10 zone del cervello che devi conoscere. Dove nasce la paura? Perché alcune persone non riescono proprio a smettere di fumare? Come coordiniamo i movimenti del corpo?

Palermo
10:20 del 25/07/2015
Scritto da Gerardo

Dove nasce la paura? Perché alcune persone non riescono proprio a smettere di fumare? Come coordiniamo i movimenti del corpo? La risposta, in tutti tre i casi, è scritta nel nostro cervello. Certo, identificare quali regioni della corteccia siano coinvolte, e in che modo, non è mai un’impresa semplice: non a caso la lista dei misteri (e dei miti da sfatare) che riguardano questo organo è ancora molto fitta. Tuttavia, soprattutto grazie alle tecniche più moderne di neuroimaging, come per esempio la risonanza magnetica funzionale (o fMri, un vero e proprio scanner che permette di catturare non solo l’anatomia, ma anche la funzionalità associata a precise azioni), la mappa delle regioni e dei network del cervello sta pian piano venendo alla luce, tanto che alcune di queste aree hanno oggi un nome.

Ecco una carrellata di quelle di cui sentirete sicuramente parlare ancora.

  • È una vera e propria centralina che, dall’interno del cervello, gestisce le nostre sensazioni di pauraansietàstress. Si tratta, a livello anatomico, di un gruppetto di strutture interconnesse a livello del lobo temporale, dalla forma ovoidale, tanto che il nome stesso deriva dal termine greco amygdala, che significa mandorla. Gioca un ruolo fondamentale nell’elaborazione delle emozioni ed è coinvolta nei sistemi della memoria emozionale: quelli che fanno scattare i meccanismi di comparazione tra gli stimoli che riceviamo e le nostre esperienze passate. Una delle ultime ipotesi inoltre è che, nonostante sia stata finora associata solo con emozioni negative, l’amigdala abbia in realtà più a che fare con l’intensità dell’emozione, e non esclusivamente con la valenza.

Come funzionano i circuiti che permettono ai diversi nuclei dell’amigdala di compiere queste funzioni così complesse? C’è ancora molto lavoro da fare per scoprirlo, infatti si tratta di un campo oggi molto vivace della ricerca in neuroscienze.

  •   Si tratta di una componente del sistema visivo e, in particolare, della regione cerebrale associata alla percezione dei volti: quelli che abbiamo davanti dal vivo, ma anche quelli sulle fotografie, nello schermo del computer o della tv, da quelli in altissima risoluzione a quelle più sgranati. Lesioni in quest’area sono infatti associate a deficit nel riconoscimento delle persone familiari tipico della prosopagnosia.

Il ruolo di quest’area, che si trova nel lobo temporale, non è tuttavia ancora del tutto chiaro: alcuni ricercatori sostengono che sia deputata al riconoscimento esclusivo del viso e delleespressioni facciali, altri invece sono convinti che si tratti di unsistema esperto di classificazione, capace quindi di funzionare anche per gli oggetti.

  • Scoperta appena nel 2001, questa regione della corteccia visiva è deputata (a differenza della precedente, concentrata sui volti), a riconoscere il resto della figura umana, cioè le altre parti del corpo. Il dibattito se si trattasse dell’interpretazione esclusivamente delle forme o anche del movimento, e quindi della gestualità, ha animato e anima tutt’ora la ricerca, anche se gli studi più recenti spostano l’ago della bilancia sul suo ruolo nel riconoscimento dei corpi statici, e quindi delle forme, rispetto che all’identificazione del movimento.
  • Si tratta di un’ampia ampia regione della corteccia visiva che riveste un ruolo centrale nel riconoscimento degli oggetti, e in particolare della loro forma, che riesce a distinguere dagli altri stimoli. Integrandosi all’area fusiforme facciale e a quella extra-striata del corpo contribuisce alla costruzione del telaio che ci consente di comprendere visivamente la realtà.
  • L’insula, o corteccia insulare, è un’area localizzata in profondità nel cervello, tra il lobo temporale e il lobo frontale. Risulta coinvolta in alcuni processi legati all’emotività, alla memorizzazione e alla conversione dei segnali in sensazioni (come la fame, o anche il bisogno di assumere droghe).

Molti studi (alcuni anche molto recenti) ne hanno confermato il coinvolgimento nei circuiti che determinano la dipendenza dal fumo si sigaretta. Un esempio? Alcuni individui colpiti improvvisamente da lesioni a carico di quest’area, smettevano di fumare di punto in bianco, senza più accusarne la minima esigenza. Nei fumatori più incalliti, invece, sembra che sia proprio una diversa connettività dell’insula a rendere più difficile smettere.

  • Come suggerisce il nome, quest’area si trova al confine tra il lobo temporale e quello parietale. Vi convogliano informazioni sensoriali differenti come quelle visive, uditive, ma anche di tipo endogeno, provenienti cioè dall’interno del corpo. È coinvolta in disturbi come la schizofrenia e alcuni esperimenti hanno rilevato che lesioni o una particolare stimolazione in quest’area possono compromettere la capacità decisionale della persona, o addirittura provocare esperienze extracorporee, cioè la sensazione (o meglio, l’illusione) di uscire e staccarsi dal proprio corpo fisico.
  •  Nucleus accumbens È un raggruppamento di neuroni, presente in ciascun emisfero, che si pensa giochi un ruolo determinante nei processi che portano alle sensazioni di piacere (così come, al contrario, nella depressione), della risata, e persino nei meccanismi che determinano l’effetto placebo. Inoltre, per il suo stretto legame con un neurotrasmettitore, la dopamina, sembra essere coinvolto nel fenomeno della dipendenza e dell’abuso di droghe come la cocaina e le amfetamine.
  • Come suggerisce il nome, si tratta di una porzione molto interna di corteccia del lobo frontale, strettamente connessa all’eseguire o meno i comandi, come per esempio smettere di compiere un’azione in seguito a un preciso segnale. Alcuni studi hanno dimostrato inoltre che quest’area è coinvolta nei processi decisionali durante le situazioni di rischio e, in particolare, alterazioni a suo carico possono addirittura indurre a comportamenti eccessivamente incuranti del pericolo.

Al suo interno ritroviamo la cosiddetta area di Broca, una porzione strettamente legata al linguaggio, soprattutto per quanto riguarda la produzione ma anche la comprensione delle parole: chi viene colpito da una lesione a questo livello, presenta di conseguenza enormi difficoltà nell’articolare un discorso.

  • Questa zona, situata nella corteccia visiva, è specializzata nel riconoscimento automatico della forma delle lettere e delle parole. La sua sensibilità varia molto in base al grado di familiarità che abbiamo con esse, tanto che analizzandone l’attività elettrica è possibile capire se un soggetto sia o meno madrelingua anche mentre legge in silenzio, senza neanche il bisogno di ascoltarlo parlare.
  • È molto probabilmente grazie a quest’area, situata all’interno della corteccia Motoria, che riusciamo a muoverci in Manieracoordinata. I suoi neuroni si connettono direttamente al midollo spinale e sembra rivestano un ruolo diretto nel controllo dei movimenti in una sequenza, della postura, ma anche (come hanno rivelato diversi esperimenti di imaging sulle scimmie) nella sincronizzazione e coordinazione tra il lato destro e quello sinistrodel nostro corpo, come per esempio quando dobbiamo alternarli (pensiamo alla camminata) oppure quando ci ritroviamo a compiere un’azione con la mano destra e una diversa con la sinistra.

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Categorie: Curiosità, Scienze


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