierani,  don Armando Messuri, don Giuseppe Gabana, don Vincenzo D’Ovidio, don Tebaldo Dapporto, don Carlo Terenziani e tanti altri ancora. Non ci sono lacrime per questi martiri? I nostalgici dei partigiani che si divertono a cantare «è morto per la libertà» non hanno nulla da dire?


LIBERATI? MA QUANDO? - Non bisogna poi scordarsi che l’Italia non si è certo liberata da sola. Se non ci fossero stati gli Stati Uniti d’America, probabilmente, l’Italia repubblicana non sarebbe mai nata. Ma gli americani non l’hanno certo fatto “aggratis”, per motivi umanitari. Dopotutto c’è un motivo se in materia di politica estera e militare l’Italia è sempre stata una marionetta degli USA. Per non parlare della sudditanza economica e culturale. Altro che liberazione. Il 25 aprile dovrebbe essere la festa della soggezione italiana nei confronti del popolo americano.

PEGGIO DEI DOgmI - Qualche politico e giornalista sostiene che l’antifascismo è sacro e non si tocca. Ma che stupidaggine è? L’antifascismo va argomentato, motivato, ne vanno spiegate le idee. Se invece viene imposto e basta, non è altro che un fascismo di colore diverso. Come disse Ennio Flaiano: «In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti». Ma dire oggi una cosa del genere, significa ricevere una marea di insulti uno più ridicolo ed immotivato dell’altro. Alla faccia dell’antifascismo.


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Categorie: Cultura, Denunce, Editoria


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