‘Ndrangheta, calcio e scommesse, 50 arresti: truccavano le partite di Lega Pro e Serie D! scattata all’alba l’operazione “Dirty soccer” che ha portato all’arresto di 50 persone in tutta Italia con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.

Roma
09:17 del 19/05/2015
Scritto da Gerardo

‘Ndrangheta, calcio e scommesse. È scattata all’alba l’operazione “Dirty soccer” che ha portato all’arresto di 50 persone in tutta Italia con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Calciatori, dirigenti e presidenti di squadre di calcio rischiano fino a 9 anni di carcere. Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, la squadra mobile e lo Sco hanno eseguito arresti in Calabria, Campania, Puglia, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche, Toscana, Liguria Veneto e Lombardia. Al centro dell’inchiesta, iniziata con un’intercettazione di un soggetto legato alla cosca Iannazzo di Lamezia Terme (e arrestato pochi giorni fa nell’operazione “Andromeda”), ci sono decine di partite di calcio combinate dei campionati in corso in Lega Pro e Lega D.

È un terremoto per il calcio italiano. Gli inquirenti hanno individuato “due gruppi criminali organizzati, tra loro distinti, ma aventi un trait d’union soggettivo, – scrivono i magistrati – dediti ad architettare frodi sportive, ‘combinando’ Incontri di calcio del campionato dilettantistico e dei tornei professionistici”.

La Dda di Catanzaro parla di “un sottobosco criminale ben innestato nel mondo del calcio, le cui fila sono tenute da ‘professionisti’ dello sport che approfittano della propria funzione, in seno alle società calcistiche, per combinare partite dei campionati, al fine di alterare il risultato, per lucrare sulla combine, scommettendo essi stessi sull’evento sportivo”.

Tra gli arrestati ci sono presidenti di società che compravano le vittorie della propria squadra spacciandole per successi sul campo. Ma anche direttori sportivi che “confondono – scrivono i pm – la loro funzione di promozione sportiva, con l’alterazione del risultato delle competizioni, tradendo il loro vero ruolo e, tutto ciò, solo per vile bramosia di guadagno economico”. In manette anche alcuni calciatori.

Il dato più raccapricciante secondo gli investigatori è “l’amara quanto palese constatazione di cosa sia diventato lo sport calcistico gestito dagli indagati del presente procedimento, in cui emergono palesemente le condotte di tali direttori sportivi, presidenti e manager calcistici che ormai concepiscono la gestione delle proprie società calcistiche o di quelle da acquisire di volta in volta, esclusivamente come una ‘fonte di reddito’ derivante dalle scommesse che essi stessi piazzano e fanno piazzare sulle partite che sono stati in grado di truccare”.

Grazie alle intercettazioni telefoniche, la squadra mobile diretta da Rodolfo Ruperti è riuscita a stroncare un’organizzazione criminale “alimentata anche dal denaro che proviene dai ‘signori’ delle scommesse”. Si tratta, in sostanza, di personaggi che vivono in Asia (Kazakistan), nell’est d’Europa (Serbia e Slovenia) ed in Russia e che, comunque, in Italia hanno la loro longa manus nel gruppo criminale colpito dall’inchiesta “Dirty Soccer”. I finanziatori stranieri, infatti, attraverso la mediazione di dirigenti sportivi “disonesti e avventurieri” irrorano le casse degli arrestati fornendo denaro ai criminali “nostrani”. Denaro che, stando alla ricostruzione della squadra mobile,veniva usato “in primis per ‘corrompere’ i calciatori in modo da avere, sia gli stranieri che i criminali di casa, partite combinate su cui scommettere e realizzare ingenti guadagni”.

Tra gli arrestati ci sono il presidente e il direttore sportivo del Neapolis Mario Moxedano e Antonio Ciccarone, il presidente e il vicepresidente del Brindisi Antonio e Giorgio Flora, il direttore generale del Brindisi Vito Morisco, il consulente di mercato del Brindisi Savino Daleno, il direttore sportivo del L’Aquila Ercole Di Nicola, l’ex direttore sportivo della Torres Vincenzo Nucifora, il magazziniere del Santarcangelo Daniele Ciardi, l’ex direttore del Monza e direttore generale del Pro Patria Mauro Ulizio, il socio occulto e direttore “di fatto” del Pro Patria Massimiliano Carluccio, l’ex allenatore del Pro Patria Marco Tosi, l’ex presidente del Trento Maurizio Antonio Pagniello, il direttore sportivo del Monza Gianni Califano, l’allenatore del Barletta Ninni Corda, il direttore sportivo della Vigor Lamezia Fabrizio Maglia e il responsabile marketing della Vigor Lamezia Felice Bellini.

Tra i calciatori finiti in manette, invece, ci sono Raffaele Moxedano (Neapolis), Pasquale Izzo (Puteolana), Emanuele Marzocchi (Puteolana), Salvatore Arista (ex dell’Akragas), Fabio Di Lauro, Marco Guidone (Santarcangelo), Francis Obeng (Santarcangelo), Mohamed Lamine Traoré (Santarcangelo), Giacomo Ridolfi (Santarcargelo), Andrea Ulizio (San Marino ed ex Pro Patria), Adolfo Gerolino (ex del Pro Patria), Vincenzo Melillo (Pro Patria).


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Categorie: Calcio, Denunce


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Risposte - Commenti

Rinaldo

19/05/2015 09:37:35
ci vorrebbe un sistema software blindato e certificato, che garantisce la visualizzazione dell'ammontare delle scommesse solo a partita finita (anche per il bookmaker). Un sistema di questo tipo, se utilizzato da tutti, stroncherebbe il fenomeno delle partite combinate.
5

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