Gli ingegneri della Nasa hanno scovato 715 pianeti extrasolari, di questi 4 potrebbero essere compatibili con la vita e ospitare acqua allo stato liquido. Riusciremo mai a visitarli?

Milano
14:31 del 28/02/2014
Scritto da Albertone

Il vecchio planetario, quello che si studiava alle scuole elementari, potrebbe andare in archivio. Presto o tardi, dipende solo da come la ricerca si evolverà. L’universo è uno spazio da esplorare e finalmente sonde e satelliti stanno dando i primi riscontri reali. La Via Lattea? Un puntino nello spazio. Venere, Marte e Saturno? Più vicini, ma forse non altrettanto importanti. La Nasa, dopo decenni di studi astronomici, pare arrivata ad un punto da cui partire. O ripartire. Al di fuori dello spazio fino ad ora conosciuto, ci sono mondi da esplorare.
Più precisamente: 715 pianeti extrasolari, che in quanto a orbite e rivoluzioni nulla hanno a che vedere con quelli già scoperti e conosciuti. Il problema, naturalmente, è sempre il solito: come arrivarci, e soprattutto quando. Perché la ricerca terrestre ha limiti quanto mai evidenti e dalle Galassie lontane ancora non si vede all’orizzonte lo sbarco di entità umane o viventi. La scoperta della Nasa è stata possibile grazie al satellite Kepler che ha portato alla ribalta 715 pianeti che circondano 305 stelle.
Di loro si sa la dimensione – solitamente fra il triplo e il quadruplo della Terra, più o meno come Nettuno, e le caratteristiche termine. In quattro, in particolare, potrebbe esserci vita. Per dimensioni risultano il doppio della Terra, e la distanza dalla stella di riferimento (in sostanza, quella che per noi è col Sole) è tale da garantire la presenza di acqua allo stato liquido. Uno dei quattro, già ribattezzato Kepler-296f, potrebbe essere costituito da materiale roccioso, ma ruota attorno ad una stella che ha solo il 5% della luminosità del “nostro” sole e potrebbe quindi soffrire di mancanza di calore sufficiente per garantire il perdurare della vita.
Le ricerche della Nasa proseguiranno, dal momento che la vera sfida di Usa (e Russia) è quella di riuscire a scoprire sempre più dettagli sulla situazione extra-solare. Complessivamente sono 3.600 i pianeti extra-solari conosciuti grazie alle indagini effettuate dai laboratori spaziali, di questi 961 sono già stati verificati identificandone non più di una decina con caratteristiche simili a quelle della terra. Per molti la lontananza dalla stella “madre” è il limite principale allo sviluppo della vita, per altri l’eccessiva vicinanza fa sì che la temperatura viaggia costantemente fra le 3 e le 4 cifre, rendendo impossibile la presenza di acqua allo stato liquido.
Ma il lavoro della Nasa prosegue nel tentativo di identificare le Galassie presenti attorno a qualcosa come 150mila stelle che spesso portano con loro dei sistemi solari “in miniatura”, con pianeti rotanti ma non sufficienti per garantire la presenza di vita.
Una risposta la potrà dare il super-osservatorio della Nasa, il James Webb Telescope, che comunque volerà nello spazio non prima del 2018. L’Europa, dal canto suo, sta preparando il satellite Plato che proverà a farci scoprire qualcosa in più rispetto al mondo che sta attorno a noi…


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Categorie: Cronaca, Scienze


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